Si comunica all’utenza che in data odierna, a causa di mancanza chirurgo traumatologo, non sarà possibile saturare ferite e visitare pazienti con traumi inclusi incidenti stradali. Ci scusiamo per il disagio”. La comunicazione allo sportello triage del Pronto Soccorso dell’ospedale Moscati di Aversa, datata 25 luglio, ha scatenato un vero e proprio putiferio privo di precedenti.
Un caso non passato inosservato agli occhi del responsabile di sede Aversa ed agro aversano dell’Associazione Italiana Familiari e Vittime della Strada Onlus, Biagio Ciaramella, che, in una nota stampa, ha voluto esternare tutta la sua indignazione: “Ad Aversa, se fai un incidente, muori senza essere curato – tuona il referente associativo -. Siamo davvero alla frutta, è un disagio senza precedenti. Non vi erano dubbi sulla condizione precaria del presidio ospedaliero locale, ma penso che si sia giunti davvero ad un punto di non ritorno. Non è possibile pensare che un ospedale non disponga di personale adatto a far fronte a ferite o a traumi derivanti da incidenti stradali. Se fosse giunto al pronto soccorso un paziente ad un passo dalla morte, di chi sarebbero state le responsabilità dell’eventuale decesso? Qualche famiglia avrebbe pianto un caro solo perché l’azienda ospedaliera non ha i mezzi necessari per garantire quotidianamente le cure dovute. Ma stiamo scherzando? E’ vergognoso”.
Il presidente A.I.F.V.S., Alberto Pallotti, non ci sta e fa un appello alle istituzioni: “Mi rivolgo alla Procura della Repubblica ed al Ministro della Salute, Giulia Grillo. Il direttore sanitario ci spieghi se si tratta di un caso o se ne prossimi giorni si ripeterà. Come cittadini ad associazione vogliamo le giuste risposte. Non bisogna chiudere un occhio su questa vicenda, piuttosto è necessario intervenire per comprendere quali siano i motivi che hanno portato a questa condizione scellerata. Abbiamo saputo dell’intervento della direzione generale dell’ASL che ha avviato un’indagine interna, ma vogliamo ci siano ispettori che effettuino i loro controlli e notifichino le pecche di un sistema distrutto. Gli incidenti non si possono programmare, il rischio è alto. Non si può aver paura di andare in ospedale – conclude -, la vita è un bene prezioso che va tutelato”.
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