Il potere dell’algoritmo: quando lo 0 e l’1 provano a decidere le nostre vite

L’algoritmo non è il nemico. Fa esattamente ciò per cui è stato progettato. Il problema nasce quando pretendiamo che una macchina riesca a comprendere fino in fondo qualcosa che macchina non è: l’essere umano.
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Il cinema costruito per piacere all’algoritmo

Esiste poi un secondo passaggio ancora più interessante.

L’algoritmo osserva quello che guardiamo.

Le piattaforme analizzano quei dati.

Sulla base di quei dati vengono prese decisioni su quali contenuti produrre.

Ed ecco il cortocircuito.

Il sistema ci propone determinati contenuti perché ritiene che ci piacciano e, successivamente, utilizza il fatto che abbiamo guardato quei contenuti per decidere quali altri contenuti produrre.

È il cane che si morde la coda.

L’algoritmo influenza la domanda e contemporaneamente utilizza quella stessa domanda per determinare l’offerta.

Con il rischio evidente che tutto cominci lentamente ad assomigliarsi.

Quando qualcuno sceglieva cosa proporci

Una volta esistevano i palinsesti.

Dietro una rete televisiva c’erano persone che decidevano quale identità dare a quella rete.

Dietro un giornale c’era una direzione editoriale.

Dietro una radio c’era qualcuno che decideva quale musica proporre.

Quelle persone potevano sbagliare.

Anzi, sbagliavano continuamente.

Ma proponevano qualcosa.

Lo spettatore poteva accettare o rifiutare quella proposta.

Oggi assistiamo invece a piattaforme che sembrano voler contenere contemporaneamente qualsiasi cosa.

Un po’ di questo.

Un po’ di quello.

Una serie per quel pubblico.

Un film per quell’altro.

Un programma simile a quello che ha funzionato altrove.

L’obiettivo è intercettare il maggior numero possibile di persone.

Sulla base di cosa?

Naturalmente dei dati.

E quindi dell’algoritmo.

Il risultato rischia però di essere un enorme supermercato dell’intrattenimento nel quale esiste tutto, ma nel quale diventa sempre più difficile riconoscere un’identità.

Dovremmo tornare a scegliere

Non significa tornare indietro.

Sarebbe assurdo.

Non possiamo e non dobbiamo fermare il progresso tecnologico.

Gli algoritmi sono fondamentali nella medicina, nella ricerca scientifica, nei trasporti, nella meteorologia, nella sicurezza, nella comunicazione e praticamente in ogni settore della società contemporanea.

Il punto è un altro.

L’algoritmo dovrebbe assistere l’uomo, non sostituirlo.

Dovrebbe dire:

“Secondo i dati che possiedo, questa potrebbe essere una buona scelta”.

Non:

“Questa è la scelta”.

La differenza sembra minima.

In realtà contiene tutto il problema.

Perché nel primo caso l’ultima responsabilità rimane umana.

Nel secondo viene delegata alla macchina.

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