Mercoledì 5 febbraio, Cristiano Ronaldo taglierà il traguardo dei 40 anni, un’età che per molti segna il ritiro, ma che per lui rappresenta solo un’altra tappa in una carriera straordinaria.
Il fuoriclasse portoghese ha scritto pagine indelebili della storia del calcio, lasciando il segno non solo negli ultimi vent’anni, ma nell’intero panorama sportivo mondiale. L’inizio del mito risale al suo passaggio dallo Sporting Lisbona al Manchester United, quando Sir Alex Ferguson gli affidò la maglia numero 7, ereditata da una leggenda come David Beckham.
Quella scelta segnò l’inizio di un’era: da giovane esterno funambolico, Cristiano Ronaldo si è trasformato in un attaccante letale, migliorando costantemente grazie alla sua cultura del lavoro, al talento innato e a un’ossessione per la vittoria che lo ha reso uno dei più grandi di sempre. A Manchester ha affinato il suo gioco, avvicinandosi progressivamente alla porta e diventando sempre più decisivo. Rigori, punizioni, colpi di testa: Ronaldo ha ampliato il suo repertorio fino a diventare un’icona del gol e del successo.
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Una carriera costellata di record e scelte coraggiose
Per dominare il calcio mondiale per due decenni, non basta il talento: servono anche scelte audaci. Dal passaggio al Real Madrid, dove ha scritto la storia con 450 gol in 438 partite, alla sfida della Serie A con la Juventus, fino alle esperienze in Premier League con il ritorno allo United e l’approdo in Arabia Saudita, Ronaldo ha sempre cercato nuovi stimoli per continuare a vincere e frantumare record.
Il suo brand, CR7, è diventato un’icona globale, simbolo di successo dentro e fuori dal campo. Ma al di là dei trofei e dei riconoscimenti, ciò che rende unica la carriera di Ronaldo è la sua capacità di reinventarsi, adattandosi ai cambiamenti del calcio moderno senza mai perdere il suo spirito competitivo.
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Commenti (1)
Cristiano Ronaldo è un calciatore molto fortunato e ha avuto una carriera eccezzionale. Pero, il fatto che arrivi ai 40 anni non significa che deve smettere di giocare. I record parlano chiaro, ma la domanda è: può ancora competere al alto livello?