Stamattina, gli agenti della Polizia di Stato del Commissariato di Acerra – Sezione Investigativa hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal GIP del Tribunale di Nola su richiesta della locale Procura nei confronti di due pregiudicati di Acerra, rispettivamente di 45 e 52 anni, gravemente indiziati di rapina aggravata. L’ordinanza è scaturita da una scrupolosa attività investigativa svolta dai poliziotti del Commissariato che ha permesso di individuare i due uomini quali presunti autori di una serie di rapine perpetrate in zona Calabricito di Acerra, un’area industriale e piuttosto isolata ai confini con il Comune di Maddaloni, dove sono solite sostare alcune prostitute.
In particolare gli agenti, sotto il costante coordinamento della Procura, hanno posto in essere attività investigative che hanno permesso di individuare alcuni veicoli sospetti e di risalire ai presunti autori delle rapine e di altri episodi analoghi occorsi nei mesi precedenti e durante le festività natalizie.Fondamentale è stata la collaborazione delle vittime. Il provvedimento restrittivo è stato eseguito in carcere, dove già gli indagati si trovavano ristretti per analogo reato
Doveva essere un pomeriggio di coriandoli e sorrisi, si è trasformato in uno dei ricordi più dolorosi per una famiglia. È accaduto a Ischia, durante la festa di Carnevale organizzata dal Comune in piazzetta San Girolamo, dove una bambina affetta da una grave disabilità cognitiva, epilessia severa e ritardo importante è stata insultata da un’altra madre davanti a decine di persone.
Secondo quanto raccontato dalla mamma della piccola, la bambina, che non parla ed esprime le emozioni in modo coerente con la propria condizione, stava vivendo la festa con entusiasmo. Quando è felice alza la voce, ride forte, accarezza chi le è vicino. Un modo di comunicare che sarebbe stato interpretato come una minaccia per il figlio di un’altra donna presente all’evento.
Un risarcimento superiore ai 500mila euro per la morte di un paziente sottoposto a un intervento chirurgico rivelatosi fatale. È quanto stabilito dal Tribunale di Napoli, che ha condannato una struttura dell’Asl partenopea riconoscendo gravi responsabilità sanitarie nella gestione del caso.
Secondo quanto ricostruito in sede giudiziaria, l’uomo era stato sottoposto a un intervento addominale ritenuto erroneamente indicato ed eseguito con modalità operative critiche. A questo si sarebbe aggiunta una gestione post-operatoria definita «gravemente carente». Il paziente avrebbe poi sviluppato un grave scompenso metabolico che ha preceduto il decesso.
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