Usura a Vico Equense, il ruolo delle donne e i prestiti ai commercianti in difficoltà.
Le loro attivita’ erano state gravemente danneggiate dalle conseguenze economiche derivanti dall’emergenza epidemiologica. Per questo avevano chiesto prestiti che andavano da un minimo di 1.000 fino ad un massimo di 20.000 euro, soldi sui quali erano stati applicati tassi del 10% mensile. Uno scenario di usura e vessazione scoperto dai carabinieri della compagnia di Sorrento hanno dato esecuzione ad un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip del tribunale di Torre Annunziata su richiesta della procura oplontina. La banda di strozzini aveva anche preteso di cenare con le vittime in un noto ristorante per dare la parvenza di conoscenza e convivialità . Sei le persone coinvolte. Dall’autunno del 2019 i militari sono stati sulle tracce del gruppo, composto da Angelo Marchitano, Giuseppe Di Martino, Michele Ferraro, Mario Ferraro, Alessia Savarese e Marianna Annunziata, che attraverso l’attività illegale di prestiti a tassi di interessi esorbitanti ha messo in ginocchio diversi piccoli imprenditori della costiera sorrentina e dell’area stabiese.
Ad agire in collaborazione erano soprattutto Angelo Marchitano, Mario Ferraro, Marianna Annunziata, Michele Ferraro (tutti di Vico Equense tranne Marchitano che è di Castellammare di Stabia) che, come emerso dalle indagini, avevano fatto scattare un nuovo piano d’azione a seguito dell’arresto di quest’ultimo nel luglio 2019. Ferraro infatti dell’estate di due anni fa è agli arresti domiciliari per concorso in estorsione a incendio doloso, uso di ordigni esplosivi, danneggiamento e concorrenza sleale nell’esercizio dell’attività imprenditoriale. Fu lui a mettere una bomba e a danneggiare le vetrate di un albergo all’ingresso di Vico Equense. Ruolo importante è stato quello di Marianna Annunziata, moglie di Ferraro, era quello di sollecitare i pagamenti. Giuseppe Di Martino e Alessia Savarese, coppia nella vita, hanno operato più volte insieme, in particolare nei confronti di un titolare di una carpenteria metallica. Tra le altre vittime del gruppo, proprietari di pescherie, negozi al dettaglio e un disoccupato. A indurli a chiedere aiuto le loro situazioni di bisogno. In alcuni casi i soldi servivano a pagare cure mediche per i familiari, in altri per mantenere la famiglia a seguito di fallimenti societari. Dieci finora gli episodi accertati, ai danni di sei imprenditori della penisola sorrentina, nel corso delle indagini condotte dalla sezione operativa del Norm dei carabinieri di Sorrento. Indagini, avvalorate da prove testimoniali e intercettazioni telefoniche e ambientali, che hanno avuto una svolta grazie anche ”all’atteggiamento collaborativo di alcune vittime – sottolinea in una nota il procuratore della Repubblica di Torre Annunziata, Nunzio Fragliasso – che ha consentito agli inquirenti di ricostruire i meccanismi dei prestiti usurari”. Gli inquirenti, inoltre, hanno anche rinvenuto veri e propri ”libri mastri” nei quali erano riportati gli importanti dei prestiti e i nomi delle vittime. ”Dalle indagini – prosegue Fragliasso – e’ emersa la situazione di grave difficolta’ economica in cui versavano le vittime, le cui attivita’ commerciali erano state duramente colpite dagli effetti causati dall’emergenza epidemiologica da Covid-19, che le hanno indotte a rivolgersi agli attuali indagati per ottenere prestiti a tassi usurari”. I carabinieri contestualmente hanno anche eseguito un decreto di sequestro preventivo di beni mobili e immobili riconducibili al alcuni degli indagati. Sono finiti sotto chiave un appartamento, un garage, un’automobile, due motocicli, tre conti bancari, cinque libretti di risparmio bancari, quattro depositi di risparmio postali, due fondi banco-posta, quattro carte di credito prepagate per un valore complessivo vicino ai 450.000 euro.
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