Magica e dannata, brutale e tragica, epica anche perché caratterizzata da una lunga scia di sangue. La Dakar si conferma un rally infernale, che mette a rischio la vita e a volte la toglie. Anche la prima edizione in terra araba, sulle sabbie dell’Arabia Saudita, non fa sconti allungando una lista che dal 2015 aveva fortunamente smesso di essere aggiornata. Il destino stavolta ha girato le spalle al motociclista portoghese Paulo Gonçalves, 40 anni, del team Hero Motorsports Team Rally, vittima di una caduta nella settima tappa, al chilometro 276. Il lusitano, alla sua tredicesima partecipazione alla Dakar, è andato in arresto cardiorespiratorio e inutili si sono rilevati i primi tentativi di rianimarlo sul luogo dell’incidente. Trasportato in elicottero all’ospedale di Layla, è stato constatato il decesso. Il campione uscente della Dakar, Toby Price, è stato uno dei primi ad arrivare sul luogo dell’incidente per partecipare ai soccorsi, motivo per cui ha perso più di un’ora in classifica. Nel comunicato ufficiale, gli organizzatori hanno spiegato di essere stati avvisati alle 10.08 e di essere arrivati sul posto con l’elicottero alle 10.16. Gonçalves aveva però già perso conoscenza. Debuttò nel 2006 e ha terminato quattro volte nella top 10 ottenendo come miglior risultato il secondo posto alle spalle dello spagnolo Marc Coma nel 2015. In carriera, il pilota portoghese è stato campione del mondo di cross-country rallies nel 2013 ed era noto in tutto l’ambiente motoristico. Dopo la sesta tappa di ieri, Gonçalves era al 46° posto assoluto a causa di un problema avuto nelle prime tappe per la rottura del motore. Tutta la carovana della Dakar ha voluto “estendere le sue sincere condoglianze ai suoi amici e familiari” e gli organizzatori hanno deciso di non far disputare il segno di lutto la tappa prevista per domani. Lo chiamavano “Speedy” per la sua velocità e la sua voglia di non arrendersi mai, uno dei pochi motociclisti che ha disputato la Dakar in Africa, in Sudamerica fino all’Arabia Saudita.Il richiamo irresistibile di questa corsa diventata leggenda è legata a filo doppio anche alle sue tragicità: sono 29 i partecipanti che hanno perso la vita da quando la Dakar ha visto la luce nel 1979. E di questi venti sono motociclisti. Il primo fu il francese Patrick Dodin, l’ultimo il polacco Michal Hernik, 39 anni, deceduto nel corso della terza tappa, lunga 220 km, della Dakar in Argentina del 2015. Dieci anni prima la scomparsa del motociclista italiano Fabrizio Meoni, trionfatore delle edizioni 2001 e 2002. Anche il 47enne campione di Castiglion Fiorentino, in sella a una Ktm, durante l’11ma tappa ebbe dopo una caduta in Mauritania un arresto cardiaco. Un altro motociclista italiano morì nel 1986, il bergamasco Giampaolo Marinoni: a circa 40 km dall’arrivo dell’ultima tappa, la Sali Portudal-Dakar, cadde in un percorso quasi del tutto sabbioso ma riuscì a ripartire e terminare la corsa in tredicesima posizione della classifica generale. La sera stessa fu ricoverato in ospedale a causa di un malessere a causa delle fratture subite e ai danni riportati al fegato Operato sul posto, morì due giorni dopo. Una corsa maledetta che costà la vita anche al suo fondatore Thierry Sabine che nel corso dell’edizione africana del 1986 precipitò con un elicottero (con lui altre quattro persone fra cui il pilota Xavier Francois Bagnoud).La tappa delle moto di oggi è stata vinta dallo spagnolo della Honda Joan Barreda che ha preceduto l’austriaco Matthias Walkner (Ktm) di 2’54″ e l’argentino Luciano Benavides di 3’25”. Nella generale lo statunitense Ricky Brabec (Honda) conserva la testa. Nelle auto altra vittoria di Carlos Sainz (Mini) davanti a Nasser Al-Attiyah (Toyota) con Stephane Peterhansel, sempre su Mini, terzo. L’ex campione di rally spagnolo ha allungato in classifica generale con 10 minuti di vantaggio su Al-Attiyah, Peterhansel segue con nove minuti di ritardo.
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