Telese, TikToker gira video a scuola: denunciato per violazione della privacy

Telese Terme – In un’aula di un liceo  tra banchi affollati e lavagne piene di equazioni, un giovane sannita ha deciso di accendere la telecamera del suo smartphone, incurante di campanelli, docenti e privacy altrui. Risultato?

Un video virale su TikTok, migliaia di visualizzazioni, ma anche una denuncia per interferenze illecite nella vita privata e interruzione di pubblico servizio. I Carabinieridella stazione di Telese Terme, all’erta per le segnalazioni di genitori infuriati, hanno chiuso il sipario su questa “performance” improvvisata, identificando e deferendo in stato di libertà il responsabile, un TikToker locale seguito da un vasto pubblico online.

L’episodio, avvenuto proprio oggi durante l’orario delle lezioni, ha squassato la quiete di un istituto scolastico superiore del centro termale beneventano – il nome della scuola resta riservato per tutelare i minori coinvolti, ma si tratta di un polo educativo chiave per i giovani della Valle Telesina.

Senza alcuna autorizzazione, il ventenne (l’età esatta non è stata divulgata dalle forze dell’ordine per ragioni investigative) si è intrufolato negli spazi scolastici, puntando l’obiettivo su docenti intenti a spiegare teoremi e studenti chini sui quaderni.

Molti, inconsapevoli di essere ripresi, sono finiti nel mirino di un contenuto che mirava dritto al like facile: risate forzate, reazioni spontanee, un collage di momenti rubati all’ordinaria routine scolastica. Il video, caricato sul profilo del giovane – che vanta migliaia di follower attratti da challenge e scorci di vita quotidiana sannita – ha rapidamente accumulato visualizzazioni, ma ha anche scatenato un’onda di indignazione.

“È un’invasione, un affronto alla serenità che cerchiamo di garantire ai nostri figli”, ha sfogato una madre al telefono con i Carabinieri, eco di un coro di voci preoccupate da parte di docenti e famiglie. Le segnalazioni sono piovute immediate, come un flash mob al contrario: “Come possiamo fidarci di un ambiente educativo se chiunque può entrare e filmare tutto?”.

L’irruzione non solo ha interrotto lezioni in corso – con docenti costretti a fermare spiegazioni per richiamare l’intruso – ma ha calpestato norme ferree sul rispetto della privacy, in un’era in cui il GDPR e le linee guida ministeriali sulle scuole digitali impongono baluardi invalicabili contro le riprese non consensuali.

Nel 2025, con TikTok che conta oltre un miliardo di utenti globali e challenge scolastiche che spopolano tra i Gen Z, casi come questo non sono isolati: solo nei primi nove mesi dell’anno, le denunce per violazioni privacy legate a contenuti scolastici sono salite del 25% in Campania, secondo dati preliminari del Garante per la Protezione dei Dati Personali.

Le indagini dei Carabinieri, partite da un controllo routinario sul web e supportate da testimonianze oculari, hanno fatto luce in poche ore. Il giovane, residente a Telese e noto in zona per i suoi video “da creator” – spesso ironici ritratti della vita termale – è stato rintracciato grazie a tracce digitali e segnalazioni incrociate.

Nessun arresto, solo una denuncia in stato di libertà, ma il fascicolo è già sul tavolo della Procura di Benevento, dove si profila un’istruttoria per valutare l’impatto sulle vittime inconsapevoli. “L’obiettivo era la visibilità, ma il prezzo è alto: stiamo parlando di minori e professionisti che meritano rispetto”, ha commentato un ufficiale dei Carabinieri al termine dell’interrogatorio preliminare, sottolineando come l’episodio rifletta un trend preoccupante di “content creator” che sacrificano etica per algoritmi.

La scuola, nel frattempo, ha rafforzato i protocolli di sicurezza: porte controllate, avvisi ai genitori via app dedicate e un incontro d’urgenza con il dirigente per sensibilizzare su rischi digitali. Genitori e docenti, riuniti in un’assemblea lampo nel pomeriggio, hanno invocato regole più stringenti contro gli influencer “furbetti”. Su X (ex Twitter), l’hashtag #TeleseScuola ha già raccolto una manciata di post indignati, tra cui uno da una testata locale che ripercorre i fatti: “Un like non vale una fiducia spezzata”.

In un 2025 dove i social sono estensioni della classroom – con app come TikTok integrate nei piani di educazione digitale – questo caso suona come un campanello d’allarme. La privacy non è un filtro opzionale, ma un diritto inalienabile, specie tra i banchi di scuola. Il giovane TikToker, per ora, tace: il suo profilo è stato silenziato sui commenti, ma la lezione – questa volta non scolastica – è servita a tutti. Le indagini proseguono, e Benevento tiene il fiato sospeso per gli sviluppi.

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A. Carlino

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