Napoli. Giornata di accertamenti tecnici irripetibili quella di oggi nell’ambito dell’inchiesta sulla morte della ricercacritice 31enne Cristina Frazzica travolta da un barca mentre era su un kayak nelle acqua di Posillipo insieme con un amici avvocato.
Il sostituto procuratore Vincenzo Toscano ha disposto un accertamento tecnico sui due cellulari sequestrati ieri dagli inquirenti: il primo è quello dell’indagato, l’avvocato Guido Furgiuele titolare della barca che avrebbe invetito il kayak causando la morte della donna.
Il secondo appartiene invece all’amico di Cristina, l’avvocato napoletano Vincenzo Leone che si trovava con lei sul kayak. L’accertamento si svolgerà nella tarda mattinata di oggi. Lo si apprende da Giesse Risarcimento Danni, la società cui si é rivolta la famiglia della vittima per tutelare i propri interessi.
Nominati i periti tecnici anche dalla famiglia della vittima
La stessa Giesse – tramite l’avvocato fiduciario Gianluca Giordano – ha nominato come consulente tecnico di parte l’ingegnere Gianluca Biocca.
L’intento degli investigatori è quello di cercare di stabilire l’esatto posizionamento delle persone al momento dell’impatto e anche verificare gli orari di lancio dell’Sos e anche altri messaggi.
Il caso di Cristina Frazzica, da una settimana, sta tenendo banco nella cronache di Napoli sia per la sua tragicità sia perché si tratta della prima tragedia del mare dell’anno in Campania.
Notte di tensione a Napoli, dove i carabinieri del nucleo radiomobile hanno arrestato Antonio Grieco, 59 anni, già noto alle forze dell’ordine e sottoposto a Dacur (divieto di accesso alle aree urbane). L’uomo è stato sorpreso in corso Meridionale mentre esercitava l’attività illecita di parcheggiatore abusivo. Al momento del controllo, non solo ha inveito contro i militari, ma è arrivato ad aggredirli fisicamente. Con non poche difficoltà, i carabinieri sono riusciti a bloccarlo e a condurlo in caserma, dove Grieco ha proseguito nella sua condotta violenta, arrivando a danneggiare anche gli arredi dell’ufficio.
Due militari sono rimasti feriti e hanno dovuto ricorrere alle cure dell’Ospedale del Mare. L’arrestato, accusato di resistenza, minaccia, lesioni a pubblico ufficiale e danneggiamento, è in attesa di giudizio. L’episodio non è un fatto isolato, ma rappresenta l’ennesimo campanello d’allarme su una piaga che Napoli non riesce a estirpare: quella dei parcheggiatori abusivi. Un tempo considerati semplici “posteggiatori” che chiedevano con insistenza pochi euro, oggi molti di loro si rivelano sempre più arroganti e violenti. Non esitano a minacciare cittadini e turisti che rifiutano di pagare, arrivando in diversi casi ad aggredire fisicamente chi li contrasta. Dietro questo fenomeno non si cela soltanto l’abusivismo spicciolo, ma spesso veri e propri sistemi criminali che trasformano il parcheggio in un racket organizzato. Le cronache di Napoli recenti raccontano di padri aggrediti davanti agli ospedali, turisti picchiati in pieno centro e cittadini intimiditi in quartieri periferici e centrali. La vicenda di Grieco dimostra come l’abusivismo sia diventato un problema non più tollerabile, che mette a rischio non solo la libertà dei cittadini di parcheggiare senza estorsioni, ma anche la sicurezza delle forze dell’ordine chiamate a contrastarlo. Non mancano le voci che invocano un inasprimento delle pene: trasformare l’attività di parcheggiatore abusivo da illecito amministrativo a reato penale potrebbe rappresentare un passo decisivo per arginare un fenomeno che oggi appare fuori controllo.
Luigi Giuliano, conosciuto come ’o re ’e Forcella, è tornato nel cuore del suo quartiere dopo oltre vent’anni. Ha terminato il programma di protezione riservato ai collaboratori di giustizia e, su disposizione dell’autorità giudiziaria, vivrà sotto regime di libertà vigilata. Gli agenti del commissariato Vicaria-Mercato lo terranno sotto stretta sorveglianza. È uscito dalla località protetta…
Napoli– “Ho paura. Basta odio, basta violenza mediatica”. Con queste parole la tiktoker napoletana Rita De Crescenzo rompe il silenzio e affida a un comunicato la sua risposta al clima di polemiche e attacchi che da settimane la circonda. La decisione di alcuni Comuni, l’ultimo in ordine di tempo quello di Castel Volturno, di negare l’autorizzazione ai suoi spettacoli ha innescato un’ondata di commenti e prese di posizione che, secondo l’influencer, sono andati ben oltre il semplice atto amministrativo. “I sindaci hanno tutto il diritto di non autorizzare un mio concerto – spiega – è legittimo e non lo contesto. Quello che però non accetto è che queste decisioni diventino dichiarazioni eclatanti, titoli sui giornali con parole pesanti che finiscono per etichettarmi e per mettere la gente contro di me. Da quando sono uscite queste frasi – aggiunge – ricevo insulti, offese e perfino minacce”. Dietro il nuovo appello di De Crescenzo c’è un anno vissuto sempre al centro delle cronache, tra successi social, palchi affollati e controversie giudiziarie.
La tiktoker, che con i suoi video “colorati” e sopra le righe e al centro della cronache di Napoli ha conquistato milioni di visualizzazioni, è stata più volte oggetto di attenzione mediatica per episodi controversi: dalle maxi-feste organizzate nei quartieri popolari di Napoli – con strade bloccate da centinaia di fan e contestazioni per ordine pubblico – alle inchieste giudiziarie che l’hanno vista finire sotto accusa per reati legati a droga e armi. Un percorso costellato da denunce, sequestri e processi, che però non ha mai frenato la sua popolarità. Negli ultimi mesi la sua figura è diventata terreno di scontro tra chi la considera un fenomeno folkloristico da censurare e chi la difende come espressione di una parte della città che vuole visibilità e riscatto. In mezzo, i suoi spettacoli: concerti improvvisati e show annunciati, spesso osteggiati dai sindaci per motivi di ordine pubblico e sicurezza. “Io sono un personaggio sopra le righe, lo so bene. Faccio discutere e non piaccio a tutti – scrive la tiktoker –. Ma una cosa è dire ‘non autorizziamo lo spettacolo’, un’altra è trasformare quel rifiuto in una campagna pubblica che mi mette alla gogna. Questo non è solo un attacco al mio personaggio, è una forma di violenza mediatica che mi ferisce come donna e come persona”. Un appello che arriva in un clima sempre più acceso e che la stessa De Crescenzo lega anche al tema della violenza di genere: “Ho paura di una società in cui la violenza sulle donne è già troppo diffusa e in cui persino chi ricopre un ruolo istituzionale può contribuire ad alimentare odio nei miei confronti. Non chiedo applausi – conclude – ma rispetto. Basta violenza, anche quella verbale”.
REDAZIONE






Scegli il canale social su cui vuoi iscriverti