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La decisione

Cortei e Movimento 17 ottobre, il Gip scarcera Siher: Nessun pericolo di fuga e nessuna istigazione alla violenza

Ecco le motivazioni con le quali la giudice ha scarcerato l'ideatore del Movimento 17 ottobre: nelle chat nessun messaggio di violenza solo disobbedienza civile nei confronti delle politiche governative
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Il contenuto del vademecum e gli inviti ad arretrare o a restare fermi in caso di scontri con le forze dell’ordine

La giudice dà conto di tutti i contenuti di quel “vademecum” chiarendo che non incitavano ad azioni offensive, ma erano in sostanza difensivi e anzi “dinnanzi a comportamenti” da parte delle forze dell’ordine “i manifestanti erano sollecitati a non rispondere con azioni violente”. Come gli inviti ad “arretrare” o a “restare fermi e calmi” in caso di lancio di lacrimogeni. Siher non ha mai “prospettato l’attuazione di azioni violente”, ma si è “di fatto limitato a promuovere una mobilitazione collettiva, ‘consapevole’, di protesta” contro il governo.

Tutti i vari messaggi ormai noti, poi, per organizzare le manifestazioni nelle piazze italiane, con i vari punti di concentramento, con tanto di cancellazioni di “gruppi Signal”, servivano “ad ostacolare l’identificazione dei partecipanti” probabilmente “a fronte di programmate manifestazioni non autorizzate o ancora per prevenire interventi volti ad impedire, in generale, il dispiegarsi di proteste comunque pacifiche”.

Nei messaggi di Siher: Obiettivi tattici della disobbedienza civile e cose in modo ragionato

La giudice riporta passaggi dei messaggi di Siher in cui scriveva anche di fare “le cose in modo ragionato”. E quel vademecum, spiega, indicava tre “obiettivi tattici della disobbedienza civile”: manifestare “il dissenso verso l’attuale governo e le rispettive politiche, coinvolgere il maggior numero di persone nella mobilitazione di protesta, proteggere i manifestanti”. Una “guida” che parlava anche di “abbigliamento” utile a “tutela”, di “kit di pronto soccorso”. Più volte la giudice ripete che Siher non aveva in mente “l’aggregazione di persone finalizzata alla commissione di atti di violenza”. Con quella “guida” messa sul gruppo dava indicazioni anche sulla “marcia” nelle piazze, diceva che bisognava “sfondare” lo sbarramento, ma anche che, se le forze dell’ordine avessero cominciato a “picchiare”, loro dovevano “arretrare”. Il tutto per una “mobilitazione dal basso” sganciata da “realtà politiche o associazioni”.

Il gip rimarca pure come nei suoi messaggi il 30enne non si è mai “ispirato alle gravi violenze” del 17-18 ottobre a Milano, “neppure menzionate quale modello delle forme di protesta da lui proposte”. Anche quel suo riferimento alle azioni in Francia, riportato nelle imputazioni dai pm, “è assolutamente generico e non vi sono allusioni ad atti di violenza”. Richiama più che altro “l’attivismo che ha connotato i movimenti di protesta francesi”.

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