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Piccioni “biodroni” controllati da un chip: in Russia i primi test, ma mancano verifiche indipendenti

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Piccioni “biodroni” controllati dal cervello: la Russia annuncia i primi test, ma mancano verifiche indipendenti

La notizia ha il sapore di un salto nel futuro, di quelli che mescolano stupore, inquietudine e un inevitabile senso di smarrimento. A Mosca, l’azienda neurotecnologica Neiry afferma di aver testato con successo i primi piccioni dotati di chip cerebrali in grado di seguire comandi remoti. Uccelli reali, non droni camuffati, trasformati in “biodroni” grazie a impianti neurali e micro-dispositivi montati sul dorso.

Un racconto che sembra uscito da un episodio di Black Mirror o da un film di fantascienza. Tuttavia, prima di lasciarsi travolgere dall’entusiasmo (o dal terrore), è necessario sottolineare un punto fondamentale: al momento la notizia non è stata verificata da fonti indipendenti. Tutte le informazioni disponibili provengono esclusivamente da un comunicato della stessa azienda.

In un contesto internazionale dove non sempre è possibile ottenere riscontri diretti – e dove la comunicazione scientifica può essere influenzata da logiche interne, commerciali o persino propagandistiche – la prudenza è d’obbligo.


Come funzionerebbero i biodroni secondo Neiry

Secondo quanto dichiarato dall’azienda, i piccioni sarebbero stati equipaggiati con:

  • elettrodi impiantati nel cervello,
  • un’unità di controllo alimentata da pannelli solari,
  • una tecnologia di stimolazione neurale in grado di influenzarne la direzione del volo,
  • navigazione GPS,
  • microcamere con analisi tramite intelligenza artificiale.

Il sistema – sostiene Neiry – non richiederebbe addestramento comportamentale e garantirebbe una “sopravvivenza del 100%” dopo l’impianto. È stato inoltre affermato che il costo di un biodrone sarebbe paragonabile a quello di un drone convenzionale, ma con autonomie e prestazioni superiori.

L’azienda parla anche della possibilità futura di applicare la tecnologia a corvi, gabbiani e albatros, in base alle missioni da svolgere.

Tutte affermazioni affascinanti… ma basate unicamente sulle parole del produttore.


Un confine tra scienza, fantascienza e narrativa strategica

A prescindere dalla verifica, l’idea stessa apre scenari che vanno ben oltre la tecnologia.

Da un lato, se fosse tutto autentico, sarebbe una conquista scientifica impressionante: un ponte diretto tra biologia e robotica, tra cervello e microchip, capace di trasformare animali comuni in strumenti per operazioni ambientali, soccorso, monitoraggio industriale o sorveglianza urbana.

Dall’altro lato, si affacciano dubbi inevitabili:

  • È tecnicamente plausibile?
    Interfacciarsi con il cervello di un animale in modo così efficace e immediato non è un processo banale.
  • Perché nessuna istituzione scientifica internazionale ha osservato o confermato questi test?
  • Perché non esistono video verificabili, documentazione tecnica o dati esterni?
  • Potrebbe trattarsi di comunicazione strategica o propaganda tecnologica?
    In molti Paesi – e la Russia non fa eccezione – notizie di innovazioni avveniristiche vengono talvolta utilizzate per mostrare muscoli tecnologici o alimentare percezioni di superiorità scientifica.

Quando la fantascienza diventa possibile… o sembra di esserlo

L’idea di stormi di piccioni biodroni che sorvolano le città evoca fascino e inquietudine insieme. È difficile non provare stupore: l’uomo che “guida” la natura, che orienta il volo di un uccello tramite stimolazione neurale, sembra davvero un passo verso un futuro ibrido e quasi extraterrestre.

Ma è altrettanto facile percepire il brivido:

  • un colombo sul davanzale potrebbe essere un dispositivo di sorveglianza;
  • stormi di biodroni potrebbero monitorare cittadini e infrastrutture;
  • la medesima tecnologia, in un contesto militare, potrebbe trasformare un biodrone in una bio-bomba, difficile da individuare e impossibile da distinguere da un animale vero.

Scenari che, veri o esagerati che siano, impongono riflessione.


Cautela: senza verifiche, la notizia resta un claim aziendale

È essenziale ribadire che finché non ci sarà una conferma indipendente, tutto ciò resta:

  • un annuncio non verificato,
  • un possibile prototipo,
  • o, nel peggiore dei casi, una narrazione costruita per fini commerciali, mediatici o geopolitici.

Quando le informazioni arrivano da Paesi dove la trasparenza scientifica non è sempre garantita, è importante mantenere un atteggiamento critico: ascoltare, analizzare, ma non dare per certo ciò che non è stato dimostrato.

Il confine tra futuro e fantascienza è sempre più sottile. Sta a noi riconoscerlo… e attraversarlo solo con gli strumenti della verifica, del metodo scientifico e del buon senso.


@RIPRODUZIONE RISERVATA
Fonte
Sebastiano Vangone

Il mio primo computer era un 8086.Mitico. Esperto di Informatica dal 1990 WebMaster specializzato in Editoria Digitale Consulente Senior per la Sicurezza Informatica Analista e Consulente SEO - ADS & Social Manager Giornalista da sempre , scrivo un po di tutto e soprattutto quello che mi interessa. Tanta passione per la tecnologia. Esperto del dubbio. Hai dubbi ? io non ho dubbi di avere dubbi

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Sebastiano Vangone