Truffe con i Bitcoin e finti operatori bancari: smascherata la rete di ‘Spid’”

L’inchiesta: così un gruppo criminale organizzato ha raggirato decine di vittime, soprattutto anziane, acquistando merce con carte di credito rubate
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La filiera del riciclaggio: i ricettatori e i depositi

Due nomi ricorrono più volte nelle indagini: Salvatore Cataldo e Michele Della Rotonda, individuati come i principali ricettatori della banda.
Cataldo si faceva consegnare la merce a Sant’Antimo, mentre Della Rotonda la stoccava nel quartiere Scampia, per poi rivenderla autonomamente.
Entrambi, secondo gli inquirenti, erano perfettamente consapevoli dell’origine fraudolenta dei beni e partecipavano attivamente al sodalizio.

In alcuni episodi compaiono anche Raffaele Ranucci, Gennaro Accurso e Nicolas Sarnacchiaro, quest’ultimo cognato di “Spid”, che avrebbe aiutato Simonetti nelle operazioni di ritiro.

Le carte prepagate e il ruolo di Simona Palumbo

L’indagine ha inoltre svelato un secondo filone di attività: l’uso di carte prepagate fittiziamente intestate per ricevere bonifici truffaldini.
In questa parte dell’organizzazione spicca il nome di Simona Palumbo, incaricata di reclutare persone disposte a prestare la propria identità, in cambio di un compenso, per intestare le carte.
La stessa Palumbo, una volta accreditate le somme, si recava agli sportelli bancari per prelevare il denaro, che veniva poi consegnato a Maicol Sarnacchiaro, altro cognato di Cacace, considerato il custode dei proventi.

La base operativa a Marianella

Il quartier generale del gruppo era l’abitazione di via dell’Abbondanza 52, nel quartiere Marianella di Napoli, formalmente assegnata a una persona deceduta.

Lì vivevano Cacace e Spadaro, e lì – secondo la procura – si pianificavano le truffe, si custodivano computer e telefoni, e si decidevano le operazioni da compiere.
Spadaro, oltre a partecipare alle telefonate con le vittime, contribuiva all’organizzazione interna, suggerendo l’acquisto di SIM card intestate a nomi fittizi e discutendo le modalità operative con il marito e gli altri complici.

Bitcoin e dark web: il costo della truffa

Un aspetto centrale dell’inchiesta riguarda l’uso dei Bitcoin come strumento per finanziare l’attività truffaldina.
In diverse conversazioni intercettate, gli investigatori hanno registrato Cacace e Simonetti mentre parlavano di “andare a mettere i Bitcoin”, espressione che – spiegano gli inquirenti – si riferiva al versamento di criptovaluta per acquistare le liste di dati personali sul dark web.

In un dialogo del 7 febbraio 2025, “Spid” lamentava addirittura le spese quotidiane del gruppo, elencando tra i costi “i Bitcoin messi ieri”, proprio quelli utilizzati per comprare nuove liste di carte di credito e identità telefoniche da truffare.

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Commenti (1)

L’articolo è informativo ma ho notato che ci sono errori ne linguaggio e la struttura non è sempre chiara. Potrebbe essere utile se avessero fornito più dettagli su come funzionano precisamente queste truffe e quali misure di protezione possono adottare le persone.

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