Ora parleranno gli atti, ma il dato politico è devastante
Naturalmente, va detto con chiarezza: lo scioglimento di un Comune per infiltrazioni mafiose non è una sentenza penale contro ogni singolo amministratore.
Le responsabilità personali, se ci saranno, verranno accertate nelle sedi competenti. Gli interessati avranno diritto a spiegare, chiarire, difendersi, raccontare la propria versione. Le inchieste e gli atti diranno cosa è accaduto davvero, quali condizionamenti siano stati rilevati, quali rapporti siano stati ritenuti incompatibili con il buon andamento della pubblica amministrazione.
Ma sarebbe altrettanto sbagliato minimizzare.
Quando lo Stato arriva a sciogliere un consiglio comunale per infiltrazioni della criminalità organizzata, non siamo davanti a una normale polemica politica. Non siamo davanti a una semplice crisi amministrativa. Siamo davanti a una decisione severa, estrema, dolorosa.
Una decisione che arriva dopo verifiche, relazioni, accessi agli atti, valutazioni istituzionali.
Sarno ora deve guardarsi allo specchio
Sarno oggi deve avere il coraggio di guardarsi allo specchio.
Non basta dire “non sapevamo”. Non basta fingere sorpresa. Non basta scaricare tutto su pochi nomi o su pochi episodi. Una comunità deve interrogarsi quando la propria istituzione più vicina viene commissariata per infiltrazioni della criminalità organizzata.
Bisogna chiedersi come sia stato possibile. Bisogna chiedersi chi ha visto e non ha parlato. Chi ha preferito girarsi dall’altra parte. Chi ha scambiato il consenso per controllo. Chi ha pensato che bastasse occupare la scena pubblica per coprire le crepe di un sistema che evidentemente non reggeva più.
Perché la legalità non si proclama dai palchi.
La legalità si pratica ogni giorno, anche quando non ci sono telecamere, anche quando non c’è l’artista famoso, anche quando non conviene.




Mi pare che I segnali erono visibbili da molto tempo ma nessuno voleva vedèer. La gentè di Sarn0 resta sfiducita e i responsablità si devon accertà ; però ci vole piu trasparenzae controlli non solo passerelle,e foto. Speriamo 0ra che cambi sul ser0 senza favoritismi.
Gentile Redazione,
il vostro articolo sulla gestione quasi “privata” della commemorazione del 5 maggio coglie perfettamente nel segno, e ve lo dice chi quella giornata l’ha vissuta con profonda amarezza dall’interno della casa comunale.
Io sono una dipendente che nel 1998, ai Servizi Demografici, ha affrontato in prima persona l’emergenza della frana. Quel pomeriggio della commemorazione ero regolarmente in servizio. Sarebbe bastato scendere al secondo piano, ma non sono stata nemmeno chiamata o avvisata. Per rispetto del mio dovere non ho lasciato la mia postazione, ma leggere poi che erano stati invitati “tutti” i protagonisti di allora fa male.
Non avevo alcuna intenzione di assistere al conferimento della cittadinanza a Nino D’Angelo, ma se avessi saputo che tra gli ospiti c’era il Generale Tuzi sarei scesa immediatamente per abbracciarlo. Allora era un giovane Capitano con cui abbiamo lavorato fianco a fianco, una persona che ricordo con la divisa e le mani piene di fango.
Questa gestione escludente, proprio all’interno di un Comune che oggi vive una situazione delicatissima come lo scioglimento, dimostra quanto ci sia ancora da fare per ridare dignità alla memoria collettiva di Sarno. Grazie per aver scritto questo articolo.