Proposta legge in Regione

Napoli, il centrodestra chiede lo stop a kebab e negozi di calamite in Campania

Sangiuliano (FdI): «Attività che offendono l’identità e le tradizioni locali». Il testo mira a vietare nuove aperture nei borghi e nelle aree storiche dei comuni campani
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Napoli – Il gruppo di centrodestra in Consiglio regionale della Campania ha depositato una nuova proposta di legge intitolata «Misure per la tutela dell’identità dei centri storici e delle tradizioni dell’artigianato e del commercio locale». A presentarla è stato il capogruppo dell’opposizione, Gennaro Sangiuliano (Fratelli d’Italia), insieme ai capigruppo Massimo Pelliccia, Raffaele Maria Pisacane e Sebastiano Odierna.

Il provvedimento, illustrato mercoledì 16 settembre a Napoli alla presenza anche dei consiglieri Roberto Celano, Lea Romano, Susy Panico e Mimì Minella, prevede all’articolo 4 e 5 il divieto espresso di vendita di calamite e di kebab nei centri storici dei comuni campani.

«Centri storici violentati»

«I centri storici dei comuni della Campania – ha denunciato Sangiuliano – sono stati violentati dall’apertura numericamente spropositata e oscura di orrendi negozi che vendono calamite e kebab». Secondo l’esponente meloniano, si tratterebbe di «attività che offendono le nostre identità e le tradizioni dell’artigianato e del commercio locale, frutto di esperienze secolari».

La proposta di legge regionale, spiegano i firmatari, «mira a impedire l’apertura di tali esercizi nei centri storici della Campania», per preservare il carattere storico-commerciale dei borghi e delle aree urbane di pregio.

La tutela del patrimonio storico-urbano

Nel testo si sottolinea che «l’identità e il patrimonio storico sono anche e soprattutto nei luoghi, nelle città, nei borghi e nei centri storici, negli edifici e nelle piazze: le pietre parlano e raccontano la storia di una comunità». Di qui la definizione dei centri storici come «bene comune cui è legata la nostra radice collettiva, la memoria delle comunità».

La tutela, aggiungono i consiglieri, «si concretizza spesso nella salvaguardia del contesto storico di una strada, di una piazza, di un centro, di edifici caratterizzanti, nel coordinamento dei piani colore».

h3Il richiamo a Costituzione e norme urbanistiche

Gli esponenti del centrodestra ricordano che la salvaguardia dei centri storici «affonda le radici nell’art. 9 della Costituzione, nel Codice dei beni culturali e soprattutto nell’azione dei comuni», chiamati a disciplinare gli ambiti con piani urbanistici e vincoli paesaggistici mirati (D.Lgs. 42/2004).
«Il centro storico è un bene paesaggistico a valenza culturale, dove convergono una pluralità di interessi meritevoli di tutela», scrivono i proponenti, citando l’orientamento giurisprudenziale che ha definito la categoria dei «beni culturali urbanistici».

Il contesto: San Gregorio Armeno e le proteste degli artigiani

La proposta arriva in un clima già teso sulla tutela delle attività storiche nei centri urbani campani. A Napoli, nei giorni scorsi, gli artigiani di San Gregorio Armeno hanno organizzato una serrata simbolica contro l’apertura di nuovi negozi di souvenir e calamite, temendo l’omologazione commerciale della «strada dei presepi».

Il Comune di Napoli ha risposto richiamando una delibera del giugno 2026 che, all’articolo 13, comma 3, stabilisce: «Nella strada di San Gregorio Armeno è ammessa la sola attività di produzione e vendita di prodotti dell’arte presepiale e dei pastori». Secondo l’amministrazione, non sono previste deroghe e le nuove aperture sono subordinate a un’istruttoria rigorosa sulle SCIA.

Le prossime mosse in Consiglio regionale

La proposta di legge del centrodestra dovrà ora essere esaminata dalle commissioni competenti del Consiglio regionale della Campania. Se approvata, introdurrebbe un vincolo regionale sulle nuove aperture commerciali nei centri storici, con particolare riferimento alle attività di vendita di calamite e di somministrazione di kebab.

Nel frattempo, il dibattito sulla «tutela dell’identità» dei centri storici si intreccia con le misure già adottate dai comuni su B&B, food & beverage e attività turistiche, in un quadro più ampio di governo del boom turistico e della trasformazione commerciale dei centri urbani.

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