I clan di camorra protagonisti: l’asse Roma-Napoli-Milano
Il gruppo egemone per la componente camorristica è il Clan Senese. Sebbene originario di Afragola (Napoli) e storicamente legato al potente clan Moccia, il gruppo Senese ha stabilito la sua roccaforte a Roma, venendo spesso indicato nelle carte come la “camorra romana”.
Nell’inchiesta Hydra, il clan Senese funge da “testa di ponte” per gli affari della camorra in Lombardia, portando nel consorzio una spiccata attitudine imprenditoriale e una rete di contatti che spazia dal narcotraffico internazionale al riciclaggio raffinato.
I settori d’infiltrazione: dalla logistica agli Ultras
La camorra, all’interno di questo “sistema”, si è specializzata in settori ad alta redditività:
Logistica e Servizi: Infiltrazione in cooperative e aziende di trasporto, sfruttando il metodo mafioso per abbattere la concorrenza e gestire il caporalato urbano.
Ristorazione e Bar: Acquisizione di locali a Milano e hinterland per il riciclaggio di capitali illeciti.
Il Business degli Stadi: L’inchiesta ha evidenziato legami tra Vincenzo Senese e figure del mondo ultras (inchiesta “Doppia Curva”), in particolare per la gestione dei parcheggi attorno allo stadio di San Siro.
Voto di Scambio: La capacità di mobilitare pacchetti di voti per influenzare le elezioni locali, cercando sponde politiche per agevolare le proprie imprese.
Il “Consorzio”: una nuova architettura criminale
L’aspetto più inquietante svelato dai pm è che la camorra (Senese/Moccia) non ha cercato di sopraffare le ‘ndrine calabresi (come i Rosi) o le famiglie siciliane (come i Pace/Fidanzati).
Al contrario, hanno creato una camera di compensazione dove ogni decisione strategica viene presa collegialmente. Questa “Hydra” a tre teste permetteva di gestire il “tesoro” accumulato (compresi, secondo alcuni pentiti, i capitali di Matteo Messina Denaro) con la protezione di un esercito invisibile ma onnipresente nel tessuto produttivo lombardo.
Le dichiarazioni dei collaboratori di giustizia nell’inchiesta “Hydra” sono state l’elemento chiave per superare lo stallo iniziale dell’indagine e arrivare alle pesanti condanne inflitte dal Gup di Milano. Il protagonista assoluto di questa “breccia” nel muro dell’omertà è William Alfonso Cerbo.
Ecco i dettagli emersi dai verbali e il ruolo dei pentiti nel definire il “Sistema Mafioso Lombardo”:
1. Il “Pentito Scarface”: William Alfonso Cerbo
William Alfonso Cerbo, 43 anni, originario di Catania e soprannominato “Scarface”, è l’uomo che ha fornito la “grammatica” per leggere l’alleanza. Ex collettore economico del clan Mazzei (Cosa Nostra catanese) a Milano, Cerbo ha depositato sei verbali e un memoriale tra settembre e ottobre 2025.
La nascita del Sistema: Cerbo ha raccontato di essersi trovato “nel mezzo della nascita di questo sistema” nel 2019. Secondo il pentito, la Lombardia non era più terra di conquista di singoli clan, ma un territorio gestito da una “super-mafia” dove le gerarchie erano fluide e finalizzate esclusivamente al business.
Il ruolo della Camorra: Cerbo indica in Giancarlo Vestiti (legato al clan Senese) e in Gaetano “Tano” Cantarella (storico esponente dei Mazzei, poi vittima di lupara bianca nel 2020) i principali promotori di questa coalizione. La loro funzione era quella di “garanti” per gli affari che coinvolgevano anche le ‘ndrine calabresi (come quella di Filippo Crea).
2. Le infiltrazioni nell’economia legale: L’Ortomercato e Sogemi
Uno dei capitoli più caldi delle sue dichiarazioni riguarda il controllo dei mercati generali di Milano.
La cena da Lele Mora: Cerbo riferisce di una cena avvenuta a casa dell’ex agente dei VIP, Lele Mora (non indagato nel troncone principale), in cui si sarebbe discusso di forniture di frutta e sconti all’interno di Sogemi (l’ente che gestisce l’ortomercato). Secondo il pentito, i clan avevano interessi diretti nella logistica alimentare.
3. I legami con il “Mondo di Sotto” campano
Nelle dichiarazioni di Cerbo e di altri collaboratori minori, emerge una figura descritta come “un campano di bassa statura”, molto vicino ad ambienti del calcio, che faceva da intermediario per il clan Senese. Questo sottolinea come la camorra nel “Consorzio” avesse il compito di mantenere i rapporti con il tessuto sociale e commerciale milanese, agendo spesso come “agenzia di servizi” per recupero crediti e protezione.
4. Perché queste dichiarazioni sono state decisive?
Prima dell’intervento dei pentiti, il Gip Tommaso Perna aveva inizialmente bocciato la tesi dell’associazione mafiosa unitaria, considerandola una “forzatura” dei PM. Le parole di Cerbo hanno invece:
Confermato l’unitarietà: Hanno dato prova che ‘ndrangheta, Cosa Nostra e camorra sedevano allo stesso tavolo per decidere le strategie.
Individuato i “riscontri”: Le intercettazioni dei carabinieri, che prima apparivano ambigue, hanno trovato un significato preciso grazie alla spiegazione dei collaboratori.
Blindato le condanne: Senza il racconto “dall’interno” di Cerbo, sarebbe stato molto difficile arrivare alla pena di 16 anni per Massimo Rosi e alla validazione dell’art. 416-bis per l’intero gruppo.
L’impatto sulla sicurezza: A seguito di queste rivelazioni, la scorta per il Procuratore Marcello Viola e per i PM Alessandra Cerreti e Rosario Ferracane è stata ulteriormente rafforzata, segno che le dichiarazioni dei pentiti hanno colpito al cuore gli interessi economici più profondi della nuova “Idra” milanese.




L’articolo è molto interessante e fornisce un’analisi dettagliata delle dinamiche criminali in Lombardia. Tuttavia, mi chiedo come questi sviluppi influenzeranno la sicurezza della regione e quali misure verranno adottate per contrastare questa alleanza mafiosa.