Cinquantacinque saracinesche che si chiudono nottetempo per non riaprirsi all’indomani, 1.800 lavoratori che lo apprendono via Whatsapp o su Facebook: Shernon Holding, società che gestiva 55 punti vendita di Mercatone Uno, è stata dichiarata fallita dal Tribunale di Milano. Negli scorsi mesi una ricapitalizzazione annunciata, e mai avvenuta, poi, a metà aprile, senza una comunicazione ai sindacati o al Mise, l’istanza di Concordato Preventivo presentata presso il Tribunale di Milano.La notizia, i sit-in di protesta davanti gli stabilimenti e il tam-tam sui social, squarciano il silenzio elettorale, a poche ore dall’apertura delle urne per le Europee. Il primo a intervenire è il vicepremier e ministro dell’Interno Matteo Salvini, lesto a battere sul tempo anche il collega/avversario, nonché ministro competente, Luigi Di Maio. “Mi impegnerò personalmente incontrando sindacati, lavoratori, fornitori e proprietà, non si possono lasciare dipendenti a casa senza rispettare gli impegni presi. Anche su questo la nuova Europa che nascerà domani dovrà essere più forte nel difendere il lavoro”, dice il leader del Carroccio. Poco dopo aggiunge un altro tassello (elettorale) il sottosegretario leghista al Lavoro Claudio Durigon: “Partiremo subito con la ricerca di un imprenditore italiano serio che voglia rilanciare Mercatone Uno e salvare i dipendenti che in questi anni sono stati presi in giro da millantatori stranieri, capaci solamente di trascinare l’azienda sul baratro”, dice.Anche Luigi Di Maio, comunque, si dice “preoccupato” e decide di anticipare a lunedì il tavolo al Mise “che servirà prima di tutto – scrive su Facebook – a salvaguardare i posti di lavoro dei dipendenti di Mercatone Uno, ma anche a fare chiarezza sulla responsabilità della proprietà nella loro gestione. Su questo mi aspetto responsabilità e collaborazione da parte di tutti”. Vista “la delicatezza” della questione al ministero si attendono tutti i rilievi del tribunale “per capire puntualmente come dare risposte immediate”.I sindacati, intanto, sono sul piede di guerra: “È intollerabile è vergognoso che 1800 lavoratori e le loro famiglie siano venute a conoscenza del fallimento via Facebook – accusa Maurizio Landini” che chiede “assicurazioni” sulla salvaguardia dei posti di lavoro per “preservare il futuro dei lavoratori e delle loro famiglie”. “Mi auguro – sottolinea il segretario generale della Cgil – che il governo si attivi immediatamente, non solo per richiamare i proprietari e i curatori alle proprie responsabilità, ma per individuare soluzioni produttive per l’azienda e mettere a disposizione dei lavoratori la indispensabile strumentazione di sostegno”. “La chiusura di Mercatone Uno è un fatto grave ed inquietante. Non si può scaricare su migliaia di lavoratori e sulle loro famiglie una gestione aziendale a dir poco scandalosa. Il governo ha il dovere di intervenire per tutelare l’occupazione e la dignità dei lavoratori”, gli fa eco la segretaria generale della Cisl, Annamaria Furlan.Anche le opposizioni tuonano e ‘chiamano’ in Parlamento Luigi Di Maio. “È una vergogna, una crisi aziendale non può essere gestita in questo modo. La vita vera demolisce la politica del Governo fatta solo di tweet. Non vi lasceremo soli #MercatoneUno”, attacca il segretario Pd Nicola Zingaretti. “Fratelli d’Italia è al fianco dei lavoratori e delle loro famiglie e chiede al governo un intervento tempestivo – non fa sconti Giorgia Meloni – Noi ci siamo e siamo pronti a presentare una risoluzione in Commissione Lavoro che impegni il Governo alla salvaguardia dei livelli occupazionali: tutelare l’occupazione è un dovere”.In serata, si consuma lo scontro tra il Movimento 5 Stelle e il Pd sulle responsabilità della politica. “Pensavamo che almeno nel giorno del silenzio elettorale il PD ci risparmiasse le sue balle. Ci sbagliavamo. Come si fa a mentire in questo modo? Non hanno più neanche un briciolo di dignità?” scrivono i pentastellati sul profilo del Movimento, addossando a Carlo Calenda la responsabilità di aver autorizzato la vendita dell’azienda italiana ai proprietari che l’hanno portata al fallimento. “L’autorizzazione è stata data dopo 4 gare deserte”, si giustifica su Twitter l’ex titolare del Mise, secondo il quale l’alternativa sarebbe stata la chiusura. “Non ho rimproverato a Di Maio la scelta, ma la mancanza di vigilanza”, spiega. A sostenerlo, più tardi, arriva anche il Pd: “Ricordiamo ai 5 Stelle, anche se forse si vergognano di dirlo, che da 11 mesi il Ministro dello Sviluppo Economico si chiama Luigi Di Maio. È vero che non se ne è accorto nessuno, ma è così”.
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