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L'INDAGINE SUL MAXI FURTO

Dalle fogne al caveau, il colpo da 15 milioni della banda del buco: 12 napoletani verso il processo

Un piano preparato per mesi, un locale preso in affitto come base, sopralluoghi, scavi nella rete fognaria e l'assalto a oltre 250 cassette di sicurezza. La Procura di Vercelli ricostruisce la presunta organizzazione del colpo del 18 novembre 2023.
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Napoli – Un tunnel scavato nel sottosuolo, la rete fognaria utilizzata come corridoio clandestino, l’arrivo direttamente sulle pareti del caveau. È questa la sequenza che, secondo la Procura di Vercelli, avrebbe consentito alla cosiddetta “banda del buco” di mettere a segno uno dei più clamorosi assalti a un istituto di credito degli ultimi anni.

Il teatro del colpo è la filiale Intesa Sanpaolo di Casale Monferrato. È il 18 novembre 2023 quando, secondo la ricostruzione accusatoria, il gruppo entra in azione dopo una preparazione durata mesi. Obiettivo: le cassette di sicurezza custodite nel caveau.

Alla fine sarebbero state forzate oltre 250 cassette, con la sottrazione di contanti, oro, gioielli, orologi e altri beni preziosi. Il valore complessivo della refurtiva viene stimato in circa 15 milioni di euro.

Il covo in via Lanza e lo scavo sotterraneo

Il punto di partenza dell’operazione sarebbe stato individuato in un locale commerciale al civico 150/152 di via Lanza.Da quell’immobile, secondo l’impianto accusatorio, sarebbero cominciati i lavori per raggiungere la rete fognaria e trasformarla in una vera e propria autostrada sotterranea verso la banca. Un percorso studiato per arrivare al caveau evitando gli accessi ordinari e, soprattutto, per consentire alla banda di allontanarsi rapidamente dopo il colpo.

La Procura attribuisce a Giuseppe Esposito e Antonio Buccolo un ruolo nelle opere di scavo, mentre ad altri componenti sarebbe spettata la gestione dei covi, dei mezzi e della logistica della trasferta in Piemonte.

La “ricognizione2 dentro il caveau

Tra gli elementi più singolari dell’inchiesta c’è quello relativo a Mario Palma.
Secondo l’accusa, nel 2021 avrebbe affittato una cassetta di sicurezza all’interno della stessa filiale. Un accesso apparentemente ordinario che, nella ricostruzione degli investigatori, sarebbe servito invece a conoscere la disposizione degli ambienti e le caratteristiche del caveau.

Il dettaglio restituisce l’immagine di un’organizzazione che, secondo la Procura, avrebbe trasformato la fase preparatoria in una vera attività di intelligence: conoscere l’obiettivo prima di colpirlo, individuare il percorso più sicuro e predisporre uomini, mezzi e basi logistiche.

Scutto e i fratelli Russo, la presunta regia

La presunta regia dell’operazione viene attribuita a Marco Scutto e ai fratelli Gennaro e Giuseppe Russo.
Scutto, già indicato dagli investigatori come figura di riferimento nel mondo delle rapine con la tecnica del “buco”, avrebbe avuto anche il compito di effettuare sopralluoghi all’esterno della banca e di verificare l’eventuale presenza delle forze dell’ordine.

Gli altri componenti avrebbero avuto incarichi diversificati: dal reperimento del locale utilizzato come base ai mezzi per la trasferta, fino alla realizzazione materiale degli scavi e al trasferimento della refurtiva verso la Campania.

 Il tentativo fallito del 2021

Nell’inchiesta compare anche un precedente. La Procura colloca nel 2021 un primo tentativo di colpire la stessa banca. Anche in quel caso, secondo l’accusa, il progetto prevedeva di arrivare alle cassette di sicurezza attraverso un percorso sotterraneo.

