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Luigi Vanvitelli e l’architettura del Settecento a Napoli

Luigi Vanvitelli (Napoli, 12 maggio 1700 – Caserta, 1 marzo 1773) fu un architetto e artista italiano di origine olandese, considerato uno dei principali interpreti del Settecento architettonico italiano. La sua opera rappresenta il ponte tra il barocco maturo e gli albori del neoclassicismo, caratterizzata da un equilibrio tra monumentalità e rigore formale, e da una capacità di coniugare la visione scenografica con l’efficacia strutturale.

Nato in una Napoli ancora sotto influenza spagnola e formato nella Roma dei grandi maestri antichi, Vanvitelli incarna l’incontro tra la tradizione artistica classica e le nuove sensibilità del XVIII secolo. La sua vita e le sue opere rispecchiano non solo la trasformazione dell’architettura a Napoli, ma anche l’evoluzione culturale dell’intero Regno borbonico.

Vita, formazione e primo successo di Vanvitelli

Luigi Vanvitelli nacque a Napoli da Caspar van Wittel, vedutista olandese noto in Italia come Gaspare Vanvitelli, e da Anna Lorenzani, appartenente a una famiglia di artisti. Trascorse l’infanzia tra Napoli e Roma, dove il contatto con i monumenti antichi e i trattatisti classici influenzò profondamente la sua formazione artistica e architettonica.

A Roma compì i suoi primi studi e collaborazioni professionali. Partecipò a concorsi prestigiosi, come quello per la facciata di San Giovanni in Laterano e per la Fontana di Trevi, e lavorò in progetti importanti, tra cui restauro di edifici sacri e opere architettoniche rilevanti, pur senza sempre ottenere l’incarico finale.

La sua reputazione crebbe grazie alla capacità di integrare proporzioni classiche con spunti barocchi, un linguaggio che lo pose al centro dell’attenzione dei committenti più influenti dell’epoca.

Le grandi opere e l’influenza nell’architettura napoletana e borbonica

La fama di Luigi Vanvitelli è legata soprattutto alle sue opere monumentali commissionate dalla corte borbonica, che voleva proiettare l’immagine del Regno al livello delle altre grandi potenze europee.

La Reggia di Caserta e il complesso monumentale

La sua opera più celebre è senza dubbio la Reggia di Caserta, progettata a partire dal 1752 per Carlo di Borbone. Questa maestosa residenza reale, modello di residenza principesca ispirata a Versailles, si sviluppa su quattro grandi facciate e comprende oltre mille stanze, giardini all’italiana, cortili e un sistema di fontane legate all’Acquedotto Carolino — un’opera ingegneristica che portava l’acqua fino ai giardini reali.

La Reggia non fu solo un palazzo, ma un intero complesso integrato nel paesaggio: l’asse prospettico principale collega l’edificio alle colline dell’Appennino, conferendo un effetto scenografico unico, tra natura e architettura.

Interventi a Napoli

Oltre alla Reggia, Vanvitelli lavorò anche direttamente nel contesto napoletano:

  • restaurò e rinnovò parti della Basilica della Santissima Annunziata Maggiore;
  • disegnò il Foro Carolino (oggi Piazza Dante), concepito come spazio civico in onore di Carlo di Borbone;
  • progettò la facciata e la scala di Palazzo Calabritto e la facciata della Chiesa di San Luigi di Palazzo;
  • intervenne in edifici religiosi e civili contribuendo al rinnovamento estetico e funzionale della città.

Questi progetti sintetizzano l’approccio vanvitelliano all’architettura Napoli del Settecento: un equilibrio tra monumentalità regia e attenzione all’armonia urbana.

Lo stile e l’eredità culturale

La produzione di Vanvitelli rappresenta una tappa fondamentale nella transizione dall’architettura barocca a quella neoclassica. Il suo linguaggio funge da ponte tra decorazione scenografica e rigore formale: utilizza elementi classici (come l’uso razionale delle colonne e delle proporzioni) e li integra con soluzioni dinamiche tipiche del Barocco.

La sua influenza si estende oltre la sua stessa opera: molti dei suoi allievi e collaboratori, tra cui Giuseppe Piermarini e suo figlio Carlo Vanvitelli, contribuirono alla diffusione di questo stile in altre regioni, rendendo l’eredità del maestro parte integrante della cultura architettonica europea del XVIII secolo.

A Napoli, il suo contributo aiutò la città a consolidarsi come capitale culturale del Regno, centro di innovazione artistica e architettonica in cui si univano ideali illuministici e visioni regali di modernità.

Napoli, parte il restauro della Fontana di Capodimonte

È partito ufficialmente questa mattina l’intervento di restauro della storica Fontana di Capodimonte, uno dei simboli del patrimonio monumentale napoletano. Il cantiere è stato inaugurato presso le scale della Principessa Iolanda, al Tondo di Capodimonte, segnando un nuovo passo nel percorso di riqualificazione urbana promosso dalla Terza Municipalità in collaborazione con la società idrica Acqua Bene Comune.

Ad assistere alle prime fasi dei lavori anche quaranta studenti provenienti da istituti del territorio, coinvolti in un’iniziativa che unisce recupero storico e formazione civica. Guidati dai tecnici e dai restauratori della ditta specializzata Maestranze Napoletane, i ragazzi hanno potuto osservare da vicino le operazioni iniziali, entrando in contatto diretto con le tecniche di conservazione e con il valore dei beni comuni.

Il progetto prevede un intervento articolato. Dopo una prima fase di pulizia generale dell’antico abbeveratoio, si passerà alla rimozione delle scritte vandaliche attraverso l’utilizzo di prodotti ecologici e biodegradabili, studiati per non alterare materiali originali come la pietra lavica e il travertino. Seguirà il consolidamento strutturale, con la messa in sicurezza delle lastre e la sostituzione delle vecchie componenti in ferro ormai ossidate con nuovi elementi in acciaio inox.

Nelle fasi successive è prevista anche la realizzazione di un moderno impianto di illuminazione, pensato per valorizzare il monumento, e il rifacimento dell’impianto idraulico, che sarà dotato di sistemi a ricircolo per garantire efficienza e sostenibilità ambientale. L’intervento si inserisce in un più ampio programma di recupero delle fontane cittadine, con l’obiettivo non solo di restituire decoro a luoghi simbolo, ma anche di rafforzare il legame tra i cittadini, soprattutto i più giovani, e il patrimonio storico della città.

Boscoreale, spaccio al tramonto: arrestato 24enne con droga e contanti

Un rapido scambio in strada, una bustina passata in cambio di denaro e l’intervento immediato dei carabinieri. È accaduto a Boscoreale, in via Settetermini, dove i militari motociclisti del nucleo radiomobile di Torre Annunziata hanno arrestato un 24enne del posto, già noto alle forze dell’ordine, con l’accusa di spaccio di sostanze stupefacenti.

