Continuano gli sversamenti illegali di rifiuti all’interno dell’area protetta del Parco Nazionale del Vesuvio: e’ quanto denuncia Ciro Teodonno, presidente della Commissione Tutela Ambiente Montano – Club alpino italiano, in un reportage condotto in alcune strade dell’area Parco che ricade nel Comune di Ercolano . Una prima tappa e’ nell’ex cava Ammendola Formisano, chiusa nel 1994, all’interno della quale nel 2008 fu posizionato un sito di stoccaggio provvisorio. Oggi si notano guaine di asfalto, oltre a intelaiature di metallo di pneumatici bruciati. Da qui si passa in via Novelle Castelluccio dove i versanti della strada sono una stratificazione di rifiuto e terra, risultato dello sversamento che c’e’ stato per anni. ”Oggi ci troviamo davanti ad un primo tentativo di bonifica, perche’ abbiamo sacconi con rifiuto indifferenziato raccolto ad opera di una ditta appaltata dal Comune di Ercolano” spiega Teodonno. Su ogni sacco bianco e’ visibile la scritta ‘Rifiuti selezionati in attesa di raccolta da parte del Comune di Ercolano’. Ma gli sversamenti non sono terminati, nonostante vi siano telecamere . ”Noi abbiamo una videosorveglianza che fu installata dall’Ente Parco circa una decina di anni fa ma mai entrata in funzione” spiega Teodonno che, come prova, mostra la presenza di rifiuto fresco posizionato di recente nelle immediate vicinanze degli ‘occhi elettronici’. Infine, via Filaro, strada che cade perpendicolarmente a via Castelluccio che ”sembra essere oggetto di una piccola bonifica”. ”Davanti a tutto questo scempio, in piena area Parco, siamo stati costretti a unirci ad altre associazioni per cercare di mettere in luce questa situazione e abbiamo prodotto un esposto nel quale segnaliamo le parti del territorio piu’ disastrate dallo scarico illegale e selvaggio dei rifiuti” conclude Teodonno ”E’ il frutto del lavoro di ventuno associazioni, in prevalenza del territorio vesuviano. Abbiamo rilevato quello che, per un computo in difetto, puo’ essere lo stato dell’arte alle falde Vesuvio. Abbiamo fotografato, segnalato le coordinate geografiche dei siti di versamento illegale e informato le autorita’ competenti. Speriamo che questo lavoro sortisca effetti”.
Ventisei guide vulcanologiche abilitate dalla Regione Campania denunciano di essere ancora ferme ai blocchi, impossibilitate a svolgere la propria attività sul sentiero numero 5 del Gran Cono del Vesuvio, nonostante la nuova normativa regionale abbia riconosciuto il loro pieno diritto a operare. A sollevare il caso è Gennaro Balzano, presidente dell’associazione «Presidio permanente vulcani campani», che parla di una situazione «paradossale e fortemente lesiva non solo dei diritti dei professionisti coinvolti, ma soprattutto dell’interesse pubblico, della sicurezza dei visitatori e della qualità complessiva dei servizi turistici offerti in uno dei siti naturalistici più importanti d’Europa».
La vicenda affonda le radici nella riforma approvata dalla Regione Campania lo scorso luglio, che ha superato il vecchio sistema a numero chiuso in vigore da quasi trent’anni. «Dopo quasi trent’anni dall’ultimo concorso – spiega Balzano – la Regione Campania ha approvato la delibera che amplia l’organico delle guide vulcanologiche operative presso il presidio permanente del Vesuvio, in risposta al crescente flusso turistico e alle maggiori esigenze di sicurezza». Un provvedimento che avrebbe dovuto aprire le porte alle nuove guide, ma che di fatto, secondo l’associazione, non ha ancora prodotto effetti concreti sul campo.
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