Don Barone doveva essere ucciso nel carcere di Vallo della Lucania: trasferito a Secondigliano

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Don Michele Barone è stato trasferito dal penitenziario di Vallo della Lucania alla Casa circondariale di Secondagliano in conseguenza alla visione di un video ripreso dalle telecamere del carcere di Vallo. Le immagini del video ritraggono quattro detenuti e il sacerdote in un aspro “confronto” a valle di una serie di battibecchi che, a dire di Barone, l’avevano messo in allarme già nei giorni immediatamente successivi il suo arrivo nel carcere salernitano. Quel filmato, registrato da una telecamera nel reparto in cui sono detenute le persone accusate di reati sessuali, ha provocato un duplice effetto. Da un lato il trasferimento di Barone a Secondigliano, avvenuto lo scorso 23 agosto, dall’altro un provvedimento disciplinare a carico dello stesso sacerdote, sotto processo a Santa Maria Capua Vetere, per maltrattamenti su minore e violenza sessuale su due ventenni.
Il dossier di Barone è stato inviato alla Procura competente e consegnato al parlamentare Antonio Del Monaco che ieri ha fatto visita al sacerdote nel carcere napoletano. Quel dossier parla di quattro detenuti, tre italiani e uno straniero, come riporta Il Mattino, che avrebbero messo a repentaglio la sicurezza del prete accusato di avere provocato uno sfregio permanente a una ragazzina di tredici anni nel corso di rituali esorcistici. Tappa per tappa, Barone scrive ciò che a suo dire ha dovuto subire sin dall’arrivo in carcere. Arrestato a febbraio finisce in carcere a Vallo della Lucania perché a Santa Maria Capua Vetere è stato cappellano e a Poggioreale viene ritenuto non al sicuro. La sua storia è arcinota quando varca la soglia della casa circondariale di Vallo dal momento che, prima dell’arresto, Le Iene hanno raccontato la sua storia mostrando il suo volto durante un servizio. Accusato di aver spacciato per esorcismi violenze, percosse e abusi sessuali, quando arriva in carcere, dunque, qualcuno si sente in dovere di fargliela pagare, ricorrendo al codice non scritto dei carcerati, secondo il quale chi finisce dentro per reati che riguardano i bambini va in qualche modo vessato. In un caso lo colpiscono con un pungo in petto “perché non aveva pulito bene il pavimento”. Il 22 agosto, quando in tre gli preannunciano un pestaggio. Tutto nasce da un diverbio al termine del quale interviene il capo delle guardie penitenziarie. I tre accusano Barone di “aver fatto la spia”. Un quarto gli promette di ammazzarlo segnandosi la gola con il pollice. Scattano le denunce reciprocamente.


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