L’episodio si è verificato al calare del sole, in una zona a ridosso di un’area residenziale. I carabinieri, durante un servizio di controllo del territorio, hanno notato due uomini intenti in un movimento sospetto e hanno deciso di avvicinarsi per verificare. Proprio in quel momento è avvenuto lo scambio: una dose in cambio di denaro.

L’intervento è stato immediato. Il 24enne è stato bloccato e sottoposto a perquisizione: addosso aveva circa 10 grammi tra hashish e crack, oltre a 265 euro in contanti, ritenuti dagli investigatori il provento dell’attività di spaccio. L’acquirente è stato identificato e segnalato alle autorità competenti, mentre per il giovane sono scattate le manette. Attualmente si trova in attesa di giudizio.

Un episodio che conferma come l’attività di spaccio continui a svilupparsi anche in contesti apparentemente tranquilli, sfruttando momenti e luoghi in cui il controllo sembra meno evidente, ma dove la presenza delle forze dell’ordine resta costante.

Benevento, merchandising contraffatto: sequestrati gadget del club giallorosso

Sciarpe, maglie, bandiere e gadget con il marchio del Benevento Calcio, ma completamente contraffatti. È quanto hanno scoperto i finanzieri del comando provinciale di Benevento nel corso di un controllo effettuato non lontano dal centro storico della città sannita, dove l’entusiasmo per la recente promozione in Serie B aveva fatto crescere la domanda di merchandising.

L’attenzione dei militari è stata attirata da un cartello esposto sul marciapiede, davanti a un’attività commerciale, che pubblicizzava la vendita di articoli legati alla squadra giallorossa. Una volta entrati nel negozio, i finanzieri hanno trovato in esposizione numerosi capi di abbigliamento e accessori riconducibili al club, tutti privi però delle necessarie certificazioni.

Alla richiesta di documentazione fiscale che attestasse la provenienza della merce, il titolare non è stato in grado di fornire alcuna giustificazione. Gli accertamenti hanno inoltre evidenziato la scarsa qualità dei materiali utilizzati e l’assenza di confezionamento ed etichettatura che garantisse l’originalità dei prodotti.

L’intero stock è stato quindi sottoposto a sequestro, mentre per il responsabile dell’attività commerciale è scattata la denuncia alla Procura di Benevento con l’accusa di detenzione finalizzata alla vendita di prodotti contraffatti. Un intervento che si inserisce nel più ampio contrasto al fenomeno della contraffazione, particolarmente diffuso in occasione di eventi sportivi e momenti di forte richiamo per i tifosi.

Castellammare, cerca di uccidere il fratello a colpi di sedia: arrestato per tentato omicidio

Castellammare  – Un’aggressione brutale, inizialmente mascherata da incidente domestico, si è trasformata in un caso di tentato omicidio. Nella mattinata di oggi i Carabinieri della Compagnia di Castellammare di Stabia hanno arrestato un uomo, su ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal GIP del Tribunale di Torre Annunziata, con l’accusa di aver tentato di uccidere il fratello.

Le indagini hanno preso avvio nella notte tra il 6 e il 7 febbraio, quando la vittima era stata trasportata d’urgenza all’ospedale cittadino con una grave ferita alla testa, inizialmente attribuita a una caduta accidentale tra le mura domestiche.

“Non sono caduto”: il racconto che fa scattare le indagini

A far emergere la verità è stato lo stesso ferito che, ai medici, ha raccontato una versione completamente diversa: nessuna caduta, ma una violenta aggressione subita per mano del fratello.

Una dichiarazione che ha spinto i sanitari ad allertare immediatamente i Carabinieri, dando il via a un’indagine serrata coordinata dalla Procura.

Colpito con una sedia dopo una lite

Gli accertamenti hanno consentito di ricostruire la dinamica dei fatti: al culmine di una lite per futili motivi, l’indagato avrebbe colpito il fratello alla testa con una sedia metallica, provocandogli un trauma cranico gravissimo.
Le conseguenze sono state devastanti: la vittima è stata sottoposta a diversi interventi chirurgici salvavita e si trova tuttora ricoverata in condizioni critiche.

Un clima di tensione e precedenti aggressioni

Dalle indagini è emerso un quadro familiare fortemente deteriorato. Alla base dei contrasti, rivendicazioni economiche legate alla casa dei genitori defunti, nella quale viveva la vittima.

Non si sarebbe trattato di un episodio isolato: già nel dicembre 2025 l’uomo avrebbe aggredito il fratello, causandogli lesioni che avevano richiesto cure mediche. In quell’occasione, la vittima aveva confidato ai familiari il timore per la propria incolumità, arrivando a valutare una denuncia mai formalizzata.

Trovata l’arma dell’aggressione

Nel corso della perquisizione effettuata oggi nell’abitazione dell’indagato, i militari hanno rinvenuto e sequestrato la sedia ritenuta compatibile con l’arma utilizzata per il delitto. Sul reperto saranno ora eseguiti ulteriori accertamenti tecnici.

Al termine delle formalità di rito, l’uomo è stato trasferito presso la casa circondariale “G. Salvia” di Napoli Poggioreale, dove resta a disposizione dell’autorità giudiziaria.
Le indagini proseguono per chiarire ogni ulteriore dettaglio di una vicenda segnata da violenza e tensioni familiari sfociate nel sangue.

Melito di Napoli, scontro tra moto e bici: due feriti in codice rosso

Un violento impatto tra una motocicletta e una bicicletta ha scosso la serata di Melito di Napoli, lungo la circumvallazione esterna in direzione Lago Patria. L’incidente, avvenuto ieri sera, ha coinvolto un uomo di 45 anni di origine pakistana, che viaggiava in sella alla sua bici, e un 53enne alla guida di una moto.

Sul posto sono intervenuti i carabinieri della sezione radiomobile di Marano, che hanno avviato gli accertamenti per ricostruire con precisione la dinamica dello scontro, ancora in fase di verifica.

L’urto è stato particolarmente violento e ha richiesto l’immediato trasporto di entrambi i feriti al pronto soccorso dell’ospedale di Giugliano in Campania. Le condizioni iniziali hanno reso necessario il codice rosso per entrambi, con prognosi riservata.

Nonostante la gravità dell’impatto, secondo quanto emerso nelle ore successive, né il ciclista né il motociclista sarebbero in pericolo di vita. Resta ora da chiarire cosa abbia provocato l’incidente in un tratto di strada particolarmente trafficato, dove non sono rari episodi simili.

Furto d’auto e cavallo di ritorno: due arresti tra Castellammare e Gragnano

Prima il furto, poi la richiesta di denaro per riavere l’auto: il classico schema del “cavallo di ritorno” torna al centro di un’indagine che ha portato a due arresti tra Castellammare di Stabia e Gragnano. I carabinieri della compagnia di Sorrento hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare agli arresti domiciliari, con braccialetto elettronico, nei confronti di un 33enne e di un 30enne, entrambi gravemente indiziati di furto aggravato ed estorsione.

