Svolta giudiziaria nell'inchiesta bis

Castellammare, armati per vendetta dopo il delitto: tornano liberi il fratello e un complice di Fontana

Scarcerati Alessandro Fontana ed Emanuele Raffone. Il gip ha accolto l'istanza dei legali revocando la misura cautelare. I due indagati hanno confessato e puntano al patteggiamento a nove mesi, mentre cade l'aggravante mafiosa decisa dal Riesame.
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Castellammare – Arrivano le prime importanti attenuazioni delle misure cautelari nel secondo filone d’indagine legato all’omicidio di Alfonso Fontana, il ventiquattrenne ucciso a colpi di pistola nel febbraio del 2024 nei pressi del tribunale di Torre Annunziata. Il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Torre Annunziata, Mariano Sorrentino, ha disposto la scarcerazione di Alessandro Fontana (fratello della vittima) ed Emanuele Raffone.

La decisione del gip accoglie integralmente le istanze presentate dai difensori dei due indagati, gli avvocati Roberto Attanasio e Aldo D’Apuzzo.

Verso il patteggiamento a nove mesi

I due indagati sono coinvolti nel filone d’inchiesta parallelo che lo scorso maggio aveva portato all’arresto del boss Giovanni Imparato, ritenuto dagli inquirenti colui che avrebbe accompagnato e incitato il presunto killer Catello Martino.

Secondo l’impianto accusatorio ricostruito dai carabinieri del Nucleo Investigativo di Torre Annunziata, dopo l’agguato mortale Alessandro Fontana e Raffone si sarebbero armati per tentare una reazione armata. Di fronte agli inquirenti, tuttavia, i due hanno scelto la via della confessione, raggiungendo un accordo con la Procura Antimafia per una condanna a nove mesi di reclusione. Sarà ora l’udienza camerale fissata per il prossimo ottobre a ratificare formalmente la decisione sul patteggiamento.

Cade l’aggravante mafiosa e il quadro del delitto

Un ulteriore elemento a favore della difesa è arrivato dal Tribunale del Riesame, che ha provveduto ad annullare per entrambi l’aggravante di stampo mafioso.

Il delitto di Alfonso Fontana affonda le radici in una vendetta trasversale: il giovane, considerato vicino al gruppo criminale del rione Acqua della Madonna di Castellammare, avrebbe partecipato insieme ad altri due complici a un furto nell’abitazione di un parente di Catello Martino. Dalla casa sarebbe stata sottratta una refurtiva stimata in circa 150 mila euro, denaro che l’Antimafia ritiene provento delle attività illecite del clan Imparato, consorteria legata a doppio filo agli affari dello spaccio e alleata dei D’Alessandro di Castellammare di Stabia.

La dinamica e la scia di giustizia

L’agguato si consumò in pieno giorno all’esterno del palazzo di giustizia torrese. Catello Martino, accompagnato da Giovanni Imparato, avrebbe affrontato Fontana prima di freddarlo con diversi colpi di arma da fuoco.
Per l’omicidio, Martino è già stato giudicato: condannato all’ergastolo in primo grado, la sua pena è stata ridimensionata a vent’anni di reclusione in appello a seguito dell’esclusione dell’aggravante della premeditazione. Giovanni Imparato è invece finito in manette nell’ambito del blitz scattato lo scorso mese di maggio.

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