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Trap e pistole “mimate”, concerto annullato. Scoppia il caso Frezza ad Avellino

Polemiche su un video social: il primo cittadino di Montefredane blocca l’evento.

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Montefredane – Un gesto delle mani, quello di una pistola finta, è bastato a far saltare il concerto. Finisce nel mirino della politica e dell’amministrazione comunale il rapper napoletano Frezza, la cui esibizione prevista nella Tenuta Ippocrate è stata cancellata d’autorità.

Motivo? Un video di promozione su Instagram in cui l’artista, esultando, mimava con le dita il gesto di sparare. Un simbolo, per il deputato di Alleanza Verdi-Sinistra Francesco Emilio Borrelli che ha denunciato la cosa, di una “cultura delle armi” da fermare.

Cronaca di una disdetta

La vicenda, ricostruita dal giornalista Enzo Costanza, ha avuto un epilogo lampo. Dopo la segnalazione di un cittadino a Borrelli, è scattata la reazione del sindaco di Montefredane, Ciro Aquino.

Il primo cittadino ha preferito agire d’anticipo, trovando un’intesa con i gestori della Tenuta Ippocrate per l’annullamento volontario dell’evento, evitando così di dover emettere un’ordinanza sindacale vera e propria. Una mossa che Aquino ha motivato senza mezzi termini: «Nel nostro territorio – ha dichiarato – non sarà mai tollerata la presenza di cantanti che lanciano questo tipo di messaggi».

La denuncia di Borrelli: “Stop alla propaganda criminale”

Ad alimentare il caso, le durissime parole del deputato Borrelli, che ha ringraziato il sindaco per la decisione presa. Il esponente verde ha lanciato un allarme sociale ben più ampio della singola esibizione, puntando il dito contro un genere musicale.

«Purtroppo il culto delle armi è nel DNA di questi pseudo-musicisti che poi i ragazzi ascoltano e vogliono imitare», ha affermato Borrelli, tracciando un legame diretto tra i testi, i gesti e l’immaginario proposto da alcuni artisti trap e i comportamenti a rischio dei giovani.

Il dibattito più ampio: arte, provocazione o apologia?

Quella di Montefredane non è una storia isolata, ma l’ultimo capitolo di un dibattito infuocato che divide l’opinione pubblica. Da un lato chi, come Borrelli, vede in certi linguaggi musicali una “propaganda della violenza” da sorvegliare e limitare.

«È nostro dovere denunciare ogni forma di spettacolarizzazione di questi messaggi – ha concluso il deputato – perché a pagarne il prezzo sono soprattutto i giovani». Dall’altro, chi invoca la libertà d’espressione artistica e distingue la provocazione scenica dalla realtà, considerando la trap uno specchio di un malessere sociale più che sua causa.

Il caso Frezza dimostra che il confine tra queste due posizioni è sempre più sottile e che le amministrazioni locali sono spesso chiamate a fare da giudici, bilanciando sicurezza, moralità e diritto allo spettacolo.

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