Nuovi dettagli a un anno dall’arresto della giornalista trattenuta per ore a Khartoum e costretta a cancellare foto e immagini delle rivolte. “È passato un anno dal mio fermo in Sudan. Oggi che i responsabili delle ore più buie della mia vita sono stati individuati e non possono più nuocermi posso raccontare ciò che ho rischiato ed è stato scongiurato solo grazie all’intervento tempestivo della nostra ambasciata a Khartoum”: così Antonella Napoli, direttrice di Focus on Africa, raccontando i dettagli della vicenda di cui è stata protagonista mentre era impegnata a seguire le rivolte iniziate nel dicembre del 2018 in Sudan in un editoriale pubblicato oggi a un anno dal fatto. Il 6 gennaio del 2019 la giornalista fu prelevata da agenti non identificati è sottoposta a un duro interrogatorio. La Napoli oggi rivela particolari finora inediti, taciuti per esigenza di indagini che si sono concluse con l’individuazione dei responsabili del fermo, ritenuto dalla commissione di inchiesta sudanese istituita sul caso ”un abuso di potere e una violazione dei diritti della giornalista”. La ricostruzione dei fatti ha permesso di evidenziare i rischi corsi dalla Napoli rimasta per ore nelle mani della National security sudanese.
”Non volevo essere ‘la notizia’ – prosegue la giornalista – Ero in Sudan per raccontare ‘fatti’ – La mia disavventura, che per fortuna si è risolta in poche ore, è stata solo conseguenza della tensione crescente nel Paese. Se tutto si è risolto in poche ore è proprio grazie alla nostra intelligence, all’autorevolezza della nostra diplomazia in Sudan. Se fossi stata americana o inglese non sarei stata così fortunata. Nonostante tutto sono tornata in Sudan, perché questo fa un giornalista. Va sui posti e racconta ciò che vede” conclude la direttrice di Focus on Africa che oggi vive sotto sorveglianza per le minacce ricevute dai Fratelli musulmani sudanesi per i suoi reportage e le sue inchieste in Sudan.
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