«Chi guida una categoria deve tenere la lanterna, deve illuminare la strada». Con questa immagine Vincenzo D’Anna, presidente della Federazione Nazionale degli Ordini dei Biologi, riassume la sua visione per i biologi italiani del terzo millennio. Una professione che, grazie alle recenti riforme e ai decreti in arrivo sulle lauree abilitanti, non solo avrà più certezze ma potrà allargare i propri orizzonti fino allo spazio.
D’Anna rivendica l’aumento dei posti nelle Scuole di Specializzazione e la possibilità, per i biologi, di occupare quelli lasciati vacanti dai medici. «È un traguardo epocale – sottolinea – che riduce il divario tra nuovi iscritti e opportunità reali di formazione». Ma la sfida va oltre i numeri: «Stiamo andando incontro a scenari impensabili fino a pochi anni fa, con i biologi protagonisti assoluti della ricerca più avanzata».
E lo dimostra l’esperienza della Space Factory di Napoli, dove due giovani biologi, grazie a borse di studio Fnob, parteciperanno a esperimenti in microgravità con applicazioni in campo biotecnologico e farmaceutico. Un percorso che ha ispirato lo stesso D’Anna a proporre al MUR l’istituzione di un nuovo corso di laurea in Biologia e Bio Medicina Spaziale. «Per aspera ad astra – conclude – il futuro della biologia passa dalle stelle».
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Commenti (1)
L’articolo parla di cose impurtanti per i biologi, ma non so se le riforme sono veramente efficaci. Molti biologi sono ancora confusi su come saranno le loro opportunità nel futuro, serve chiarezza e piu informazione per tutti.