‘Tur de vasc’ di Carlo Geltrude. Uno spettacolo itinerante al Rione Sanità

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Alle 20.30, alle 20.50 e alle 21.10 di sabato e domenica, ripartirà in piazza San Severo,  la stagione teatrale del Nuovo Teatro Sanità con “Tur de vasc”, un progetto di Carlo Geltrude. Spettacolo site-specific e itinerante, “Tur de vasc” introduce gli spettatori nel ventre del Rione Sanità, guidati dagli “accompagna-tur”, per scoprire quel che avviene in tre bassi abitati, che diventano palcoscenici reali della messinscena. Questa sessione dell’evento vede in scena un testo di Mario Gelardi, “La bolletta”, e due riscritture degli atti unici di Anton Pavlovič Čechov “L’orso” e “Domanda di matrimonio”. L’idea è quella di far incontrare la societaà russa descritta da Čechov con i codici, le problematiche e la miseria reale che caratterizza oggi questo tipo di abitazioni, considerate espressione di disagio economico e sociale dei contesti popolari. Il lavoro di riscrittura è stato condotto dai giovani allievi del Laboratorio di drammaturgia del Nuovo Teatro Sanità, unico in Italia riconosciuto dal Mibac. Si partirà con “La bolletta” di Mario Gelardi, una storia delicata che affronta il tema del gioco d’azzardo, interpretata da Luciano Saltarelli e Laura Borrelli per continuare con due storie che prendono spunto da alcuni atti unici di Anton Čechov , rivisti per essere ambientati nei bassi della Sanità: “‘O spusalizio” di Noemi Giulia Fabiano, ispirato a “Domanda di matrimonio”, che vedrà protagonisti Agostino Chiummariello e Anna De Stefano e “L’orso”, ripensato da Gennaro Esposito, con Lalla Esposito e Riccardo Ciccarelli.
“Ho ideato questo format – ha spiegato Carlo Geltrude -, che coinvolge sia attori scelti tra i giovani della compagnia del teatro che attori di esperienza, per creare una connessione tra la vita quotidiana del Rione Sanità, i suoi abitanti e il teatro – quello contemporaneo e quello classico -, che riesce ancora a parlarci. Il basso napoletano rappresenta un universo spesso imprevedibile, che va al di là di ogni preconcetto e, grazie alla forza del teatro, degli attori e della parola, abbatte ogni differenza sociale e culturale”. “Il progetto, inoltre, ha ricevuto il sostegno fondamentale della Fondazione di Comunità San Gennaro che, mediante i suoi operatori, ha permesso l’incontro tra i protagonisti di questo progetto e Bakalù, Pinuccia, Doruccia, Enzuccio e Tina, le persone che hanno messo a disposizione le loro case permettendo al pubblico di godere di un’esperienza unica”, ha concluso.


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