Torre Annunziata. Soldi, tanti soldi e poi tangenti mascherate con la vendita di collanine vendute a prezzi esorbitanti da una giudice: un sistema radicato e profondo di illegalità quello scoperto al Tribunale di Torre Annunziata nel settore dei giudici di pace. “Semmai dopo un paio di giorni passi e facciamo quello che dobbiamo fare e non passi dopo e non passi immediatamente prima. Così evitiamo che passi qualcuno qui sotto e ci fotografi”. Il giudice Antonio Iannello era diabolicamente scientifico nel pretendere soldi da consulenti tecnici e avvocati che beneficiavano di nomine e favori. Ogni tre consulenze il pagamento della tangente secondo un tariffario ben preciso: dai 350 ai 500 euro per consulenza e poi percentuali in base ai risarcimenti liquidati per i sinistri stradali. Fino a 5mila euro, Iannello pretendeva un pagamento di 500 euro, per cause di importo maggiore invece bisognava pagare 1000 euro.
Il tariffario emerge dalle numerose intercettazioni ambientali registrate dalla telecamera nascosta posizionata nello studio del giudice di pace in servizio a Torre Annunziata. Ogni giorno, Ctu, avvocati e intermediari passavano nello studio scafatese dell’avvocato Iannello per pagare quanto dovuto. “Non riesco a portare i conti delle consulenze affidate in un mese, meglio il pagamento ogni tre consulenze” così Iannello spiega al suo interlocutore Ciro Guida, inserito nella schiera dei suoi consulenti di fiducia. Iannello è venuto a conoscenza di un’indagine a suo carico e per sviare le indagini prova a diventare più cauto, avvisa tutti quelli che si recano al suo studio di essere indagato e invece di tracciare una condotta futura lecita, cerca in ogni modo di trovare un nuovo sistema per non essere scoperto. In tanti si siedono di fronte a lui e inconsapevoli di essere ripresi da una telecamera versano bigliettoni da 50 euro al togato che deciderà sulle loro cause o ha affidato loro incarichi di consulenza.
E non mancano casi in cui Iannello si lamenta per il mancato versamento dell’obolo da parte di chi ha beneficiato delle sue decisione. A proposito di una causa decisa a favore di Rodolfo Ostrifate, si lamenta con l’avvocato Cuomo che pur avendo avuto un risarcimento di 18mila euro gli ha versato solo 300 euro “Cioè tu pigli 18mila euro grazie a me, un anno di lavoro di una persona, dovevi prendere 1000 euro e dire poi andiamo avanti” dice il togato al suo interlocutore.
Incredibile l’andirivieni per la consegna di danaro da parte di consulenti tecnici nominati nelle cause istruite da Iannello: uno dei più precisi nella consegna di danaro è Fabio Donnarumma che in più occasioni ‘ringrazia’ il giudice dei suo favori. Ma Donnarumma non è proprio l’unico a dover pagare. Secondo il Gip De Rubbo che ha firmato l’ordinanza di custodia cautelare c’è un diffuso senso di illegalità al Tribunale di Torre Annunziata. Oltre a consulenti e legali corrotti e corruttori c’è anche un gruppo di funzionari dello Stato infedeli che hanno agevolato il giudice nella gestione illecita della sua attività che ha svelato “quanto profondo e radicato siano l’illegalità e la totale assenza di senso delle istituzioni di molti dei rappresentanti dello Stato nello sfortunato Tribunaie di Torre Arinunziata”.
“L’indagine – scrive il Gip romano – ha consentito di raccogliere, come si è detto, un’impressionante mole di elementi indiziari disvelando l’esistenza di un sistema corruttivo così diffuso da coinvolgere una notevole quantità di soggetti gravitanti intorno all’ufficio del Giudice di Pace di Torre Annunziata: oltre ad almeno tre magistrati onorari (Iannello, Formicola, Ranieri) un nutritissimo numero di avvocati, consulenti tecnici ed alcuni ufficiali di Polizia Giudiziaria, oltre ai collaboratori dello stesso Iannello.
Si tratta dunque di un fenomeno così diffuso da richiedere un adeguato approfondimento delle indagini in corso, attraverso l’escussione di numerosi soggetti tra i quali le parti danneggiate nei procedimenti civili e tutti i soggetti a conoscenza del predetto sistema e non coinvolti nello stesso”.
Rosaria Federico
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Si terrà domani l’interrogatorio preventivo davanti al gip per Giovanni Zannini, consigliere regionale della Campania in forza a Forza Italia, coinvolto in tre diverse inchieste coordinate dalla Procura di Santa Maria Capua Vetere. Le accuse contestate sono pesanti e spaziano dalla corruzione alla concussione, dal falso alla truffa ai danni dello Stato.
Le contestazioni riguardano fatti risalenti alla precedente consiliatura, quando Zannini sedeva tra i banchi della maggioranza a sostegno del presidente Vincenzo De Luca e ricopriva il ruolo di presidente della commissione regionale Ambiente. Secondo l’impianto accusatorio, il consigliere avrebbe fatto parte di un presunto sistema politico-clientelare capace di influenzare nomine in enti pubblici, tra cui aziende sanitarie locali, e dinamiche amministrative in diversi Comuni del Casertano, compresi centri rilevanti come Caserta e Castel Volturno.
REDAZIONE






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