Avevano compiuto più di 70 truffe ai danni di anziani in tutta Italia la banda controllata da due esponenti dell’Alleanza di Secondigliano e vicini al clan Licciardi della Masseria Cardone e sgominata due giorni fa grazie una inchiesta partita da Arezzo. Truffe compiute tra il novembre 2016 e il marzo 2017, in Toscana, Liguria, Umbria, Lazio, Abruzzo e Puglia, quantificando in circa 200.000 euro il valore complessivo sottratto alle vittime.
I truffatori agivano sempre con il medesimo modus operandi. Le vittime venivano individuate consultando siti internet specializzati in abbonamenti telefonici. I ‘telefonisti’ si presentavano a persone anziane vittime come ‘carabinieri’, ‘avvocati’ o ‘agenti di società assi- curative’, rappresentando generalmente un grave sinistro stradale dove era rimasto coinvolto un prossimo congiunto della vittima (solitamente un figlio o un nipote) e che per conferma della cosa potevano chiamare il 112. Facevano sì che ciò avvenisse senza che la parte offesa riattaccasse il telefono. Una volta sentito digitare i tre tasti, un altro soggetto della banda telefonava qualificandosi come “carabiniere”, confermando alla vittima quanto già anticipato dall’altro complice.
In questa fase, i truffatori cerca- vano di carpire alla vittima più dati personali possibili e soprattutto se la stessa si trovava in casa da sola. Il passaggio successivo era quindi da parte del telefonista di chiedere alla vittima il pagamento di una “cauzione” di alcune migliaia di euro affinchè il congiunto potesse riacquistare la libertà evitando di andare incontro a sanzioni penali o amministrative, facendosi dire per telefono sia il contante posseduto che gli oggetti in oro (alcune volte, facendoglieli addirittura pesare per capirne il valore). In alcune circostanze la vittima veniva ‘rimbalzata’ tra più telefonisti al chiaro scopo di aumentarne l’angoscia e la confusione e indurla così al pagamento. Quando la truffa andava a segno, il sedicente “carabiniere” concludeva il colloquio indicando alla vittima un avvocato o incaricato dell’assicurazione che si sarebbe recato presso la sua abitazione per ritirare quanto preteso, che spesso, oltre ai soldi, si trattava di monili in oro, e ogni oggetto di valore, poi rivenduti presso compro oro compiacenti.
Le somme richieste arrivavano anche a superare i settemila euro. Gli anziani contattati, tenuti al telefono anche per più di un’ora, venivano letteralmente sconvolti dalla notizia che un loro parente poteva essere coinvolto in un sinistro stradale, ed inoltre avere guai con la giustizia. Dopo la consumazione della truffa, le vittime rimanevano scioccate dal fatto di essere stati raggirati e di avere perduto, molte volte, i ricordi di una vita, come fedi, ricordi dei coniugi o di parenti defunti. Gli indagati, tutti residenti nel Napoletano, avevano ognuno un proprio ruolo nel sodalizio: vi era l’organizzatore, il quale dirigeva il gruppo individuando le vittime e distribuendo i compiti ad ognuno; gli incaricati del supporto logistico che si occupavano del reperimento delle sim card , spesso intestate a ignari soggetti stranieri, e del noleggio di autovetture usate per gli spostamenti; i telefonisti, che contattavano le vittime da Napoli; gli emissari, che, pronti nelle vicinanze delle abitazioni degli anziani, al segnale ricevuto dai telefonisti, si presentavano per riscuotere quanto preteso. Per eludere eventuali indagini, i truffatori adottavano alcune cautele come cambiare frequentemente la zona di azione, sostituendo con regolarità i cellulari e le schede sim utilizzate, così come rivolgersi a diversificate società di noleggio auto per i mezzi utilizzati.
‘Deve vendersi la fede di suo marito’, senza pietà la banda di truffatori di anziani
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