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Regno Unito? No, Regno Diviso!

Per secoli lo abbiamo chiamato Regno Unito.
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Predicare patate e mangiare carne

È una contraddizione che attraversa buona parte dell’ondata nazionalista e sovranista degli ultimi anni.

Si predicano confini, patria, autodeterminazione, identità nazionale e primato della volontà popolare. Ma gli stessi concetti diventano improvvisamente pericolosi quando vengono utilizzati da qualcun altro.

È un po’ come predicare agli altri di mangiare patate mentre, sotto il tavolo, si continua a mangiare carne.

E non riguarda soltanto Farage.

È una contraddizione molto più ampia della nuova destra occidentale: contestare le strutture sovranazionali in nome degli Stati nazionali senza domandarsi cosa accada quando, all’interno di quegli stessi Stati, esistono altre nazioni che reclamano esattamente lo stesso diritto.

Il Regno Unito è probabilmente il laboratorio perfetto di questa contraddizione.

Dal Regno Unito al Regno Diviso?

Il paradosso storico è impressionante.

La Brexit avrebbe dovuto restituire sovranità e compattezza al Regno Unito.

Potrebbe invece essere ricordata come uno degli eventi che hanno accelerato le sue divisioni interne.

Oggi i leader di SNP, Plaid Cymru e Sinn Féin affermano insieme che “il tempo di Westminster sta arrivando alla fine” e indicano esplicitamente l’Europa come futuro delle rispettive nazioni.

È quasi un capovolgimento perfetto.

Il Regno Unito lascia l’Europa per riconquistare la propria sovranità e alcune delle nazioni che lo compongono iniziano a immaginare di lasciare il Regno Unito proprio per tornare in Europa.

La storia ha un gusto particolare per l’ironia.

Trump e il mondo del “liberi tutti”

Trump non ha creato tutto questo.

Le spinte indipendentiste esistevano prima di lui, la questione irlandese esiste da generazioni e la crisi del rapporto tra le nazioni britanniche precede ampiamente il suo ritorno alla Casa Bianca.

Ma Trump sembra avere una caratteristica politica precisa: rende esplicite contraddizioni che la diplomazia tradizionale preferiva amministrare silenziosamente.

Rompe convenzioni.

Pronuncia ciò che altri evitavano di pronunciare.

Mette in discussione equilibri che sembravano acquisiti.

A volte produce risultati. Altre volte produce instabilità. Spesso le due cose contemporaneamente.

Per questo potrebbe essere ricordato non soltanto per le decisioni prese dagli Stati Uniti, ma per avere contribuito ad accelerare un’epoca di scissioni, ridefinizioni e conflitti tra sovranità.

Forse tutto questo era già nell’aria.

Forse Trump è soltanto la goccia che ha fatto traboccare un vaso riempito durante decenni.

Forse esistono trasformazioni economiche e geopolitiche molto più profonde che stiamo ancora cercando di comprendere.

Ma la sensazione è quella di un grande “liberi tutti”.

Le vecchie certezze non sembrano più certe.

Le alleanze storiche vengono rimesse in discussione.

I confini tornano ad essere argomento politico.

Gli Stati che sembravano eterni scoprono improvvisamente di non esserlo.

E proprio il Paese che ha fatto della parola “United” parte del proprio nome potrebbe diventare il simbolo più clamoroso di questa nuova epoca.

Regno Unito?

Forse ancora per molto.

Forse no.

Ma, per la prima volta da decenni, chiamarlo Regno Diviso non sembra più soltanto una provocazione.

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