Il provvedimento è stato emesso dal gip del tribunale di Torre Annunziata su richiesta della Procura oplontina, al termine di un’attività investigativa avviata dopo un episodio avvenuto nel febbraio 2025 tra Pompei e Sant’Antonio Abate.

Secondo quanto ricostruito, l’auto, di proprietà di un cittadino di Meta, era stata rubata nel pomeriggio del 17 febbraio dal parcheggio interrato del centro commerciale La Cartiera di Pompei. Due giorni dopo, il veicolo era stato ritrovato dagli stessi proprietari a Sant’Antonio Abate, circostanza che ha spinto gli investigatori ad approfondire la vicenda per verificare eventuali richieste estorsive.

I sospetti si sono rivelati fondati: gli autori del furto, dopo essersi impossessati dell’auto, avrebbero contattato la moglie del proprietario chiedendo il pagamento di mille euro in cambio della restituzione del mezzo.

Le indagini, condotte dai carabinieri della stazione di Piano di Sorrento e coordinate dalla Procura di Torre Annunziata, hanno consentito di risalire ai presunti responsabili nonostante i tentativi di depistaggio, tra cui l’alterazione della targa del veicolo utilizzato per raggiungere il luogo della consegna. Fondamentale si è rivelata l’analisi delle comunicazioni tra i due indagati: le chat estrapolate durante la fase di restituzione dell’auto hanno permesso di ricostruire nel dettaglio l’intera operazione.

Un sistema rodato, quello del “cavallo di ritorno”, che continua a colpire sul territorio e che, ancora una volta, mostra come dietro un furto apparentemente isolato possa nascondersi un meccanismo estorsivo ben organizzato.

MAKTEK Eurasia 2026 ridisegna gli equilibri dell’industria internazionale con visione La Turchia è la chiave

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MAKTEK Eurasia 2026 aprirà le sue porte entro la fine di settembre, posizionando la Turchia come base manifatturiera strategica tra Europa e Asia. Oltre la metà dello spazio espositivo è stata prenotata in soli 45 giorni dall’apertura delle iscrizioni.
L’evento sarà dedicato alle macchine utensili, ai sistemi di produzione digitale e alle tecnologie avanzate per la manifattura.

Istanbul — MAKTEK Eurasia 2026  si terrà presso il Tüyap Fair and Congress Center di Istanbul dal 28 settembre al 3 ottobre 2026, riunendo produttori, fornitori di tecnologia e delegazioni commerciali provenienti da Europa, Medio Oriente, Nord Africa e Asia Centrale.

Organizzato da Tüyap Fairs and Exhibitions Organization Inc. in collaborazione con la Machine Tools Industrialists and Business Association (TİAD) e con il supporto della Turkish Machine Manufacturers Association (MİB) e del Ministero del Commercio della Repubblica di Turchia, l’evento è sviluppato attorno al tema “La Turchia è la chiave”, che riflette l’ambizione di posizionare il Paese come hub regionale per la produzione e la logistica, in un momento in cui gli equilibri della manifattura globale stanno cambiando.

La pressione dei costi ridisegna le decisioni produttive

I produttori europei continuano a confrontarsi con costi elevati dell’energia e del lavoro. La produzione industriale dell’Unione Europea ha mostrato una ripresa irregolare nel corso del 2024 e del 2025.

Queste pressioni hanno accelerato le strategie di diversificazione delle catene di approvvigionamento e di nearshoring. Le aziende stanno riconsiderando l’esposizione alle lunghe rotte logistiche e ai rischi geopolitici in Asia, cercando al tempo stesso località che offrano integrazione doganale con l’UE, infrastrutture industriali consolidate e costi operativi competitivi.

La Turchia, che fa parte dell’Unione Doganale dell’UE per i beni industriali e si trova al crocevia tra i mercati europei e asiatici, compare sempre più spesso in queste valutazioni strategiche.

«In un periodo in cui gli equilibri della manifattura globale stanno cambiando, MAKTEK Eurasia 2026 trasmette alla comunità imprenditoriale internazionale un chiaro messaggio strategico sulle capacità produttive della Turchia, sulle sue infrastrutture logistiche, sulla forza lavoro qualificata e su una struttura dei costi competitiva», ha dichiarato İlhan Ersözlü, direttore generale di Tüyap Fairs Production Inc.

«Per i mercati di Europa, Medio Oriente, Nord Africa e Asia Centrale, la Turchia si conferma un partner industriale e commerciale affidabile, sostenibile e orientato al lungo periodo».

Focus sulla manifattura avanzata

L’edizione 2026 di MAKTEK metterà in evidenza i sistemi di produzione di nuova generazione sotto il motto “DAHA”, che in inglese significa “more” (di più) e richiama un’idea di manifattura più veloce, più efficiente, più precisa e più intelligente.

Tra le tecnologie esposte sono attese macchine utensili CNC, sistemi per la lavorazione della lamiera, robotica, piattaforme di automazione e software per la produzione digitale.

Le applicazioni legate a Industry 4.0 e alle prime evoluzioni di Industry 5.0, inclusi digital twin e modelli produttivi basati sui dati, rappresenteranno una parte centrale del programma.

Il concept MAKTEKVERSE amplia il format della manifestazione

Nel 2026 la fiera introdurrà “MAKTEKVERSE”, pensato come una piattaforma interattiva che va oltre la tradizionale esposizione di prodotti. All’interno di questa struttura, la Tech-Force Area offrirà spazio a progetti universitari, start-up e innovazioni guidate da ingegneri.

La Effect-Force Area ospiterà invece incontri di settore, dibattiti e momenti di condivisione delle conoscenze.

«Il nostro obiettivo è mettere in contatto i produttori affermati con giovani ingegneri e sviluppatori di tecnologie, riflettendo gli sforzi più ampi che in Europa e nelle regioni vicine stanno cercando di colmare il divario di competenze nella manifattura avanzata», ha dichiarato Ersözlü.

Forte domanda fin dalle prime fasi

MAKTEK Eurasia 2026 ha registrato un interesse significativo già nelle fasi iniziali. Gli organizzatori affermano che il 52% dello spazio espositivo è stato prenotato nei primi 45 giorni dall’apertura delle iscrizioni. Una volta finalizzati i contratti preliminari, il tasso di occupazione dovrebbe superare il 70%.

Accanto alla fiera sono previsti programmi dedicati ai Paesi partner, incontri tra delegazioni e sessioni B2B mirate. Queste iniziative hanno l’obiettivo di favorire relazioni commerciali transfrontaliere tra i produttori europei e quelli dell’area eurasiatica.

La manifestazione sarà aperta ogni giorno dalle 10:00 alle 19:00 dal 28 settembre al 2 ottobre 2026, mentre il 3 ottobre l’orario sarà dalle 10:00 alle 18:00.

