Si colora delle tinte di un giallo scandinavo la sparizione di Arjen Kamphuis – mago informatico olandese che fu tra i cofondatori di Wikileaks con l’australiano Julian Assange – svanito apparentemente nel nulla da ormai due settimane. Le sue ultime tracce comprovate sono in Norvegia, da dove il 20 agosto scorso aveva dato per l’ultima volta notizie. Poi il vuoto: un vuoto che in queste ore alimenta paure, sospetti e teorie piu’ o meno complottistiche. A lanciare l’allarme e’ stata Ancilla Van De Leest, gia’ pasionaria del partito dei Pirati in Olanda, paladina della tutela dei dati personali e amica di lunga data di Arjen che ha twittato le prime informazioni sulla “scomparsa” e ha aggiunto accorata: “Gli amici, i colleghi e la famiglia sono molto, molto preoccupati. Diffondete, vi prego”. Secondo l’attivista, Kamphuis il 20 agosto ha lasciato la stanza che da alcuni giorni occupava in un piccolo albergo di Bodo, nell’estremo nord della Norvegia, con in tasca la prenotazione datata 22 di un biglietto ferroviario interno per Trondheim. Ma su quel quel treno non pare essere poi mai salito. E di sicuro nessuno lo ha visto scendere dopo le 10 ore di viaggio previste. Di qui i timori, trasformatisi con il passare dei giorni in angoscia. Fino alla denuncia sulla base della quale la polizia norvegese ha annunciato l’apertura di un’indagine. Al momento gli investigatori nordici restano abbottonati, senza ipotizzare alcuna pista, tanto meno potenziali reati. Wikileaks tuttavia, attraverso il proprio profilo Twitter, sottolinea la stranezza di quanto accaduto e fa eco alle inquietudini. Su internet fioriscono intanto scenari di ogni tipo. C’e’ per esempio chi sospetta che l’esperto di cyber sicurezza – coautore fra l’altro di un recente saggio sul nuovo giornalismo investigativo intitolato ‘Information Security for Journalists’ – possa essersi eclissato per una qualche “missione segreta”: magari in Danimarca, dove qualcuno dice d’averlo visto a Ribe fra il 28 e il 29 agosto, pur in assenza di conferme ufficiali o evidenze di qualunque genere. O ancora chi paventa sia finito nel mirino degli Usa e “della Cia”, infuriati con Assange e i suoi alleati sin dalla diffusione da parte di Wikileaks nel 2010 di una caterva d’imbarazzanti documenti diplomatici segreti. Ma anche chi immagina una piu’ banale disavventura in montagna, descrivendo Kamphuis come un appassionato rocciatore. In attesa di elementi concreti a sostegno della tesi dell’incidente (o dell’allontanamento in ‘clandestinita” volontaria), i dubbi restano d’altronde inevitabili. Incluso quello di chi dal web evoca un possibile messaggio minatorio trasversale verso Julian Assange: quasi come un avvertimento a consegnarsi spontaneamente, senza attendere lo sfratto che dopo 6 anni d’asilo-prigione nell’ambasciata dell’Ecuador a Londra il neopresidente Lenin Moreno sembra tentato d’intimargli.
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