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Protestano a Caserta gli esercenti del centro storico

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“Non vogliamo sussidi, vogliamo solo continuare a lavorare in sicurezza”. E’ l’appello lanciato questa mattina in piazza Vanvitelli da una trentina di titolari di bar, ristoranti e locali notturni di Caserta che hanno manifestato. Un altro lockdown potrebbe essere l’ultimo per decine di attivita’ casertane.

“La manifestazione di oggi e’ solo la prima di una lunga serie – dicono gli esercenti in una nota – ci siamo mossi senza l’aiuto di nessuna associazione di categoria”. Del gruppo di imprenditori, nato poco meno di tre settimana fa, fanno parte una cinquantina di gestori di locali del centro storico che, avendo pochi posti a sedere, hanno avuto perdite maggiori specie quando sono stati ridotti gli orari di chiusura.

“Fino ad oggi abbiamo seguito alla lettera le indicazioni che ci si sono arrivate dal Governo e dalla Regione per limitare i contagi – aggiungono i manifestanti – ma evidentemente le misure fin qui adottate non sono state sufficienti ne’ a contenere i contagi ne’ tantomeno a garantirci livelli adeguati di redditivita’. Per noi va bene qualsiasi soluzione, come l’utilizzo dell’esercito per garantire i controlli, ma limitare ancora le nostre attivita’ significa condannarle al fallimento”. GLi imprenditori del centro storico chiedono anche “il blocco immediato di tasse, utenze, fitti, contributi previdenziali. Perche’ per garantire sicurezza e igiene come abbiamo fatto fino ad oggi abbiamo dovuto affrontare spese extra che non ci sono state rimborsate e che hanno gravato sulle nostre finanze gia’ alle prese con un calo del fatturato superiore al 70%”.

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A farsi portavoce del disagio è una residente che, a nome degli sfollati, ha scritto al deputato di Alleanza Verdi-Sinistra Francesco Emilio Borrelli per denunciare ritardi e silenzi. Nella lettera si parla di lavori di ripristino rallentati dalla burocrazia e di risposte che non arrivano. «Abbiamo bisogno di tornare nelle nostre case e di riprendere le nostre vite», è il senso dell’appello, che richiama anche precedenti segnalazioni su presunti abusi nell’area rimaste, secondo i cittadini, senza seguito prima del disastro.

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