Dati di contatto

Emirhan Boyacı 
emirhanboyaci@tuyap.com.tr

 

Pestaggio per un debito di droga a Piano di Sorrento, arrestato un 20enne

Un’aggressione brutale per un debito di appena 80 euro legato all’acquisto di droga. A oltre un anno dai fatti, i carabinieri della compagnia di Sorrento hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare agli arresti domiciliari, con braccialetto elettronico, nei confronti di un 20enne di Piano di Sorrento.

Il provvedimento, emesso dal gip del tribunale di Torre Annunziata su richiesta della Procura, arriva al termine di un’indagine avviata dopo il pestaggio subito da un giovane di Vico Equense, avvenuto il 9 febbraio 2025. La vittima riportò lesioni giudicate guaribili in sette giorni.

Secondo la ricostruzione degli inquirenti, il 20enne avrebbe agito insieme al fratello minorenne, nei cui confronti si procede separatamente, con l’obiettivo di costringere il ragazzo a saldare un vecchio debito contratto per l’acquisto di hashish. Non solo: in occasione di quella cessione, i due avrebbero anche imposto alla vittima di piazzare due banconote false da 50 euro, promettendo una divisione del guadagno.

Le accuse contestate sono pesanti e comprendono spaccio di sostanze stupefacenti, tentata estorsione, rapina, lesioni e utilizzo di denaro falso, con l’aggravante di aver coinvolto un minorenne.

Determinante per la svolta nelle indagini è stata l’analisi delle immagini di videosorveglianza della zona. I filmati hanno consentito ai militari di ricostruire la dinamica dell’aggressione: i due sarebbero arrivati a bordo di un ciclomotore, poi risultato intestato a un parente, affiancando la vittima prima di scendere e colpirla violentemente mentre cercava di proteggersi a terra.

Montecorice, monovolume sfonda il guardrail e precipita nel dirupo: 4 feriti salvati dai vigili del fuoco

Sono stati alcuni residenti della zona a dare l’allarme dopo aver notato un’auto precipitata in un dirupo oltre il guardrail. È così che, nella mattinata di oggi, è scattato il massiccio piano di soccorsi in località Capitello, nel territorio di Montecorice, nel Salernitano.

La vettura coinvolta, una monovolume grigia, è finita al di là delle protezioni stradali lungo la Via del Mare, nei pressi di alcuni parchi residenziali, terminando la sua corsa nella scarpata sottostante.

Il recupero dei feriti

A bordo del veicolo c’erano quattro persone straniere, probabilmente di origine nordafricana, tutte sulla quarantina. I feriti sono stati estratti dall’abitacolo dai vigili del fuoco, intervenuti con un imponente dispiegamento di mezzi.

Sul posto sono arrivate diverse squadre provenienti dai distaccamenti della zona, supportate dai soccorritori speleo-alpino-fluviali e da un elicottero utilizzato per le operazioni di recupero nel dirupo.

Trasferiti negli ospedali

Dopo essere stati messi in sicurezza, i quattro occupanti dell’auto sono stati affidati ai sanitari del 118, che li hanno trasportati negli ospedali di Vallo della Lucania, Salerno e Napoli. Tutti hanno riportato politraumi, ma secondo le prime informazioni non sarebbero in pericolo di vita.

Indagini sulla dinamica

Sulla dinamica dell’incidente stanno ora lavorando i carabinieri della Compagnia di Agropoli, che dovranno chiarire le cause che hanno portato la monovolume a sfondare il guardrail e precipitare nel dirupo.

Il precedente mortale nella stessa zona

Il tratto di strada dove si è verificato l’incidente odierno non è nuovo a tragedie. Poco meno di un mese fa, infatti, nello stesso territorio persero la vita due giovani, un ragazzo di 29 anni e una ragazza di 25.

La loro auto, dopo l’impatto con un furgone, precipitò in una scarpata compiendo un volo di circa 200 metri, un incidente che scosse profondamente la comunità locale.

Saviano, diede fuoco all’auto della Polizia Locale: incastrato dalle telecamere, scatta il divieto di dimora

Saviano –  Si chiude il cerchio attorno all’autore dell’attentato incendiario che, nella notte del 10 gennaio scorso, ha distrutto un’auto della Polizia Locale di Saviano.

I Carabinieri della stazione locale hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare, emessa dal GIP del Tribunale di Nola su richiesta della Procura, disponendo il divieto di dimora nel comune di residenza per un uomo di 42 anni, ritenuto responsabile del rogo.

L’assalto nella notte

L’episodio risale a tre mesi fa, quando l’uomo si è avvicinato al veicolo d’istituto, parcheggiato nei pressi della casa comunale e chiaramente riconoscibile dai colori d’ordinanza.

Con un’azione rapida e priva di esitazioni, il piromane ha versato del liquido infiammabile sulla carrozzeria, appiccando il fuoco e dileguandosi a piedi nell’oscurità. L’incendio ha avvolto completamente l’auto, riducendola a un ammasso di lamiere annerite davanti agli occhi dei residenti e delle autorità.

La prova nei vestiti

A tradire il 42enne è stata la fitta rete di sorveglianza pubblica. Gli investigatori hanno minuziosamente analizzato i filmati delle telecamere che coprono l’area dell’evento e i percorsi di fuga limitrofi, riuscendo a ricostruire l’intero tragitto compiuto dal sospettato.

Il tassello decisivo è arrivato però dalla perquisizione domiciliare: i Carabinieri hanno rinvenuto un giubbotto e un paio di scarpe identici a quelli visibili nei video. Le successive analisi comparative hanno confermato una compatibilità “medio-alta” tra gli indumenti sequestrati e quelli indossati dal piromane durante l’azione delittuosa.

Il provvedimento

Rintracciato nella propria abitazione, l’uomo è stato informato della misura cautelare. Il provvedimento di allontanamento dal comune mira a prevenire la reiterazione di atti simili, che hanno colpito direttamente un simbolo della sicurezza e della legalità del territorio.

Le motivazioni dietro il gesto restano ancora al vaglio degli inquirenti, ma l’efficacia delle indagini ha permesso di dare una risposta rapida a un atto che aveva scosso l’intera comunità di Saviano.

Meteo Campania: foschia e nebbia in pianura, massime fino a 23°C

In Campania la giornata si presenta nel complesso asciutta con cieli variabili tra pianura e montagna: le minime oscilleranno tra i 6 e gli 11 °C, mentre le massime raggiungeranno punte comprese tra i 19 e i 23 °C nelle zone più soleggiate dell’entroterra. Non sono attese precipitazioni su tutto il territorio regionale, con probabilità di pioggia praticamente nulla; il vento si manterrà debole o moderato localmente, ma senza fenomeni significativi che possano modificare il quadro termico. La combinazione di umidità notturna e inversione termica favorisce la formazione di nebbie e foschie nella pianura campana, quindi le condizioni di visibilità potrebbero risultare ridotte al mattino su alcune vallate e lungo gli assi fluviali, mentre il pomeriggio vedrà una moderata escursione termica tra costa ed entroterra.

