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Pensionato napoletano ucciso in casa a Torino: provvedimento di fermo per il figlio

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E stato emesso nella notte un provvedimento di fermo nei confronti del figlio del pensionato napoletano 68enne ucciso ieri a coltellate nella sua abitazione nel quartiere San Salvario a Torino. L’uomo, rintracciato dai carabinieri nei pressi di piazza Vittorio si è avvalso della facoltà di non rispondere ma gli elementi acquisiti dagli investigatori dell’Arma, tra i quali anche il ritrovamento addosso del telefono del padre, hanno consentito al magistrato di disporne la traduzione in carcere. Le indagini dei carabinieri ora proseguono per chiarire il movente, anche se alla base del gesto risulterebbero da tempo incomprensioni e litigi familiari.

La vittima sarà sottoposta ad autopsia per chiarire quante coltellate gli siano state inferte alla schiena, che da un primo esame esterno sembrerebbero due, nonché l’orario del decesso che potrebbe essere avvenuto già in tarda mattinata. Saranno altresì inviati al Ris il coltello con la lama di 20 cm insanguinato rinvenuto nel lavello della cucina e i vestiti indossati dal figlio quando è stato rintracciato per evidenziarne eventuali tracce ematiche. A scoprire il corpo del pensionato è stata una delle figlie che si è recata a casa perché preoccupata dal fatto che il papà non rispondeva alle sue chiamate. Il figlio, che conviveva con la vittima, quando si è accorto di essere stato rintracciato dai carabinieri poco distante della chiesa Gran Madre ha tentato di cambiare strada ma è stato immediatamente fermato.

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Si era presentato come un uomo delle istituzioni, pronto a “verificare” gioielli e denaro per conto del Tribunale. In realtà era l’atto finale di una truffa ben orchestrata che ha fruttato circa 70mila euro ai danni di due anziani coniugi torinesi. Per quei fatti, la polizia ha eseguito una misura di custodia cautelare in carcere nei confronti di un 37enne napoletano, arrestato a Napoli dagli agenti del commissariato San Ferdinando su ordine del gip di Torino.

La vicenda risale allo scorso 21 ottobre, quando il marito della coppia ricevette una telefonata sull’utenza fissa di casa. Dall’altra parte del filo, un sedicente carabiniere lo invitava a presentarsi con urgenza presso la Stazione dell’Arma di via Catania, sostenendo che la sua auto fosse stata coinvolta in una rapina. L’uomo, spaventato e convinto della veridicità della chiamata, uscì immediatamente di casa.

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