Carbon credit, affari in Zimbabwe e la coppia Valter Lavitola e Sigfrido Ranucci: l’attenzione della Procura di Roma che indaga sull’attentato del 16 ottobre scorso all’ex conduttore di Report punta i fari su un’intervista rilasciata da Sigfrido Ranucci il 5 luglio scorso che sarebbe stata concordata a fine giugno con Valter Lavitola.
La Procura di Roma ha deciso di acquisire il servizio del Tg1 di Martino Villosio, andato in onda martedì sera, e gli articoli apparsi sui quotidiani Libero e Il Giornale oggi, di Giacomo Amadori e Giulia Sorrentino e Pasquale Napolitano.
Al centro del servizio e degli articoli di stampa un’intervista di Ranucci al giornale dello Zimbabwe Standard, il paese in cui attualmente sarebbe il latitante e braccio destro di Lavitola, Gomes Clesio Tavares.
L’intervista è stata scoperta dal Tg1 e immediatamente è sparita dal sito online della rivista economica. L’articolo però è stato scoperto e ripubblicato dal sito Mowmag. L’ex conduttore di Report annuncia al giornale africano una prossima inchiesta di Report in Zimbabwe perchè un cittadino africano avrebbe provato a truffare i suoi soci italiani.
Secondo quando rivelato dal Tg1, Sigfrido Ranucci avrebbe mandato – il 29 giugno scorso, cinque giorni prima della perquisizione – le risposte all’amico Valter Lavitola. L’intervista è stata poi pubblicata il 5 luglio, nel pieno marasma dell’inchiesta per l’attentato e della scoperta che il mandante è l’imprenditore del Cefalù Bistrò.
L’affare dei carbon credit in Zimbabwe era al centro delle preoccupazioni di Valter Lavitola per i dissapori con l’ex socio locale Benjamin Chimutengo e Ranucci, parlando al giornale africano, rivela che c’è un ‘impostore che millanta di conoscere il presidente dello Zimbabwe’ che avrebbe truffato degli italiani. Una vicenda che, secondo l’ex conduttore, sarebbe stata al centro di un’inchiesta di Report.
Chimutengo, contattato dal giornale Libero, riferisce: “E’ chiaro il riferimento di Ranucci a me, spponsorizzato da Lavitola e dai suoi soci in affari (Fabio Mazzoni, titolare di Urban vision e di Neutralia, ndr) e altri partner”. Poi tra le alctre cose aggiunge: “Se un giornalista d’Inchiesta o un’emittente sostenuta dallo Stato utilizza danaro do tutti, canali diplomatici o l’apparato statale per promuovere interessi commerciali privati o diffamare un individuo, ciò solleva gravi questioni giuridiche relativo all’uso improprio di risorse pubbliche e all’abuso di potere”.
La vicenda, secondo la Procura di Roma, merita un approfondimento per capire il legame tra Sigfrido Ranucci e Valter Lavitola anche per capire il movente dell’attentato e se tra i due vi siano oltre che rapporti amicali anche interessi economici.
Se Sigfrido Ranucci si è speso tanto per Lavitola e per i suoi affari in Zimbabwe come si evincerebbe dall’intervista, i magistrati che indagano sull’attentato e sul legame tra i due vogliono capirne il motivo.