Sulla fascia costiera Napoli registra al mattino una copiosa nebbia che avvolge il Golfo, con temperature che partono intorno ai 11 °C e una massima prevista sui 19 °C; il vento è leggero e non smuove la patina umida, dunque la giornata resterà piuttosto stagnante fino a quando il sole non disperderà la foschia. A Salerno la situazione è invece più grigia ma asciutta, con cielo coperto e condizioni meno umide rispetto al capoluogo; qui le minime sono analoghe a quelle partenopee ma le massime si attestano appena sotto i 19 °C, con brezze deboli che favoriscono una sensazione termica più stabile per il lungomare e il centro urbano.

Nel Casertano e nel Sannio la giornata mette in evidenza le differenti anime della Campania interna: Caserta si sveglia con umidità elevata e cieli coperti, minime intorno ai 9 °C ma con un rapido aumento fino ai 21–22 °C nelle ore più calde, mentre Benevento parte dai valori più bassi della regione, intorno ai 6 °C, e resta avvolta dalla nebbia mattutina che può persistere nelle valli prima di diradarsi; in entrambi i casi la pianura espone a maggior rischio di foschia e visibilità ridotta al mattino. Avellino, posizionata più in quota rispetto alle rette pianeggianti, presenta condizioni più asciutte e soleggiate: minime vicino a 8–9 °C e massime fino a circa 20–21 °C, con cielo prevalentemente sereno che favorisce un rapido dissolversi della bruma e temperature più gradevoli durante il giorno. Queste differenze mostrano come la morfologia del territorio influenzi la distribuzione delle nebbie e delle schiarite, con i fondovalle che f

L’impatto pratico per chi si muove in città e sulle strade provinciali è concreto: al mattino è prudente anticipare i tempi di viaggio, usare fari e mantenere distanze di sicurezza nelle tratte interessate dalla nebbia, soprattutto tra Caserta e Benevento dove la visibilità potrebbe scendere sensibilmente. Sul fronte dell’abbigliamento, la mattinata richiede capi stratificati e una giacca leggera per contrastare l’umidità, mentre il pomeriggio permette di alleggerirsi grazie alle massime che in alcune zone raggiungono i 22–23 °C; per chi programma attività all’aperto conviene sfruttare le ore centrali quando Avellino e l’entroterra risultano più soleggiati, ma restare sempre vigili alle condizioni locali che possono cambiare rapidamente nelle aree di transizione tra pianura e collina.

Spari a Cercola, 45enne ucraino ferito al polso: caccia ai responsabili

Paura a Cercola, alle porte di Napoli, dove un uomo di 45 anni, di nazionalità ucraina, è rimasto ferito in una sparatoria. Il 45enne si è presentato al pronto soccorso dell’ospedale Villa Betania con una ferita da arma da fuoco al polso.

L’allarme è scattato quando i poliziotti del commissariato di Ponticelli sono intervenuti nella struttura sanitaria per accertare quanto accaduto. Secondo quanto riferito dalla vittima agli agenti, l’uomo sarebbe stato raggiunto da alcuni colpi di pistola mentre si trovava a Cercola. Uno dei proiettili lo ha centrato al polso.

Il 45enne ha dichiarato di non conoscere le persone che hanno aperto il fuoco nei suoi confronti. Al momento non si esclude alcuna pista e sono in corso tutti gli approfondimenti investigativi per chiarire il contesto dell’agguato e identificare i responsabili.

Le sue condizioni non sarebbero gravi: l’uomo è stato ricoverato, ma non è in pericolo di vita. Sull’episodio indaga la Polizia di Stato, impegnata nella ricostruzione della dinamica e del movente della sparatoria.

Il rito mattutino del cornetto di sfogliatella a Port’Alba tra tradizione e modernità

Port’Alba all’alba: un risveglio tra libri e dolcezza

All’alba, Port’Alba si risveglia lentamente, avvolta da una luce dorata che filtra tra i portici e le librerie antiche. Le pagine dei libri appena sfogliate sembrano mescolarsi con l’odore inconfondibile di sfoglia fragrante e crema dolce. È in questo scenario, fatto di storia e quotidianità, che si rinnova ogni mattina un rito unico: il consumo del cornetto ripieno di sfogliatella, un connubio di sapori e memorie che parla di Napoli e della sua anima.

Un dolce che racconta Napoli: origini e caratteristiche

Il cornetto di sfogliatella nasce come un’evoluzione creativa della tradizionale sfogliatella napoletana. Croccante, con strati sottili di pasta sfoglia che racchiudono un ripieno ricco di ricotta, agrumi e zucchero, è un prodotto tipico che conserva tutta la dolcezza e la complessità della pasticceria locale. La sua forma a cornetto rende più agevole il consumo veloce, ma senza rinunciare al piacere di un morso fragrante e caldo.

Pasticcerie storiche e nuove interpretazioni

Via Port’Alba ospita alcune delle pasticcerie più storiche di Napoli, dove le ricette si tramandano da generazioni e le mani esperte impastano con cura ogni giorno. Al tempo stesso, nuovi locali hanno saputo reinventare la tradizione, sperimentando varianti con ingredienti innovativi o presentazioni contemporanee, pur mantenendo la sostanza del rito. Questo incontro tra passato e presente è il cuore pulsante di una zona che vive di cultura e sapori.

Il rito del cornetto: chi si ferma e perché

Il rituale del cornetto di sfogliatella non è solo gastronomico, ma un vero momento sociale. I clienti abituali si fermano al bancone, scambiano due parole con il pasticcere, si concedono un istante per svegliarsi davvero. Ci sono studenti, lavoratori, scrittori e turisti, ognuno con la propria storia, ma uniti dal piacere condiviso. Come ricordo d’infanzia, molti napoletani raccontano le mattine fredde trascorse con il cornetto caldo in mano, mentre il mondo si animava lentamente intorno a loro.

Storie di chi mantiene viva la tradizione

Tra i clienti abituali c’è chi, come Maria, una signora che frequenta Port’Alba da decenni, ripete: «Il cornetto di sfogliatella è più di un dolce: è un abbraccio caldo che ci lega alla nostra storia ogni mattina». Tra i giovani, invece, si percepisce una riscoperta del valore autentico, lontano dal fast food e dalla frenesia, un modo per ritrovarsi nelle proprie radici, anche in una città che corre veloce.

Tradizione e velocità: un equilibrio delicato

Napoli è una metropoli in rapido movimento, eppure qui, a Port’Alba, il tempo sembra rallentare per un attimo. Il cornetto di sfogliatella diventa simbolo di una resistenza dolce alla rapidità della vita moderna, un momento che permette di fermarsi, respirare e assaporare non solo un dolce, ma un pezzo di cultura e memoria condivisa.

