Vesuvio in fiamme, la lezione che non impariamo mai: tecnologie pronte, ma lasciate nei cassetti

Due progetti innovativi già testati in Campania potrebbero rivoluzionare la lotta agli incendi, ma restano inutilizzati
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Napoli– Ettari di macchia mediterranea in cenere, habitat distrutti, biodiversità compromessa. Il Vesuvio brucia ancora e, con lui, anche la fiducia nella capacità di prevenire e gestire un disastro annunciato.

L’amarezza è doppia: perché le tecnologie per intervenire in modo rapido e mirato esistono, sono state già sperimentate con successo, eppure restano ferme nei cassetti delle istituzioni.

Un sistema che rincorre le fiamme

L’emergenza viene affrontata ancora con i mezzi di sempre: Canadair ed elicotteri, con costi altissimi e un’efficienza limitata da procedure ormai obsolete. Un Canadair, come riportato in una recente inchiesta di Panorama, costa circa 8.000 euro l’ora (6.000 oltre il monte ore preventivato), esclusi carburante e manutenzione.

In una settimana di incendio, con voli di 12 ore al giorno, la spesa per un solo velivolo può superare i 670 mila euro. Eppure i piloti continuano a sganciare acqua “a vista”, guidati da comunicazioni via radio che sanno di anni ’80.

Due progetti pronti, ma dimenticati

Eppure in Campania esistono due progetti in grado di ridurre i costi e migliori il servizio in maniera esponenziale. Il primo è stato cofinanziato dall’Agenzia Spaziale Europea: un sistema in grado di creare una “bolla di telecomunicazione” di 20 km² anche in aree prive di copertura mobile, grazie a collegamenti satellitari a larga banda e dati di osservazione terrestre.

Permette di tracciare in tempo reale le squadre a terra e lo stato dell’incendio, inviando informazioni bidirezionali immediate. Può integrare anche droni ambientali DRONENV per monitorare fumi e condizioni, con applicazioni già testate da SMA Campania, Parco Regionale dei Monti Lattari e Vigili del Fuoco.

Il secondo è il sistema FB-Eye, da montare sul velivolo SEAGULL, capace di fornire ai Canadair e agli Air Tractor le coordinate esatte per lo sgancio dell’acqua. Un “occhio” tecnologico che riduce sprechi, voli a vuoto e tempi di intervento.

Il paradosso italiano

Entrambi i sistemi hanno superato i test e ottenuto riscontri positivi. Ma, una volta dimostrata la loro efficacia, sono stati accantonati. Così, mentre ogni estate si spendono milioni di euro per inseguire le fiamme, la possibilità di spegnerle prima che diventino incontrollabili resta solo un’ipotesi.

La domanda è inevitabile: quanto è stato investito in prevenzione negli ultimi anni? Perché nelle zone colpite dagli incendi si comunica ancora via walkie talkie? E perché i Canadair non hanno un sistema computerizzato di puntamento, quando la tecnologia per farlo esiste ed è a portata di mano?

Forse il Vesuvio di oggi è solo l’ennesima pagina di un copione già visto: quello di un Paese che piange i suoi boschi in fumo, ringrazia i soccorritori per il coraggio, ma fatica a fare il passo decisivo dalla reazione alla prevenzione.

Le immagini sono sempre le stesse: Canadair ed elicotteri che compiono manovre spettacolari per scaricare tonnellate d’acqua “a vista”, guidati da comunicazioni radio da terra. Funziona, ma costa. Tanto.

IL CONTO DEI CANADAIR

Costo orario: 8.000 € (6.000 € oltre il monte ore preventivato)

Ore di volo in 7 giorni: 12 al giorno = 84 ore

Costo totale per un velivolo: oltre 670.000 €

Elicotteri, squadre a terra, Vigili del Fuoco e bonifiche fanno lievitare la cifra a milioni.

LE DOMANDE CHE RESTANO

Quanto è stato investito in prevenzione dal Parco Nazionale del Vesuvio negli ultimi anni?

Perché, in aree di emergenza, le comunicazioni avvengono ancora via walkie talkie?

Perché i Canadair non sono dotati di sistemi di puntamento computerizzati, quando la tecnologia è disponibile e testata?

Senza prevenzione, il danno si accumula e ogni estate diventa più vulnerabile della precedente. Il Vesuvio di oggi rischia di essere solo l’ennesimo capitolo di una tragedia annunciata: quella di un Paese che applaude i soccorritori, si commuove davanti alle immagini della devastazione, ma che non ha ancora trovato il coraggio – o la volontà politica – di fare il salto dalla reazione alla prevenzione.

 

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Commenti (2)

L’argomento del articolo è importante e mostra chiaramente i problemi. Ma mi chiedo se davvero le tecnologie non siano utilizzate perche non ci sono soldi o perche ci sono problemi burocratici tra le istituzioni.

E’ vero che gli incendi sono un problema serio, ma la mancanza di azioni concrete è frustrante. Non si capisce come mai si continuino a utilizzare metodi obsoleti anziché adottare soluzioni moderne già testate.

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