Padova – Un’organizzazione criminale radicata tra il Veneto e la Campania, legata al clan camorristico del rione Forcella di Napoli, è stata smantellata all’alba di ieri grazie a una vasta operazione della Polizia di Stato.
Undici le misure cautelari emesse dal gip di Padova ed eseguite dagli agenti della Squadra Mobile padovana, con il supporto dei colleghi di Napoli.
Il gruppo, secondo gli inquirenti, era specializzato in estorsioni e truffe ai danni di anziani, un fenomeno purtroppo sempre più diffuso e redditizio per la criminalità organizzata. Le misure restrittive – due in carcere, nove tra obblighi di dimora e presentazioni quotidiane alla polizia giudiziaria – sono state notificate in un’operazione che ha coinvolto oltre cento agenti.
A capo del gruppo un ras di Forcella
A capo del sodalizio c’era un 32enne pluripregiudicato, già noto per reati di camorra, contro il patrimonio, stupefacenti e persino un tentato omicidio. Accanto a lui, secondo le indagini, un gruppo ben strutturato: quattro organizzatori, tra cui una giovane di 22 anni, anche lei pregiudicata, ora in carcere; due ventenni napoletani destinatari dell’obbligo di dimora; e altri dieci collaboratori dell’organizzazione, tutti con precedenti.
La tecnica era quella purtroppo nota del falso maresciallo dei carabinieri o del falso avvocato: telefonate studiate per ingenerare panico nelle vittime – sempre anziani soli, fragili o facilmente suggestionabili – convincendole che un loro familiare fosse in pericolo o coinvolto in un grave incidente. A quel punto il truffatore chiedeva denaro o gioielli, immediatamente ritirati da complici incaricati del contatto diretto.
Gli investigatori hanno documentato 15 episodi tra Nord e Centro Italia: Padova, Venezia, Verona, Trento, Como, Cuneo, Bolzano, Modena, Teramo e Ascoli Piceno.Potrebbe interessarti
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Il fenomeno: numeri impressionanti
I dati sono allarmanti: solo nella provincia di Padova, nel 2023, si sono registrate 671 truffe agli anziani, di cui 258 nel capoluogo. Il giro d’affari illecito stimato sfiora i 5 milioni di euro. Numeri che confermano quanto le organizzazioni criminali considerino queste truffe un settore estremamente remunerativo e a basso rischio.
Un sistema odioso che continua nonostante gli appelli
La vicenda riaccende i riflettori su un fenomeno sociale doloroso: la sistematicità delle truffe agli anziani. Nonostante le continue campagne di sensibilizzazione delle forze dell’ordine, gli appelli alla prudenza e le iniziative di informazione nei quartieri, questo crimine continua a prosperare.
La ragione è duplice
Da un lato, gli anziani sono spesso emotivamente ricattabili: basta una telefonata fatta al momento giusto, una voce autoritaria, la minaccia che un figlio sia nei guai, e la trappola scatta.
Dall’altro, la criminalità organizzata ha compreso che questo metodo è altamente profittevole e difficile da contrastare, perché richiede interventi tempestivi e reti investigative capillari.
Queste truffe non sono piccoli raggiri: sono attacchi mirati alla dignità e alla serenità degli anziani, che oltre alla perdita economica subiscono un trauma psicologico profondo, spesso accompagnato da vergogna e senso di colpa.
Operazioni come quella di Padova dimostrano l’impegno costante delle forze dell’ordine, ma confermano anche che la risposta deve essere collettiva: vigilanza familiare, reti sociali attive e una comunità capace di proteggere i più fragili.
Finché queste condizioni non saranno consolidate, il “mercato” degli anziani vulnerabili continuerà ad essere, purtroppo, terreno fertile per chi vive sfruttando paura e solitudine.





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