Un valore simbolico che supera il gusto

Questo rito quotidiano si fa allora metafora del legame tra passato e presente, tra le generazioni e la comunità. Ogni morso è un gesto che rinnova un patto invisibile con la città: quello di custodire le tradizioni, ma anche di permettere loro di evolvere. Port’Alba, con i suoi caffè letterari e le librerie, è il luogo perfetto dove questo dialogo accade naturalmente, tra odori, suoni e storie di Napoli.

Conclusione: il cornetto come ponte tra epoche

Il rito mattutino del cornetto di sfogliatella a Port’Alba non è solo un semplice gesto: è un’esperienza che intreccia sapori, memorie e incontri. In una città che cambia continuamente, resta un punto fermo, un modo caldo e dolce per iniziare la giornata, condividendo un pezzo di Napoli autentica. Chi si ferma a gustarlo, lo sa: è un abbraccio che attraversa il tempo.

Per chi vuole scoprire di più sulle tradizioni e i volti di Napoli, vi consigliamo di leggere anche le storie di [LINK_INTERNO: quartieri napoletani e i loro rituali] e i focus sui [LINK_INTERNO: luoghi storici e culturali della città].

Serie: Napoli che si vive

Un viaggio nelle micro-storie, nei suoni, odori e ricordi di una città che non smette mai di raccontarsi.

La pista di Volla sulla morte di Fabio Ascione: vittima innocente di un «regolamento di conti» tra ragazzini

Napoli – Non c’è il bossolo, non c’è la firma della camorra militare, ma c’è il corpo di un ragazzo di vent’anni steso sull’asfalto, colpito al cuore da un killer che forse nemmeno lo conosceva.

La morte di Fabio Ascione sta assumendo, ora dopo ora, i contorni sbiaditi e atroci dell’errore fatale. Un “non senso” criminale nato lontano dalle strade di Ponticelli e maturato nel brodo primordiale della violenza giovanile che agita l’hinterland.

La scintilla al “Parco di Topolino”

Tutto sarebbe cominciato a Volla. Le informative degli inquirenti e i sussurri che corrono tra i vicoli del quartiere portano dritti al “Parco di Topolino”. Lì, poche ore prima dell’agguato, si sarebbe consumata una lite furibonda: da una parte un minore della zona, dall’altra un gruppo di giovanissimi rampanti guidati dal figlio di un noto ras locale, titolare di un’attività commerciale.

Uno schiaffo di troppo, una parola sbagliata, l’onore ferito di chi si sente “figlio di”. Tanto è bastato per armare la mano di un commando partito da Volla verso Ponticelli con un unico obiettivo: lavare l’offesa col piombo. Ipotesi questa raccontata anche da chi come la giornalista sotto scorta Luciana Esposito, racconta ogni giorno la triste e difficile realità di Ponticelli.

Sparare nel mucchio: l’arma del silenzio

Fabio Ascione non c’entrava nulla. Era appena tornato da una serata di lavoro al Bingo di Cercola, una vita pulita fatta di sacrifici e famiglia. Ma si è trovato nel posto sbagliato nel momento più tragico.

Testimoni e amici parlano di un’auto arrivata a velocità folle, di finestrini che si abbassano e di colpi esplosi nel mucchio. Chi ha sparato ha usato un revolver, una “seicento” o una “trentotto”: un’arma che non sputa bossoli, che non lascia tracce calde a terra.

Una “stesa” o un agguato mirato a un rivale presente nel gruppo? Il risultato non cambia: Fabio è rimasto a terra, vittima innocente di una logica di sangue che non gli apparteneva.

“Niente di niente”: il profilo di un ragazzo perbene

Gli investigatori hanno rivoltato la vita di Fabio come un guanto. Hanno ascoltato i familiari, analizzato ogni singolo messaggio sul cellulare, setacciato le sue frequentazioni. Il responso è un grido di dolore: “Niente di niente”.

Nessun contatto con la malavita, nessuna ombra. Solo il desiderio di costruirsi un futuro. La conferma che il killer ha centrato il bersaglio sbagliato, stroncando la vita di un ventenne che pensava solo a portare a casa lo stipendio.

L’ultimatum del clan e la pressione dello Stato

Ma l’omicidio di un innocente scotta. La massiccia presenza di carabinieri e polizia a Ponticelli, richiamata dal clamore mediatico, sta paralizzando le piazze di spaccio. Il clan De Micco, che tiene le redini criminali della zona, è nervoso: il “giro” è fermo, i guadagni crollano.

In questi casi, la legge del sistema è cinica: i vertici della cosca potrebbero aver già ordinato agli autori del raid di consegnarsi spontaneamente. Un sacrificio necessario per allentare la morsa delle divise e tornare agli affari quotidiani.

Il dolore corre sui social

Intanto, la rabbia esplode sul web. Centinaia di post ricordano il sorriso di Fabio, mentre il quartiere chiede dignità e sicurezza. Anche il consigliere comunale Massimo Cilenti, che vive a pochi metri dal luogo del delitto, ha affidato a un video il suo sfogo, invocando una presenza dello Stato che non sia solo emergenziale. Ponticelli piange l’ennesimo figlio ucciso per sbaglio, in una guerra che non ha né vincitori, né onore.
 

Napoli- La pista dell’errore di persona e dell’omicidio di un innocente per sbaglio è ormai quella che si segue con maggiore determinazione da parte degli investigatori per dare una spiegazione alla morte del 20enne Fabio Ascione.

Lo scenario che prende sempre più forma nei racconti dei residenti è quello che riconduce a una lite avvenuta quella sera stessa a Volla, tra un minore del “Parco di Topolino” e un gruppo di giovanissimi, tra i quali spicca la presenza del figlio di un ras di Volla, proprietario di una nota attività commerciale. Il gruppo di Volla avrebbe poi fatto irruzione a Ponticelli per “regolare i conti”, ma di mezzo ci sarebbe finito un giovane estraneo alla lite e a quelle logiche, reduce da una serata trascorsa a lavorare nel bingo di Cercola. Proprio questa associazione tra fatti e persone lascia presagire che lo scenario che si sta delineando potrebbe sfociare in una temuta escalation di sangue e violenza.

Chi ha fatto fuoco nel mucchio colpendo Fabio Ascione al cuore lo ha fatto impugnando un revolver visto che non sono stati trovati bossoli. i racconti dei testimoni e in particolare gli amici della vittima parlano di un’auto arrivata di corsa e dalla quale sarebbero stati esplosi alcuni colpi. E questo non fa altro che confermare l’ipotesi della stesa finita nel peggiore dei modi o di una sparatoria nel mucchio per colpire qualcuno che era li e in entrambi i casi a riminare colpito, purtroppo, è stato dell’innocente Fabio Ascione.

