I cittadini onesti meritano altro
Il colpo più duro, oggi, lo subiscono i cittadini onesti di Sarno.
Quelli che pagano le tasse. Quelli che lavorano. Quelli che rispettano le regole. Quelli che non hanno santi in paradiso. Quelli che avrebbero diritto a un Comune libero, pulito, efficiente, trasparente.
Sarno non è il malaffare. Sarno non è la criminalità. Sarno è anche, e soprattutto, una comunità fatta di persone perbene.
Ma proprio per rispetto di quelle persone bisogna essere duri.
Perché il silenzio non protegge una città. La protegge la verità. La protegge la trasparenza. La protegge la capacità di distinguere chi lavora per il bene pubblico da chi, eventualmente, ha usato il pubblico per interessi privati, politici, clientelari o criminali.
Ora basta passerelle. Basta alibi. Basta narrazioni comode.
Sarno ha bisogno di pulizia, verità e ricostruzione.
E soprattutto ha bisogno di ricordare una cosa semplice: la cosa pubblica non è proprietà di chi governa. È dei cittadini. Sempre.




Mi pare che I segnali erono visibbili da molto tempo ma nessuno voleva vedèer. La gentè di Sarn0 resta sfiducita e i responsablità si devon accertà ; però ci vole piu trasparenzae controlli non solo passerelle,e foto. Speriamo 0ra che cambi sul ser0 senza favoritismi.
Gentile Redazione,
il vostro articolo sulla gestione quasi “privata” della commemorazione del 5 maggio coglie perfettamente nel segno, e ve lo dice chi quella giornata l’ha vissuta con profonda amarezza dall’interno della casa comunale.
Io sono una dipendente che nel 1998, ai Servizi Demografici, ha affrontato in prima persona l’emergenza della frana. Quel pomeriggio della commemorazione ero regolarmente in servizio. Sarebbe bastato scendere al secondo piano, ma non sono stata nemmeno chiamata o avvisata. Per rispetto del mio dovere non ho lasciato la mia postazione, ma leggere poi che erano stati invitati “tutti” i protagonisti di allora fa male.
Non avevo alcuna intenzione di assistere al conferimento della cittadinanza a Nino D’Angelo, ma se avessi saputo che tra gli ospiti c’era il Generale Tuzi sarei scesa immediatamente per abbracciarlo. Allora era un giovane Capitano con cui abbiamo lavorato fianco a fianco, una persona che ricordo con la divisa e le mani piene di fango.
Questa gestione escludente, proprio all’interno di un Comune che oggi vive una situazione delicatissima come lo scioglimento, dimostra quanto ci sia ancora da fare per ridare dignità alla memoria collettiva di Sarno. Grazie per aver scritto questo articolo.