Un gesto di memoria e cultura per tenere viva la storia di un uomo caduto sotto i colpi della camorra. A 43 anni dall’agguato che costò la vita ad Antimo Graziano, brigadiere della Polizia Penitenziaria assassinato il 14 settembre 1982 a Piscinola, la sua famiglia ha donato 500 volumi alla biblioteca del carcere di Avellino, che porta proprio il suo nome.
La cerimonia si è svolta questa mattina all’interno della casa circondariale irpina, alla presenza delle figlie del brigadiere, Concetta e Rosanna, che hanno voluto trasformare la donazione in un “atto di memoria condivisa”. «È un modo per ricordare nostro padre attraverso i libri, strumenti che possono accendere la coscienza e aprire nuove prospettive, anche per chi vive la condizione di detenuto», hanno sottolineato le due sorelle.
Le nuove sale della biblioteca, arricchite dalla donazione, saranno gestite da Pascaline, una detenuta che negli anni scorsi ha pubblicato un libro autobiografico, Un sogno che non muore, in cui racconta il suo percorso di vita e la sua esperienza in carcere.
«È una donazione dall’altissimo valore simbolico – ha commentato la direttrice della Casa circondariale, Maria Rosaria Casaburo – perché dimostra come la cultura e la lettura possano diventare occasioni di riscatto, capaci di far vivere altre vite anche a chi si trova dietro le sbarre».
Un ponte ideale, dunque, tra memoria e futuro: il sacrificio di un servitore dello Stato che continua a parlare attraverso le pagine di libri destinati a chi, proprio nel carcere che porta il suo nome, cerca una seconda possibilità.
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