Piedimonte Matese. La sua morte donerà la vita ad altre sette persone. La ha deciso la famiglia di Martina Greco, la 27enne fisioterapista piedimontese, morta all’ospedale del Mare di Napoli dopo essere stata colpita da una improvvisa emorragia cerebrale.
Nelle prossime ore i medici dell’ospedale Loreto Mare di Napoli procederanno all’espianto degli organi della 27enne di Piedimonte Matese. Martina donerà la vita a 7 giovani. Ridarà speranza a tante persone che grazie a lei potranno guardare al futuro con nuove prospettive. Quella della donazione è stata sempre una precisa volontà di Martina, ribadita più volte.
La ragazza lavorava come fisioterapista in una nota struttura a Teano e l’improvvisa emorragia cerebrale, mentre era in casa e si preparava a passare una serata in compagnia di amici, avevano indotto i medici al ricovero in una struttura sanitaria più attrezzata.
Una serata a cui ci teneva tanto e da passare con amici cari visto che non aveva festeggiato il suo compleanno, avvenuto qualche giorno prima. I medici dell’ospedale del Mare di Napoli hanno fatto il possibile per strapparla alla morte.
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A Piedimonte Matese la quiete domestica si è trasformata in un percorso di paura e resistenza che solo ieri, 16 novembre, ha trovato voce nella denuncia presentata da una donna del posto ai Carabinieri della Stazione locale. Il racconto, carico di tensione e segnato da emozioni trattenute per troppo tempo, ha portato al deferimento in stato di libertà di un uomo del luogo, accusato di maltrattamenti contro familiari o conviventi e atti persecutori, nell’ambito delle procedure previste dal Codice Rosso.
La donna, già impegnata in un difficile percorso di separazione, ha descritto un ambiente familiare diventato ostile, segnato da controlli ossessivi, intimidazioni e un clima costante di sopraffazione. Alcuni episodi, riferiti ai militari, si sarebbero consumati anche davanti ai due figli minori, aggravando un quadro già delicato. Nonostante la gravità delle tensioni vissute, fino a quel momento non aveva chiesto il supporto di centri antiviolenza, scegliendo invece di rivolgersi direttamente alle forze dell’ordine dopo l’ennesima situazione ritenuta ormai intollerabile.
REDAZIONE






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