

Una svolta giudiziaria senza precedenti scuote il calcio spagnolo: per la prima volta, una corte ha condannato dei tifosi per razzismo, riconoscendo il reato di odio razziale e non più un semplice reato contro l’integrità morale.
Al centro del caso, gli insulti rivolti a Vinicius Jr., attaccante del Real Madrid, durante la sfida contro il Valladolid del 30 dicembre 2022. Cinque tifosi sono stati ritenuti colpevoli: per loro, un anno di reclusione (sospeso con la condizionale), multe comprese tra i 1080 e i 1620 euro e il divieto assoluto di entrare in uno stadio per i prossimi tre anni.
A denunciare i fatti era stata la Liga, sostenuta poi dallo stesso Vinicius, deciso a portare in tribunale i responsabili di quegli insulti documentati in video e audio diffusi sui social. Il tribunale della Castiglia e León ha parlato chiaro: quegli insulti avevano “l’indubbia volontà di umiliare il calciatore, colpendone la dignità con intenti razzisti”. I cinque tifosi, nella loro memoria difensiva, hanno ammesso la responsabilità, mentre il brasiliano ha scelto di non chiedere alcun risarcimento.
Mentre si festeggia un importante precedente contro il razzismo negli stadi, si apre però un nuovo fronte: il Valencia ha annunciato azioni legali contro Netflix, accusata di diffondere falsità nel documentario su Vinicius. Al centro della polemica, un sottotitolo che traduce in “mono” (scimmia) un coro che, secondo il club, era invece “tonto” (sciocco).
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