

Un vero e proprio disastro ambientale quello che si consumò la scorsa estate. Era luglio del 2017, oltre 100 gli ettari andati in fumo. Il fuoco colpì il cuore del Parco Nazionale del Vesuvio con effetti e conseguenze che si notano ancora oggi. A poco più di un anno da quei roghi appiccati da criminali la Procura della Repubblica di Napoli iscrive nel registro degli indagati due alti dirigenti della Regione Campania. Per loro i pubblici ministeri ipotizzano gravi reati. A dirlo è l’edizione odierna de “il Mattino”. Ad essere coinvolti sono l’attuale dirigente del Servizio Generale per la Protezione Civile, Massimo Pinto, ed il suo predecessore Italo Giulivo. Ai due professionisti i magistrati della sezione Ambiente e Territorio della Procura di Napoli contestano il concorso in incendio colposo, devastazione colposa ed abuso d’ufficio. Secondo la Procura questi reati si sarebbero registrati proprio nei giorni in cui il Vesuvio si trasformò in un vero e proprio inferno. La domanda alla quale la Procura vuole una chiara risposta per comprendere l’eventualità del coinvolgimento dei funzionari è se i due dirigenti della Regione operarono con la massima diligenza e fecero quanto era nelle loro prerogative. A far scattare le indagini alcune informative dei carabinieri del comando provinciale di Napoli. Secondo la procura né Giulivi prima e né il suo successore Pinto avrebbero applicato i termini dell’accorto rinchiusi in una legge regionale (N. 12/2017) sul “Sistema di Protezione Civile in Campania per tutelare il Vesuvio. Ora resterà ai due chiarire la loro posizione dopo il ricevimento dell’informazione di garanzia. Nei prossimi giorni, infatti, i due saranno ascoltati dal pubblico ministero.
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