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Santa Maria Capua Vetere, detenuto scoperto con cellulare aggredisce gli agenti

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Quattro ore di minacce e insulti: tanto è stato il tempo che un detenuto del reparto Volturno del carcere di Santa Maria Capua Vetere ha tenuto impegnati alcuni agenti penitenziari.

Era stato scoperto con un cellulare addosso nel corso di una perquisizione effettuata con l’utilizzo di metal detector.

“Noi come Osapp più volte abbiamo suggerito all’amministrazione contromisure idonee per impedire introduzione illecita di sostanze stupefacenti e telefoni cellulari che non sono solo usati per salutare amici e parenti ma utili per rapporti esterni finalizzati alla gestione illecita sul territorio.

L’Osapp estende un plauso a tutto il personale della casa circondariale di Santa Maria Capua Vetere che nonostante tutte le difficoltà è riuscita e riesce ancora a produrre sicurezza condizione essenziale per il trattamento“, ha dichiarato il segretario regionale Vincenzo Palmieri.

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Santa Maria Capua Vetere, arrestato per atti persecutori dopo l’aggressione alla ex

di Vincenzo Scarpa 4 Febbraio 2026 - 13:10 13:10

Una notte di paura si è trasformata in un intervento decisivo dei Carabinieri a Santa Maria Capua Vetere, dove una donna di 59 anni è stata soccorsa dopo l’ennesimo episodio di violenza riconducibile a una lunga serie di comportamenti persecutori. L’allarme è scattato su segnalazione alla Centrale Operativa e ha portato sul posto le pattuglie della Sezione Radiomobile, intervenute in piena notte nel centro cittadino.

I militari hanno trovato la donna in evidente stato di shock, appena aggredita. Dopo averla messa in sicurezza e rassicurata, hanno richiesto l’intervento del personale sanitario del 118, avviando contemporaneamente i primi accertamenti per ricostruire quanto accaduto. Dalle dichiarazioni raccolte e dagli elementi emersi sul posto è stato delineato un quadro di presunte persecuzioni fatte di minacce, pedinamenti, aggressioni fisiche e verbali che, secondo quanto riferito, andavano avanti dall’estate del 2024.

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Non una spedizione punitiva contro i detenuti, ma un intervento ritenuto indispensabile per ripristinare l’ordine in un momento di forte tensione nelle carceri italiane, segnate dalle rivolte legate al lockdown per il Covid. È la linea difensiva sostenuta in aula da Antonio Fullone, ex provveditore dell’amministrazione penitenziaria in Campania, imputato nel maxi-processo sulle violenze avvenute il 6 aprile 2020 nel carcere di Santa Maria Capua Vetere.

Davanti al collegio giudicante, Fullone ha spiegato che la perquisizione nel reparto Nilo, dove circa 300 detenuti furono sottoposti a controlli poi degenerati in pestaggi e abusi, aveva l’obiettivo di ristabilire la sicurezza dell’istituto. L’ex dirigente è chiamato a rispondere, a vario titolo, di perquisizione illegittima, depistaggio, falso e rivelazione di segreto d’ufficio.

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