Napoli. Chi ha armato la mano del baby killer dell’Arenaccia? E perchè? Sono le prime due domande a cui sarà chiamato a rispondere stamane il 15enne insieme con il suo avvocato Beatrice Salegna davanti al gip del Tribunale dei minorenni di napoli.
Le indagini della Squadra Mobile di Napoli, nei cui uffici ieri di buon mattino si è costituito il 15enne accompagnato dalla mamma e dall’avvocato, continuano per chiarire tutti i contorni dell’ennesimo omicidio che lascia sul selciato una giovanissima vittima a Napoli.
Il baby killer ha solo confessato di essere stato lui a fare fuoco e ad uccidere il 19enne Maro Pio Salomone davanti alla sala giochi di via generale Francesco Pinto nel quartiere Arenaccia a poche centinaia di metri da piazza Carlo III, luogo di movida e di ritrovo di giovani.
Il giovane killer, naturalmente incensurato, appartiene a una numerosa ma umile famiglia della zona, non legata ad ambienti criminali. Si sta vagliando anche la posizione del conducente dell’auto dalla quale il 15enne ha fatto fuoco contro Marco Pio Salomone centrandolo alla tempia.
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Era a conoscenza delle intenzioni omicidiarie del 15enne? Oppure è stato complice involontario?
Un colpo da killer professionista per un 15enne incensurato. E su questo particolare che sorgono i dubbi degli investigatori sulla versione fornita dal giovane. E’ stato veramente lui a fare fuoco o sta coprendo qualcuno?
Ma i dubbi investigativi sono tanti. E solo la volontà di dire la verità da parte del 15enne potrà sciogliere tutti i dubbi.
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Commenti (1)
L’articolo parla di un caso molto grave e serio, ma mi domando se sia giusto che un ragazzo cosi giovane venga trattato come un adulto. La società deve riflettere su come prevenire simili eventi in futuro e sul ruolo delle famiglie.