Avellino – Una scia di corruzione che avrebbe inquinato gli affidamenti dei lavori pubblici. È questa l’ipotesi al centro di un’articolata indagine della Procura di Avellino che questa mattina ha portato a una serie di perquisizioni nei confronti di tre funzionari della Provincia e di due imprenditori locali. Tutti sono indagati, a vario titolo, per il reato di corruzione in atti d’ufficio.
L’operazione, scattata all’alba, è condotta dal Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria della Guardia di Finanza di Avellino, su mandato del procuratore capo Fausto Zuccarelli e del pm Michele Zoccoli. I militari stanno setacciando gli uffici della Provincia di Palazzo Caracciolo, le abitazioni private dei cinque indagati e le sedi delle società imprenditoriali coinvolte.
L’obiettivo degli investigatori è trovare la “pistola fumante”: la prova documentale o finanziaria che confermi un sistema di presunti favori illeciti in cambio dell’aggiudicazione di appalti. Per questo, al seguito dei finanzieri, operano anche quattro consulenti informatici nominati dalla Procura. Il loro compito è cruciale: effettuare le copie forensi dei dati e analizzare i dispositivi elettronici sequestrati (computer, smartphone) per ricostruire le comunicazioni riservate e il flusso di documenti.
Un’operazione ad alto tasso tecnologico
A rendere ancor più incisiva l’operazione, è stata dispiegata anche un’unità cinofila speciale, la cosiddetta “cash dog”, della Compagnia della Guardia di Finanza di Capodichino (Napoli). Questi cani, addestrati specificamente per individuare la carta di banca e il denaro contante, sono stati impiegati per scovare eventuali proventi illeciti nascosti nelle abitazioni o negli uffici.
Le indagini, ancora in una fase delicatissima, mirano a ricostruire le dinamiche precise di una serie di affidamenti di lavori pubblici gestiti dalla Provincia. L’accusa è che i tre funzionari – le cui generalità sono al momento coperte dal segreto investigativo – avrebbero favorito le ditte dei due imprenditori in cambio di tangenti, alterando di fatto le procedure di gara e gli equilibri della concorrenza.
Le reazioni e il contesto
All’ingresso di Palazzo Caracciolo, clima di tensione e massima riservatezza. I dipendenti sono stati informati dell’operazione in corso, mentre la vita amministrativa procede, seppur a fatica. La notizia getta una nuova ombra sulla già complessa macchina della pubblica amministrazione irpina, da anni al centro di numerosi scandali per infiltrazioni malavitose e corruzione.
L’esito delle perquisizioni e delle analisi informatiche sarà decisivo per i prossimi passi dell’inchiesta. La Procura valuterà se le evidenze raccolte sono sufficienti per procedere con le prime richieste di fermo o, in alternativa, con le convocazioni per gli interrogatori. Intanto, la città osserva in silenzio, nell’attesa di scoprire l’entità di un sistema corruttivo che, se confermato, avrebbe eroso la fiducia dei cittadini e deviato fondi pubblici destinati alla collettività.
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Le telefonate sono arrivate in abitazioni di persone anziane residenti a Venticano, Pietradefusi e Montefusco. Dall’altro capo del telefono, una voce concitata raccontava di un parente coinvolto in un grave problema, spesso un incidente o una questione giudiziaria urgente, e chiedeva la consegna immediata di denaro contante e oggetti preziosi a un incaricato che si sarebbe presentato di lì a poco alla porta.
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Commenti (1)
L’articolo descrive un’operazione di corruzione che coinvolge funzionari e imprenditori. È preoccupante vedere come la corruzione continui ad essere un problema nelle amministrazioni locali, specialmente in lavori pubblici che dovrebbero essere trasparenti.