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Il ras dei Casalesi resta in carcere

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La Cassazione rigetta l’istanza di scarcerazione anticipata di Cacciapuoti
Il ras Alfonso Cacciapuoti, 61 anni di Casal di Principe e capozona dei Casalesi nell’area di Grazzanise, ha mantenuto vivo un disegno criminoso finalizzato all’imposizione sul territorio del clan. E’ quanto ha messo nero su bianco la Corte di Cassazione che ha rigettato l’istanza di liberazione anticipata presentata da Cacciapuoti.
Già il tribunale di Sorveglianza di Catanzaro aveva respinto il reclamo il 28 settembre del 2017 e per questo Cacciapuoti, attraverso il suo legale, si era rivolto alla Suprema Corte chiedendo il riconoscimento della scarcerazione prima dei termini di espiazione della pena.
I giudici della Settima Sezione del Palazzaccio hanno evidenziato come ” la condotta regolare tenuta in carcere dal ricorrente non è indice rassicurante di partecipazione all’opera di rieducazione in quanto lo stesso, per suo stesso riconoscimento, ha mantenuto vivo un disegno criminoso che non ha conosciuto momenti sospensivi né interruttivi, in quanto finalizzato all’imposizione del controllo sul territorio da parte del gruppo operante sotto la protezione del clan dei Casalesi, capeggiato dallo stesso Cacciapuoti”. Pertanto il ricorso è stato dichiarato inammissibile.

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