Salerno, il questore: “Baby gang? Aumento casi legato pure a lockdown”

Salerno. “La pandemia ha provocato danni anche a livello psicologico, non solo nei giovani ma anche negli adulti, perche’ non c’e’ stata socializzazione. Questo aumento di criminalita’ minorile, delle baby-gang e’ frutto di un disagio che si e’ vissuto. L’azione che porro’ in campo e’ quella di dialogare, di capire, di trovare una soluzione, quindi […]

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Salerno. “La pandemia ha provocato danni anche a livello psicologico, non solo nei giovani ma anche negli adulti, perche’ non c’e’ stata socializzazione. Questo aumento di criminalita’ minorile, delle baby-gang e’ frutto di un disagio che si e’ vissuto. L’azione che porro’ in campo e’ quella di dialogare, di capire, di trovare una soluzione, quindi individuare qual e’ il problema”.

A dirlo e’ il neoquestore di Salerno, Giancarlo Conticchio, incontrando i giornalisti nel giorno del suo insediamento. Sessant’anni, nato a Gravina di Puglia (Bari), laureato in giurisprudenza e specializzato in criminologia e psichiatria forense, Conticchio e’ stato questore di Cosenza e di Campobasso. Ha rivestito diversi ruoli nell’amministrazione della Pubblica Sicurezza e ha una lunga carriera alle spalle durante la quale ha svolto anche indagini contro la malavita organizzata.

A Salerno, prende il posto di Maurizio Ficarra, “persona che stimo molto”, dice Conticchio che ha gia’ tenuto una riunione, in mattinata, con i funzionari. Per quanto riguarda Nocera Inferiore, comune salernitano in cui, dall’inizio dell’anno, si sono verificati diversi atti intimidatori ai danni anche di pubblici esercizi, il questore sottolinea di aver gia’ preso le informazioni, “ma – precisa – sono abituato a mettere becco io”.

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A Nocera Inferiore “sara’ data attenzione – assicura – e saranno messe in campo azioni mirate”. Cosi’ come “ci sara’ attenzione e sara’ pure massima” la vigilanza su i reati da ‘colletti bianchi’. Da questore di Campobasso, Conticchio e’ stato il primo in Italia ad applicare il ‘daspo Willy’ e, “anche a Salerno, laddove le condizioni lo richiederanno, saro’ pronto a mettere in campo la mia faccia e la mia responsabilita’”. “Sono un servitore dello Stato – evidenzia – sono uno sbirro dal volto umano”. E spiega: “Il mio essere sbirro vuol dire essere attento ai problemi, essere attento a quello che il cittadino chiede. Io sono contro la cultura dell’indifferenza.

Fa male e provoca danni”. E conta “molto sulla partecipazione dei cittadini” perche’ “il poliziotto non ha la sfera di cristallo. Noi lavoriamo con le nostre antenne ben dritte, pero’ abbiamo bisogno anche del contributo del cittadino. Il cittadino e’ parte integrante del sistema sicurezza. Noi aumentiamo la percezione di sicurezza con il contributo dei cittadini”. “Conoscevo la realta’ salernitana come turista e devo dire che e’ una gran bella provincia -conclude -mi aspetto di poter contribuire a tenere alta l’attenzione sulla sicurezza”.

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