Scafati. “… con Aliberti perché dobbiamo contare di più” era lo spot elettorale alle Provinciali del 2009, quelle in cui Angelo Pasqualino Aliberti, un anno dopo essere diventato sindaco sotto la bandiera del Pdl, diventò anche consigliere provinciale con un plebiscito di voti. Solo che, secondo l’antimafia di Salerno e secondo la commissione di accesso che ha indagato sulla permeabilità della criminalità organizzata nell’amministrazione comunale scafatese, a contare di più non era solo il politico Aliberti, ma anche la camorra. In termini giuridici: scambio di voto politico-mafioso, un patto scellerato che a partire dal 2008 hanno con le prime scelte fatte “subito evidenziato elementi di contiguità con esponenti della criminalità”. Una considerazione evidenziata dalla Commissione di accesso e fatta propria dal Ministro dell’Interno Marco Minniti nella proposta di scioglimento del Consiglio Comunale adottata dal Consiglio dei Ministri. Oggi, quella contiguità e permeabilità ha avuto un altro sigillo: quello del Presidente del Tribunale di Nocera Inferiore, Catello Marano, che ha dichiarato Angelo Pasqualino Aliberti, ex sindaco di Scafati, incandidabile per una tornata elettorale.
Aliberti stesso non si era opposto formalmente alla richiesta dell’antimafia e del Procuratore capo della Procura di Nocera Inferiore, Antonio Centore, che l’aveva sostenuta nel corso della camera di consiglio dinanzi al presidente del Tribunale nocerino.
Il provvedimento ufficializzato oggi applica al politico scafatese, sotto processo per associazione per delinquere finalizzata allo scambio di voto politico-mafioso, il divieto di candidarsi alle prossime elezioni.
A proposito del suo operato l’antimafia aveva evidenziato come, nelle tornate elettorali le Amministrative del 2013 e le Regionali del 2015, Angelo Pasqualino Aliberti, avesse instaurato un patto con esponenti della criminalità organizzata della zona e in particolare con il clan Loreto-Ridosso. Ma anche molte scelte fatte, a partire dal primo sindacato nel 2008, avevano dimostrato contiguità con la criminalità organizzata. E pure nelle elezioni provinciali del 2009, si era scoperto dopo, vi era stato un sostegno particolare e per nulla trascurabile. Quando nell’agosto del 2011 i carabinieri del Ros entrarono nel deposito di camion Trans Europa, in via Lo Porto, alla ricerca del super latitante Franchino Matrone, uccel di bosco dal 2007, scoprirono in un capannone della ditta intestata alla moglie del boss Anna D’Isidoro e al figlio adottivo Antonio, detto Michele, un carrello pubblicitario con il manifesto del candidato Aliberti ‘Alla Provincia con Aliberti perché dobbiamo contare di più – candidato Presidente Cirielli’. Era il suo spot di allora. Il guardiano notturno aveva semplicemente riferito ai carabinieri del nucleo speciale che la signora Matrone e il figlio avevano appoggiato il candidato Aliberti. Nulla più, nulla meno. Dunque, quel carrello non era lì per caso.
Dei Matrone, si scoprirà poi, il dottore Angelo Pasqualino Aliberti era anche medico per i controlli sulla sicurezza del lavoro per la ditta di pompe funebri L’Eternità. Infatti, mentre Franchino Matrone, detto ‘a belva, ritenuto uno dei vertici del clan Alfieri negli anni ’90, si nascondeva per evitare il carcere a vita, la moglie e il figlio – anch’egli ora in carcere – erano la prima amministratrice e il secondo dipendente de l’Eternità, una ditta di pompe funebri con l’autorizzazione al trasporto, che operava con la ‘gemella’ L’Infinito sul territorio di Scafati. Matrone è stato arrestato dopo una latitanza durata cinque anni, il 17 agosto del 2012, un anno dopo il ritrovamento di quel carrello elettorale nell’impresa dei suoi familiari.
Ma non è questo particolare che è costato all’ex sindaco di Scafati, l’accusa di scambio di voto politico-mafioso. C’è stato altro. Ci sono state quelle elezioni del 2013, allora era candidato sindaco per la seconda volta, in cui avrebbe avuto l’appoggio del clan Loreto-Ridosso. Agli esponenti della cosca avrebbe promesso – in cambio di voti – appalti nella pubblica amministrazione, rinunciando ad avere nelle sue liste Andrea Ridosso, figlio di Salvatore ‘piscitiello’, ucciso in un agguato di camorra nel 2002 per motivi di ‘opportunità’ e facendo candidare in sua vece Roberto Barchiesi, poi entrato in consiglio comunale, come referente di Alfonso Loreto, figlio del pentito Pasquale, e di Gennaro Ridosso, figlio di Romoletto. Erano i capi dell’organizzazione criminale che, attraverso delle imprese di pulizie, apparentemente pulite, avrebbero dovuto ottenere appalti e favori dal sindaco Aliberti. Con il supporto dello stesso clan che si era adoperato anche per organizzare delle riunioni elettorali, sarebbe stata poi eletta Monica Paolino, moglie di Aliberti e divenuta consigliere Regionale nel 2015.
Questo lo dice la storia di un’inchiesta nata oltre quattro anni fa e nella quale pende la richiesta di arresto in carcere per Angelo Pasqualino Aliberti e per Gennaro e Luigi Ridosso dinanzi alla Corte di Cassazione, il prossimo 23 gennaio.
E pochi giorni prima di quella data è arrivata oggi la decisione del Presidente del Tribunale di Nocera che ha dichiarato l ‘ultimo sindaco di Scafati, Angelo Pasqualino Aliberti incandidabile. Si fermerà per un turno, perché c’è il pericolo che insieme a lui e alle sue velleità politiche potrebbe ‘contare’ anche altro. La camorra.
Rosaria Federico
(continua.3)
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