Gli investigatori, hanno ascoltato a lungo anche i familiari della giovane vittima, sono stati fatti tutti i riscongtri anche sul cellulare , per capire se avesse frequentazioni poco raccomandabili. Niente di niente. Fabio pensava solo al lavoro e alla famiglia.

Intanto il clamore mediatico della morte di un innocente e la massiccia presenza delle forze dell’ordine sta rallentando gli affari della cosca dei De Micco che controlla la zona e questo potrebbe portare a una decisione, già vista in altre situazioni simili, ovvero quella di un intervento diretto del clan per chiedere agli autori del raid di consegnarsi per evitare conseguenze più forti.

Sui social sono in tanti a ricordare la giovane vittima e a chiedere una maggiore presenza dello Stato in quella zona. Lo ha fatto anche attraverso un video il consigliere comunale Massimo Cilenti che abita poco distante dal luogo dell’omcidio.

Un’altra scossa ai Campi Flegrei: Napoli trema, ma noi restiamo qui

La terra che continua a muoversi

Napoli e Pozzuoli hanno tremato di nuovo. Una scossa di magnitudo 3.4 ha fatto sobbalzare i cittadini e ha riacceso i timori. Non è certo la prima volta che la terra scricchiola in questa zona, eppure ad ogni vibrazione il cuore fa un balzo. Questa è vita tra Campi Flegrei e Vesuvio: non ti godi mai davvero la quiete.

I Campi Flegrei: un vulcano sempre attivo

Secondo gli esperti dell’INGV, i Campi Flegrei e il Vesuvio sono “sistemi indipendenti”. Un’affermazione che in un certo senso può tranquillizzarci, ma non toglie la nostra preoccupazione. Siamo circondati da segni di una natura che non smette di sorprenderci e di metterci alla prova. La domanda rimane: quanto possiamo sentirci al sicuro vivendo all’ombra di queste forze primordiali?

Un terremoto proprio nel cuore della città

La scossa di ieri è avvenuta poco dopo le 16:48, giusto quando molti napoletani fanno ritorno a casa dal lavoro. Un modo di ricordarci che non possiamo mai abbassare la guardia. Ovviamente, il terrore e l’ansia sono palpabili, ma l’abitudine al rischio è diventata una parte integrante della nostra vita quotidiana.

Ciò che porta un terremoto

Queste scosse non portano solo panico. Ricordano a tutti noi che la vita è fragile. Si discute, ci si confronta, e spesso si enfatizza il legame con il territorio. L’ironia è che, nonostante il bradisismo, Napoli è una città che sa rialzarsi. La resilienza è nel nostro DNA.

Un futuro da costruire

Ma cosa fare in queste situazioni? Mobilitare le istituzioni, migliorare la pianificazione urbanistica e formare i cittadini. Siamo pronti a fare di più per tutelare la nostra gente? È giunto il momento che i napoletani si chiedano: come viviamo con il rischio? Questa volta potrebbe essere un campanello d’allarme da non ignorare.

Droni, droga e cellulari ai boss in cella: al via l’appello per il service della Camorra

NAPOLI – Il sipario si alza sul secondo atto di una delle inchieste più clamorose degli ultimi anni, quella che ha svelato come la Camorra avesse letteralmente “bucato” i cieli delle carceri italiane.

Dopo ben quattro udienze interlocutorie – passaggi tecnici necessari per vagliare le richieste di chi ha preferito chiudere la partita in Appello attraverso un concordato concordato di pena – il prossimo 15 aprile si aprirà ufficialmente il dibattimento.

L’udienza entrerà subito nel vivo con la relazione introduttiva e una requisitoria che si preannuncia fiume da parte della Procura Generale. Il fronte degli imputati si è spaccato esattamente a metà: 13 hanno scelto la via del concordato, mentre altri 13 andranno a discussione.

Si tratta, in quest’ultimo caso, delle posizioni più delicate e scottanti: boss, gregari e tecnici specializzati che in primo grado – celebrato con il rito abbreviato – avevano incassato pene severissime, parte di un computo totale che sfiorava i 290 anni di reclusione per 29 condannati.

Il “Service” della Camorra e i cieli violati

Al centro del processo c’è un vero e proprio capolavoro criminale di logistica. L’inchiesta della Dda, culminata nel maxi-blitz del 19 marzo 2023 con l’esecuzione di 21 misure cautelari firmate dal gip, ha smantellato un’organizzazione capace di inondare di droga e, soprattutto, di telefoni cellulari quasi tutti i penitenziari d’Italia.

Dalla Sicilia alla Calabria, passando per Puglia, Campania e fino al Piemonte, le barriere di ben 19 prigioni sono state eluse grazie all’utilizzo sistematico di droni. Un sistema ingegnoso che permetteva ai vertici dei clan di continuare a impartire ordini dai bracci di massima sicurezza, in particolare dal carcere napoletano di Secondigliano.

A tirare le fila di questa agenzia di “delivery” illegale era Vincenzo Scognamiglio, considerato il vertice del gruppo. Al suo fianco operava Giorgio Ciriello, l’esperto pilota capace di manovrare i droni disegnando traiettorie impossibili per eludere le difese aeree dei penitenziari. L’hardware, invece, era garantito da Antonio Castiello, un insospettabile incensurato dell’Avellinese, titolare della ditta che forniva i droni stessi.

Il tariffario e la cupola dei giovani ras

Le indagini hanno svelato l’esistenza di un vero e proprio “service” a disposizione dei clan, con un tariffario fisso e spietato: mille euro per far atterrare in cella uno smartphone di ultima generazione, 250 euro per un micro-telefono abilitato alle sole chiamate vocali, e fino a 7.000 euro per consegnare mezzo chilo di droga ai detenuti.

Un servizio di lusso di cui usufruiva il gotha della criminalità partenopea. Nel provvedimento del 2023, infatti, finirono invischiati numerosi esponenti di spicco delle organizzazioni camorristiche: giovani ras del calibro di Ciro Contini “’o nirone” dell’Arenaccia (nipote del capo clan Eduardo Contini), Matteo Balzano, Giovanni Baratto, Cristian Esposito e sua madre Maria Nappi (moglie del ras Massimiliano Esposito “’o scognato”).

E l’elenco dei “clienti” del sistema droni rappresenta una mappa completa del crimine campano: Eduardo Fabricino (gruppo Abbinante), esponenti dei Vigilia (Angelo Marasco, Salvatore Scotti, Giuseppe Mazziotti, Pasquale e Alfredo junior Vigilia), dei Fusco di Cercola (Salvatore Ottaiano), dei Mazzarella (Ciro Quindici), dei De Micco (Antonio Autore), fino ai Puccinelli, ai Sibillo e ai Del Prete, coprendo i territori da Caivano a Torre Annunziata.

