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A Scafati è nato il Comitato territoriale ‘Valle del Sarno’

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Nei giorni scorsi, con una manifestazione pubblica, si è avuto il varo del Comitato Territoriale “Valle del Sarno”, organo periferico della Associazione Nazionale L’Altritalia Ambiente. L’Assemblea degli oltre sessanta soci ha affidato la Presidenza del Comitato a una giovane ingegnere scafatese, dottorata in Ingegneria Meccanica, Milly Abagnale. La sede del Comitato è oggi in Via Nazionale a Scafati, a qualche centinaio di metri dalla Piazza Vittorio Veneto, a poca distanza dal Comune, cioè nel luogo simbolo della morte biologica del fiume Sarno. 

La Sede è stata intitolata al compianto prof. Eugenio Fresi, grande biologo e docente universitario, autore di importanti proposte progettuali per il risanamento biologico del Fiume Sarno.  Il comitato territoriale, prima operante a Pompei, era già attivo da anni con iniziative su temi di attualità per la difesa dell’Ambiente in tutta la Valle del Sarno. Il suo animatore è stato negli  anni scorsi l’ing. Giovanni D’Amato, amico e collaboratore di Fresi, storica figura di Ambientalista esperto del Territorio della Valle del Sarno e in generale dell’Agro vesuviano-sarnese. Egli è in particolare un esperto del Fiume Sarno, per il quale si è speso in mille battaglie e interventi, a cui si è opposta la sordità – o peggio, la indifferenza  – delle istituzioni regionali, le vere e maggiori colpevoli del disastro ambientale del nostro territorio.Il comitato Valle del Sarno  era sorto  da circa un quinquennio per una iniziativa del Segretario Regionale della Campania Federico, condivisa in via sperimentale dal Segretario generale dell’Associazione Poleggi, giornalista molisano, che regge la Associazione dalla sede legale di Campobasso.

La decisione si è rivelata azzeccata perché la Campania si è segnalata tra le regioni trainanti – anche a livello nazionale – nell’ultimo quinquennio e ha costituito per altre regioni un esempio di organizzazione territoriale in Comitati, come previsto dallo Statuto della Associazione. Il fatto sta fungendo da polo attrattivo di associazioni minori che cominciano ad aderire in gruppi numerosi alla Associazione L’Altritalia Ambiente, L’AIA in acronimo.Tra le attività passate del Comitato Valle del Sarno de L’AIA – cha vale la pena segnalare – non possiamo dimenticare di indicare al lettore la importante battaglia portata avanti contro la scelta sciagurata degli organi direzionali del Parco Archeologico di Pompei di costruire a pochi metri di distanza dalla Porta di Stabia, in piena area demaniale protetta, un fabbricato per uffici, nel quadro delle iniziative del Grande Progetto Pompei. Quindi con cofinanziamento UE. La legittimità urbanistica del fabbricato è però fortemente dubbia. E anche di più.

L’AIA nell’occasione – risalente a un paio di anni fa – segnalò agli organi ministeriali e comunali competenti lo scempio in atto, ricevendo l’imprevisto appoggio di forze parlamentari di varia estrazione, tra cui i parlamentari del gruppo ALA e del Movimento 5S , allora all’opposizione rispetto al governo  Gentiloni. Anche la procura della Repubblica del Tribunale di Torre Annunziata si  mosse con decisione sulla questione, pur senza azioni clamorose. Attualmente si attendono gli esiti definitivi delle vicenda giudiziaria, ma i lavori sono fermi. Ora i rumors provenienti dalle antiche mura narrano di difficoltà sopraggiunte per le scelte progettuali portate avanti da INVITALIA in Variante e avallate dal Direttore generale del grande Progetto Pompei e Soprintendente Osanna, oggi in lizza per la riconferma in un gruppo di dieci canditati alla Direzione del Parco Archeologico. Altra battaglia che suscitò interesse e scalpore è quella intrapresa dal Comitato “Valle del Sarno” contro la gestione dei lavori di ristrutturazione dell’una volta famoso Grand Hotel Rosario, di proprietà del Santuario Pontificio. Anche questi lavori sono attuati  a cura di INVITALIA nel centro di Pompei Città, per una spesa complessiva di ben ventiquattro milioni di euro, ma anche in questo caso emergono problemi di legittimità urbanistica per opere nel cantinato e sul terrazzo di copertura. Si escludono sviluppi clamorosi, ma ugualmente i lavori sono fermi e filtrano notizie incontrollate di ogni genere dagli Uffici stanze dal Comune di Pompei. Si parla di destinazioni  d’uso inammissibili in base alle norme urbanistiche. Al nuovo Comitato quindi non ci resta che rivolgere intanto un grande “In bocca al Lupo” perché il nostro comprensorio ha bisogno di forze giovani che lo difendano.

Federico L. I. Federico

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