Tra i soggetti chiamati in causa figurano Gennaro e Giuseppe Russo, Sofia Yannakos, Gennaro Esposito e Mario Palma. Il piano, tuttavia, sarebbe saltato a causa di lavori edilizi che interessavano la zona.
Un precedente che, nella prospettiva degli investigatori, assume particolare rilievo: il colpo del novembre 2023 non sarebbe quindi nato all’improvviso, ma sarebbe stato il risultato di un progetto ripreso e perfezionato dopo un primo tentativo fallito.

La calunnia contesta a Palma

Per Mario Palma c’è anche una contestazione distinta. Nel dicembre 2023, dopo il furto, avrebbe presentato una denuncia relativa al contenuto della propria cassetta di sicurezza indicando, secondo l’accusa, soggetti estranei ai fatti e ritenuti innocenti.

Da qui la contestazione di calunnia, che si aggiunge alle accuse relative alla partecipazione al progetto della banda.

Il parallelo con il colpo del Vomero

La vicenda di Casale Monferrato torna inevitabilmente alla mente osservando quanto accaduto pochi mesi fa a Napoli.Il 16 aprile 2026, nella filiale Crédit Agricole di piazza Medaglie d’Oro, al Vomero, una banda ha messo a segno un’altra rapina da film. I malviventi sono entrati nell’istituto e hanno tenuto sotto controllo 25 persone tra clienti e dipendenti, mentre altri componenti del gruppo hanno raggiunto il caveau dal sottosuolo.

Anche in quel caso il denominatore comune è stato il sottosuolo: un cunicolo scavato per raggiungere la banca e una via di fuga attraverso la rete fognaria. Gli investigatori hanno ricostruito un percorso sotterraneo lungo circa 12 metri, con il tunnel utilizzato per dileguarsi mentre l’istituto era ancora circondato dalle forze dell’ordine.

La somiglianza non riguarda soltanto il “buco”. In entrambi i casi emergono, secondo le ricostruzioni investigative, sopralluoghi preliminari, conoscenza della struttura bancaria, divisione dei compiti, preparazione logistica e capacità di utilizzare il sottosuolo come alternativa alle vie di fuga tradizionali.

È proprio questa sofisticazione a rendere il colpo di Casale particolarmente significativo nel quadro delle indagini sulla criminalità specializzata nelle rapine ai caveau.

Due colpi, la tessa tecnica

Il precedente piemontese e il più recente assalto del Vomero mostrano dunque una matrice operativa sorprendentemente simile: si entra da sotto, si colpisce il caveau e si scompare nel sottosuolo.
Nel caso del Vomero gli investigatori hanno esplorato per giorni il sistema di cunicoli utilizzato dai rapinatori e fatto ricorso anche alla ricostruzione tridimensionale del percorso sotterraneo. Il tunnel è stato successivamente chiuso con un intervento di messa in sicurezza.

E non è un fenomeno rimasto confinato a questi due episodi. Nel gennaio 2025, a Qualiano, una rapina analoga era stata sventata dopo che i dipendenti di una banca avevano sentito rumori provenire dalle mura dei bagni: i carabinieri trovarono un’apertura realizzata verosimilmente partendo dalle fognature.
Il “buco”, insomma, resta una delle tecniche più caratteristiche della criminalità specializzata nelle rapine ai caveau. E l’inchiesta di Vercelli prova ora a ricostruire, nome dopo nome e ruolo dopo ruolo, come sarebbe stato organizzato uno dei colpi più ricchi mai attribuiti a una banda napoletana.

Gli indagati

Sono 12 le persone indicate nell’inchiesta della Procura di Vercelli:

  1. Marco Scutto
    Giuseppe Semerano
    Gennaro Russo
    Giuseppe Russo
    Mario Palma
    Francesco Saponaro
    Angelo Laveneziana
    Andrea Cerbone
    Giuseppe Esposito
    Sofia Yannakos
    Gennaro Esposito
    Antonio Buccolo

A loro, secondo l’accusa, vengono attribuiti a vario titolo ruoli nella preparazione e nell’esecuzione del furto, insieme ad altri complici ancora non identificati. Le responsabilità dovranno essere accertate nelle successive fasi del procedimento, nel pieno rispetto della presunzione di innocenza.

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