La Befana oltre alle feste porta via al Milan anche l’effetto Ibra. Il Diavolo inizia il 2020 con un abulico 0-0 casalingo contro la Sampdoria. Il ritorno dello svedese, in campo per oltre mezz’ora nella ripresa, non è bastato da solo per cambiare le sorti di una squadra con poca qualità e ancor meno personalità. E che convive con un problema – quello del gol – sempre più preoccupante. La sfida tra il terzo e il quarto peggior attacco del campionato si chiude così con un pronosticabile pareggio a reti bianche, fatto di rimpianti e di occasioni sprecate, che in ogni caso non può non far felici i blucerchiati, che compiono un piccolo passo avanti verso la salvezza. Ai rossoneri non restano invece che i fischi di San Siro, passato nel giro di 90 minuti dall’entusiasmo per il bentornato al suo fuoriclasse alla frustrazione per una squadra che non riesce a invertire rotta in questa stagione avara di soddisfazioni.La Samp che si presenta a San Siro è una squadra impaurita e con poche idee, in piena bagarre per non retrocedere. Ranieri si affida anche per questo alle certezze di un 4-4-2 compatto, con l’inedita difesa centrale composta da Chabot, preferito a Murillo e Vieira. Davanti la coppia d’attacco è formata da Quagliarella e Gabbiadini, che però vengono scarsamente assistiti dai centrocampisti. Non a caso le due punte blucerchiate nel primo tempo i palloni li vedono solo col binocolo. Nonostante la ventata di entusiasmo portata dal ritorno di Ibrahimovic sul rettangolo verde però i problemi del Diavolo restano gli stessi dell’anno passato: il gioco latita e la squadra fa una fatica tremenda a segnare. Suso litiga con il pallone e con un San Siro che non gli perdona più niente, Piatek ha la pistola inceppata, Calhanoglu viaggia a corrente alternata. Complice l’atteggiamento remissivo dei liguri però il Milan potenzialmente a metà frazione un paio di volte vicino al gol: Theo Hernandez spizza su calcio d’angolo ma non trova nessun compagno a correggere in rete, la bordata di Bonaventura viene murata da Colley, Suso dopo una manovra pregevole si libera per il tiro ma alla fine perde tempo e viene rimontato da Chabot. L’unico vero intervento di Audero nei primi 45 minuti – chiusi con un gol annullato a Jankto per fuorigioco nell’unica vera sortita degli ospiti – resta così la parata in due tempi sul diagonale di Suso. Poco incisivo come il resto delle giocate del numero 8.Di ritorno dagli spogliatoi il copione non cambia, anzi sono i ragazzi di Ranieri a creare la palla gol migliore con Gabbiadini, che a tu per tu con il portiere viene murato in uscita da Donnarumma. Pioli avverte il pericolo e cerca di dare una scossa. Che risponde al nome di Zlatan ibrahimovic. Lo svedese prende il posto di uno spaesato Piatek, dentro anche Leao per Bonaventura. E la gara cambia, ma non nel modo in cui auspicava l’allenatore rossonero. Perché più che il Milan è la Samp a prendere coraggio: le squadre si allungano, gli equilibri saltano e rispetto a un primo tempo da sbadigli la partita si vivacizza. Gabbiadini in una manciata di minuti si divora due occasioni, poi è proprio Ibra al secondo pallone toccato a sfiorare l’1-0 di testa. Il Milan riprende vigore ma Audero salva sulle iniziative di Leao e Calhanoglu, mentre sul tiro da due passi di Krunic si ritrova semplicemente la sfera tra le mani. I liguri di fanno vedere ancora con un tiro da fuori di Thorsby, anche se il finale è tutto in sofferenza. Il Milan però difetta di incisività e non ne approfitta. E al triplice fischio finale esce ancora una volta tra i fischi. Nonostante Ibra.
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