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Benevento, lite con la moglie e aggressione ai carabinieri: assolto per la “tenuità del fatto”

Dramma familiare finisce in tribunale. 56enne di Benevento scagionato dalla VI Sezione Penale: rifiuto di generalità e aggressione ai Carabinieri derubricati per "particolare tenuità del fatto"





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Napoli – Un’assoluzione piena, sebbene tecnica, è arrivata dalla VI Sezione Penale del Tribunale di Napoli, Dott.ssa Daniele, a conclusione di un lungo e articolato dibattimento. M. R., 56 anni, originario di Benevento, è stato scagionato dalle pesanti accuse di resistenza a pubblico ufficiale, lesioni personali e rifiuto di fornire indicazioni sulla propria identità personale.

Il Tribunale, accogliendo le tesi difensive, ha applicato l’istituto dell’esclusione della punibilità per particolare tenuità del fatto, previsto dall’articolo 131-bis del Codice Penale.

Fermato a Ischia dopo una lite domestica

I fatti contestati risalgono al luglio 2024 e si sono consumati sull’isola d’Ischia. L’uomo era stato fermato dai Carabinieridi Ischia a seguito di un’accesa lite domestica con la propria compagna.

La situazione è degenerata rapidamente: M. R. si è dapprima rifiutato categoricamente di fornire le proprie generalità e, in un impeto d’ira, ha aggredito i militari intervenuti, dando vita a una colluttazione. Gli Agenti di Forio d’Ischia riportarono 5 giorni di prognosi. L’uomo fu dunque bloccato con la forza e condotto in stato di arresto.

L’iter giudiziario è stato celere e complesso. All’udienza di convalida, l’arresto fu convalidato, ma l’imputato venne subito scarcerato su richiesta congiunta del Pubblico Ministero e della Difesa.

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Disposto il giudizio per direttissima, la difesa chiese un termine per preparare l’arringa, portando al rinvio del dibattimento al successivo 24 settembre, quando il processo è effettivamente iniziato con la formula del giudizio immediato.

Durante l’istruttoria, sono stati escussi come testimoni oculari sia gli Agenti coinvolti nel fermo sia la compagna dell’imputato.

Nella sua requisitoria finale, il Pubblico Ministero aveva richiesto una pena severa: un anno e otto mesi di reclusione.

Tuttavia, dopo l’arringa difensiva dell’avvocato Massimo Viscusi, il Tribunale, accogliendo “in totale l’accoglimento delle diffuse ragioni giuridiche” presentate dalla difesa, ha emesso la sentenza di assoluzione. La condotta, pur riconosciuta come avvenuta, è stata valutata come di “lieve entità”, portando alla non punibilità dell’imputato.

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