“Bastano pochi minuti e ritorno col pensiero. Erano attimi di incapacità a reagire di fronte la brutalità e la supremazia di tre corpi. Erano attimi in cui la mente sembrava come incapace di comprendere, di totale perdizione dell’essere. E dopo che il corpo era diventato scarto e oggetto, ho provato una sorta di distacco da esso. Il mio corpo, sede della mia anima, cosi’ sporco”. E’ la lettera che la 24enne vittima della violenza nell’ascensore della Circum ha affidato al suo avvocato Maurizio Capozzo. La giovane descrive quella violenza subita: “Mi sembrava di essere avvolta dalla nebbia mentre mi trascinavo su quella panchina dopo quelli che saranno stati 7 o 8 minuti”, scrive ancora la ragazza che oggi, per la prima volta dopo 15 giorni, è uscita di casa. “Mi sono seduta e non l’ho avvertito più. Ho cominciato ad odiarlo e poi a provare una profonda compassione per il mio essere. Compassione che ancora oggi mi accompagna, unita ad una sensazione di rabbia impotente, unita al rammarico, allo sdegno, allo sporco, al rifiuto e poi all’accettazione di un corpo che fatico a riconoscere perchè calpestato nella sua purezza”. “Il futuro diviene una sorta di clessidra. Consumato il corpo e la mente dal tempo odierno ricerca una vita semplice”. Dopo tante parole cupe e dense di pessimismo affiora uno spiraglio di speranza: “Mi piacerebbe essere a capo di un’associazione che si occupa della prevenzione, della tutela e della salvaguardia delle donne, ragazze, bambine a rischio, perche’ donare se stessi e il proprio vissuto per gli altri è l’unico modo per accettarlo”.

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