Sgominata un’organizzazione criminale di truffatori, specializzati nei raggiri alle persone anziane, che aveva base in provincia di Napoli e operava a livello nazionale. Le indagini, che si sono concluse con 12 arresti, hanno accettato che la banda dei ‘falsi carabinieri’ ha commesso in poco più di un anno una settantina di truffe, incassando dalle vittime circa 200.000 euro. Dalle prime ore di questa mattina i carabinieri della compagnia di Arezzo, con il supporto dei colleghi del comando provinciale di Napoli, hanno dato esecuzione ad un’ordinanza di applicazione di misura cautelare nei confronti di dodici persone, emessa dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Arezzo, Piergiorgio Ponticelli, richiesta del sostituto procuratore Elisabetta Iannelli, perchè ritenute responsabili di associazione per delinquere finalizzata alla commissione di truffe a danno di anziani. Il provvedimento restrittivo costituisce l’epilogo di un’articolata e complessa attività investigativa, avviata nel novembre 2016, a seguito di una serie di truffe consumate nel territorio della provincia di Arezzo, e che ha permesso di individuare e ricostruire un’organizzazione malavitosa di soggetti originari e residenti in provincia di Napoli che commettevano raggiri a persone anziane su tutto il territorio nazionale.I truffatori agivano sempre con il medesimo modus operandi. Le vittime venivano individuate consultando siti internet specializzati in abbonamenti telefonici. I ‘telefonisti’ si presentavano a persone anziane vittime come ‘carabinieri’, ‘avvocati’ o ‘agenti di società assicurative’, rappresentando generalmente un grave sinistro stradale dove era rimasto coinvolto un prossimo congiunto della vittima (solitamente un figlio o un nipote) e che per conferma della cosa potevano chiamare il 112. Facevano sì che ciò avvenisse senza che la parte offesa riattaccasse il telefono. Una volta sentito digitare i tre tasti, un altro soggetto della banda telefonava qualificandosi come ‘carabiniere’, confermando alla vittima quanto già anticipato dall’altro complice. In questa fase, i truffatori cercavano di carpire alla vittima più dati personali possibili e soprattutto se la stessa si trovava in casa da sola. Il passaggio successivo era quindi da parte del telefonista di chiedere alla vittima il pagamento di una ‘cauzione’ di alcune migliaia di euro affinchè il congiunto potesse riacquistare la libertà evitando di andare incontro a sanzioni penali o amministrative, facendosi dire per telefono sia il contante posseduto che gli oggetti in oro (alcune volte, facendoglieli addirittura pesare per capirne il valore). In alcune circostanze la vittima veniva ‘rimbalzata’ tra più telefonisti al chiaro scopo di aumentarne l’angoscia e la confusione e indurla così al pagamento.Quando la truffa andava a segno, il sedicente ‘carabiniere’ concludeva il colloquio indicando alla vittima un avvocato o incaricato dell’assicurazione che si sarebbe recato presso la sua abitazione per ritirare quanto preteso, che spesso, oltre ai soldi, si trattava di monili in oro, e ogni oggetto di valore, poi rivenduti presso compro oro compiacenti. Le somme richieste arrivavano anche a superare i settemila euro. Gli anziani contattati, tenuti al telefono anche per più di un’ora, venivano letteralmente sconvolti dalla notizia che un loro parente poteva essere coinvolto in un sinistro stradale, ed inoltre avere guai con la giustizia. Dopo la consumazione della truffa, le vittime rimanevano scioccate dal fatto di essere stati raggirati e di avere perduto, molte volte, i ricordi di una vita, come fedi, ricordi dei coniugi o di parenti defunti. Gli indagati, tutti residenti nel Napoletano, avevano ognuno un proprio ruolo nel sodalizio: vi era l’organizzatore, il quale dirigeva il gruppo individuando le vittime e distribuendo i compiti ad ognuno; gli incaricati del supporto logistico che si occupavano del reperimento delle sim card , spesso intestate a ignari soggetti stranieri, e del noleggio di autovetture usate per gli spostamenti; i telefonisti, che contattavano le vittime da Napoli; gli emissari, che, pronti nelle vicinanze delle abitazioni degli anziani, al segnale ricevuto dai telefonisti, si presentavano per riscuotere quanto preteso. Per eludere eventuali indagini, i truffatori adottavano alcune cautele come cambiare frequentemente la zona di azione, sostituendo con regolarità i cellulari e le schede sim utilizzate, così come rivolgersi a diversificate società di noleggio auto per i mezzi utilizzati. Le indagini hanno riguardato 70 truffe, tra tentate e consumate, compiute, tra il novembre 2016 e il marzo 2017, in Toscana, Liguria, Umbria, Lazio, Abruzzo e Puglia, quantificando in circa 200.000 euro il valore complessivo sottratto alle vittime. Inoltre, sono emersi legami, anche parentali, tra due destinatari delle misure cautelari e un soggetto ritenuto affiliato a un sodalizio criminale camorristico riconducibile all'”Alleanza di Secondigliano”.- Gli arrestati dovranno rispondere dei reati di associazione per delinquere finalizzata ai delitti di truffa aggravata in danno di persone anziane o comunque in condizioni di minorata difesa. Al termine delle operazioni di cattura e fotosegnalamento, i destinatari delle misure cautelari sono stati condotti presso la casa circondariale di Napoli Poggioreale e presso i rispettivi domicili.
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