Le mele marce in divisa

A rendere inossidabile il castello accusatorio, oltre alle deposizioni dei collaboratori di giustizia, vi è una mole imponente di intercettazioni telefoniche e ambientali. Ed è proprio ascoltando le conversazioni telefoniche della moglie di un pregiudicato detenuto che gli investigatori hanno fatto la scoperta più amara: il coinvolgimento di quattro agenti del corpo della Polizia Penitenziaria.

I quattro “infedeli”, a fronte di lauti compensi, avrebbero chiuso più di un occhio, favorendo o coprendo attivamente l’introduzione di droga e dispositivi di comunicazione dietro le sbarre.

Ora, a tre anni dai primi arresti, la parola passa ai giudici della Corte d’Appello. Nel pool difensivo: avvocati Roberto Saccomanno, Abet, Giuseppe Perfetto, Domenico Dello Iacono, Leopoldo Perone, Rocco Maria Spina, Dario Carmine Procentese, Massimo Viscusi e infine l’avvocato Minieri.

(bella foto da sinistra Ciro Contini, Cristian Esposito, la mamma Matilde Nappi, Giorgio Ciriello, Matteo Balzano e Giovanni Baratto)

Morte di Domenico Caliendo, il Monaldi apre alla trattativa: «Accordo possibile già a maggio»

Napoli – Un passo concreto verso la chiusura stragiudiziale della vicenda che ha sconvolto Napoli. L’ospedale Monaldi ha aperto ufficialmente alla trattativa con la famiglia di Domenico Caliendo, il bambino deceduto il 21 febbraio scorso a seguito di un trapianto di cuore eseguito il 23 dicembre e andato tragicamente fallito.

A riferirlo è l’avvocato Francesco Petruzzi, legale dei genitori del piccolo, al termine di un incontro durato circa due ore svoltosi oggi, mercoledì 8 aprile, all’interno della struttura ospedaliera.

Al tavolo erano presenti, oltre allo stesso Petruzzi, l’avvocato Raffaele Cuccurullo dell’ufficio legale del Monaldi, un penalista e un civilista esterni, e i medici legali di entrambe le parti.

«Reale volontà di risarcire»

«È emersa la reale volontà di riconoscere in via stragiudiziale un risarcimento», ha dichiarato Petruzzi all’ANSA, sottolineando il clima costruttivo che ha caratterizzato il confronto. Un segnale importante per una famiglia che da mesi attende risposte sulla morte del proprio figlio.

Il calendario della trattativa

Il prossimo appuntamento è fissato per il 4 maggio, data in cui verranno definiti gli importi del risarcimento. «Come previsto dalle norme vigenti, a quell’incontro dovranno essere invitati anche i medici attualmente indagati», ha precisato il legale.

L’avvocato Petruzzi si è detto ottimista sull’esito: «Siamo fiduciosi. Già il 4 maggio, o al massimo l’11 maggio in un terzo incontro già fissato, l’accordo potrà dirsi raggiunto». Resta tuttavia un passaggio formale obbligatorio: qualsiasi intesa dovrà ricevere il via libera dalla direzione del Monaldi.

Ischia, di nuovo in fiamme il Monte Epomeo: incendio sulle pendici a Serrara Fontana

Un nuovo incendio sta interessando l’isola di Ischia. Il rogo è divampato nel territorio di Serrara Fontana, sulle pendici del Monte Epomeo, in località Ciglio, nei pressi di via Sgarrupata.

Le fiamme si sono propagate in un’area particolarmente impervia del versante montano, rendendo necessario l’immediato intervento delle strutture regionali di emergenza.

L’intervento della Protezione civile

La Protezione civile della Regione Campania si è attivata tempestivamente attraverso la Sala operativa regionale, che ha disposto l’invio sul posto di un Direttore delle Operazioni di Spegnimento (Dos).

Sul fronte dell’incendio sono state inoltre mobilitate diverse squadre di volontari della protezione civile, impegnate nelle operazioni di supporto all’amministrazione comunale e nel contenimento del fronte di fuoco.

Altri incendi nel pomeriggio

Nel corso del tardo pomeriggio altri tre incendi si sono sviluppati in diverse aree della Campania.

Un rogo è stato segnalato a Montoro, in provincia di Avellino, un altro a Padula, nel Salernitano, mentre un terzo incendio ha interessato il territorio di Agerola, nell’area dei Monti Lattari.

Anche in questi casi sono state attivate le procedure di intervento per il monitoraggio e lo spegnimento dei focolai.

Napoli, falso allarme TARI: l’insidia viaggia via SMS, è allerta phishing

Napoli – Una nuova ondata di tentativi di phishing sta prendendo di mira i contribuenti napoletani. Nel mirino dei cyber-truffatori questa volta c’è la TARI, la tassa sui rifiuti, utilizzata come esca per sottrarre dati personali o prosciugare il credito telefonico degli ignari cittadini.

L’allarme è scattato direttamente da Palazzo San Giacomo, che ha ricevuto numerose segnalazioni riguardanti SMS dal contenuto intimidatorio.

La dinamica del raggiro

Il meccanismo è collaudato ma efficace nella sua semplicità. I cittadini ricevono sul proprio smartphone un messaggio che recita testualmente: “La posizione Tari risulta irregolare. È richiesto un suo tempestivo contatto al numero 89347716 per evitare aggravamenti”.

L’obiettivo è generare ansia nel destinatario, spingendolo a comporre immediatamente il numero indicato. Tuttavia, dietro quella numerazione si nasconde una tariffazione speciale ad alto costo, capace di addebitare cifre elevate in pochi secondi di conversazione o, peggio, di fare da ponte per il furto di dati sensibili.

La smentita ufficiale del Comune

L’amministrazione comunale è intervenuta con fermezza per smentire qualsiasi coinvolgimento in questa campagna di messaggistica.

«Il Comune di Napoli non invia SMS per comunicazioni sulla TARI e non richiede contatti urgenti tramite numeri a pagamento. Le comunicazioni ufficiali avvengono esclusivamente attraverso i canali istituzionali certificati», si legge nella nota diffusa dall’Ente.

Vademecum per difendersi

Per evitare di cadere nella trappola, il Comune ha diramato alcune linee guida fondamentali per la sicurezza dei cittadini:

Non chiamare: Evitare assolutamente di comporre il numero indicato nell’SMS.

Non rispondere: Ignorare il messaggio senza fornire dati personali o bancari.

Cancellare subito: Rimuovere l’SMS dal telefono per evitare contatti accidentali.

Verificare sui canali ufficiali: Per qualsiasi dubbio sulla propria posizione tributaria, consultare solo il portale ufficiale del Comune di Napoli o recarsi presso gli sportelli preposti.

L’invito rivolto alla cittadinanza è quello di prestare la massima attenzione e di contribuire alla diffusione di queste informazioni per arginare la diffusione della truffa.