

Pozzuoli, agguato ad Andrea Loffredo: arrestato il pistolero
NAPOLI – Quando entrò in carcere, accusata di far parte di una banda di falsari, pesava quasi il doppio. Un anno dopo, ieri, Maria Minei è uscita completamente assolta, come il suo compagno Francesco Esposito, perché “il fatto non sussiste”. Aveva sempre negato ogni addebito, e ieri il Tribunale di Napoli (VI sezione penale, collegio A, presieduto da Antonio Palumbo) le ha dato ragione, accogliendo la richiesta della stessa Procura.
Era il 2024 quando la sua detenzione cominciò a far parlare: a lanciare l’allarme fu l’avvocato Gennaro De Falco, il primo a denunciare le condizioni di salute della sua assistita, prostrata psicologicamente dalla reclusione al punto da perdere tutti i capelli. Dimagrita fino a 40 chili, diventò un simbolo delle storture del sistema carcerario, e il suo caso attirò anche l’attenzione dei garanti dei detenuti.
Il processo riguardava un presunto gruppo di falsari napoletani, con accuse pesanti per molti degli imputati. Alcuni sono stati condannati, con pene comprese tra i due anni e otto mesi e tre anni e mezzo. Ma per Maria Minei ed Esposito, il calvario si è concluso con l’assoluzione piena. Resta il vuoto di un anno rubato, di una dignità calpestata, di un corpo e una mente segnati da una colpa mai commessa.
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